Autunno di luci in Lapponia

Dopo aver fotografato l’aurora boreale due anni fa a marzo, il mio intento era di tornare nella Lapponia finlandese per cogliere l’aurora boreale in autunno, quando cioè è possibile arricchire l’immagine anche con il suo riflesso sui laghi non ancora ghiacciati.  Anche se le previsioni del Geophysical Insititute della Università dell’Alaska confermavano una discreta attività dell’aurora durante il mio soggiorno al nord, le previsioni meteo invece davano un cielo praticamente coperto per tutto il periodo da me scelto: quindi anche se l’aurora avesse infiammato la volta celeste, sopra di me non avrei visto niente! Sapevo inoltre che i colori dell’autunno così spettacolari nell’estremo nord della taiga e della tundra lappone erano ormai finiti: ecco perché il giorno della partenza ero scettico e non particolarmente entusiasta nell’intraprendere il viaggio.

 

Partivo sapendo bene che se falliva la possibilità di vedere l’aurora boreale di notte,  almeno di giorno avrei dovuto ingegnarmi nel trovare qualche soggetto interessante da fotografare.

 Alla fine posso ben dire che tutto è andato al di là di qualsiasi aspettativa e un viaggio partito in sordina è stato dal punto di vista fotografico tra i più ricchi e interessanti.

 Intanto, in attesa dell’aurora ho potuto constatare che i colori dell’autunno erano per lo meno ancora presenti nel sottobosco. Mentre gran parte delle betulle e dei salici erano ormai spogli, il tappeto di bacche nella foresta di pini si era trasformato in una macchia di colori vividi dalle svariate gradazioni di rosso, giallo e amaranto. Camminando e vagando per ore nella taiga ho cercato macchie di colore da fotografare ai miei piedi. In questa circostanza il cielo sempre coperto ha creato le premesse per una luce diffusa senza contrasti, ideale per la fotografia nel sottobosco.

 Se da una parte il cielo nuvoloso mi ha favorito durante il giorno la persistenza del brutto tempo mi ha impedito per quattro notti di seguito di intravedere, qualora ci fosse stata, l’aurora boreale.

La quinta notte, finalmente, già nel tardo pomeriggio il cielo si era completamente liberato dalle nuvole.  Dopo aver scelto ancor prima del buio l’appostamento ideale sulla spiaggia ai bordi del grande lago Menesjarvi dove sistemare il cavalletto, ero abbastanza convinto che prima o poi l’aurora sarebbe apparsa. Ben coperto ed attrezzato ho atteso che ciò accadesse per oltre 4 ore dalle 22 alle 2 del mattino: una stupenda notte stellata ma dell’aurora boreale nessuna traccia.

 Avevo programmato una permanenza di 7 notti sperando che l’aurora prima o poi sarebbe apparsa ma ormai ne erano già passate 5!


 Dal punto di vista fotografico almeno di giorno volevo concludere qualcosa e così, dopo una serie di mail, telefonate e contatti, ho avuto la fortuna di partecipare al raduno autunnale delle renne nel territorio di Ivalo. E’ questo un evento molto difficile a cui assistere. In primo luogo perché i locali Lapponi non amano granchè la presenza degli estranei, poi perché in Lapponia il raduno delle renne si svolge da ottobre a gennaio e quindi è stato un caso che nell’area di Ivalo avvenisse proprio durante i pochi giorni del mio soggiorno. Inoltre, dal momento che le renne vivono allo stato brado nella foresta, occorrono anche settimane per radunarle. Risulta pertanto difficile programmare il giorno esatto dell’evento, senza contare che i grandi recinti dove vengono incanalate sono sperduti nella taiga e raggiungibili solo dopo parecchi chilometri di sterrato.

Oltre 20 anni fa avevo già assistito alle falde del monte Saana, sacro al popolo lappone, alla marchiatura estiva delle renne. Nei mesi autunnali/invernali invece le renne vengono indirizzate e poi divise in un labirinto di recinti intercomunicanti per la scelta dei capi da macellare. Ogni membro della comunità lappone ha un suo compito specifico: all’evento partecipano uomini, donne e bambini, è un evento drammatico di grande impatto emotivo che si ripete da centinaia di anni nella tradizione del popolo Sami. Le renne corrono spaventate senza sosta  in tondo e solo alla fine di una lunga giornata la maggior parte del branco può tornare libero in natura dove vivrà allo stato brado fino al prossimo raduno estivo.

 La sesta notte in Lapponia sarebbe stata la mia penultima e per la seconda volta le condizioni meteo, dopo alcune ore di nevischio durante il mattino, sembravano volgersi al meglio. Mi preparavo per un’altra notte all’aperto perché se si vuol vedere e ancor più fotografare l’aurora boreale bisogna vivere l’emozione dell’attesa preparandosi già prima sul posto. Rispetto alle notti precedenti la temperatura era scesa a 4 sottozero e questa era un buon segno.

Le particelle magnetiche che provengono dalle tempeste solari quando raggiungono e penetrano la nostra atmosfera formano il fenomeno dell’aurora boreale: una striscia luminosa che attraversa il cielo stellato, un enorme pennello che dipinge la notte, un fluido luminoso che esce dalla lampada di Aladino, un sogno lisergico degli anni Sessanta, la spiritualità di un qualcosa di soprannaturale che danza in cielo o, come narra la leggenda lappone, la neve farinosa che si alza in cielo mossa dalla coda delle volpe artica…..E finalmente attorno alle 10 di sera l’aurora boreale ha cominciato a volteggiare sopra la mia testa, sempre più intensamente riflettendosi perfettamente nelle acque limpide e immobili del lago creando proprio l’effetto che cercavo. Ma a prescindere dal discorso fotografico ho potuto assistere per ben due ore abbondanti ad uno dei fenomeni più straordinari che la Natura possa regalare all’uomo.

Poi dopo mezzanotte tutto è sparito come se niente fosse mai accaduto. Ho passato altre due ore sotto le stelle aspettando che tornasse ma più di così non potevo proprio chiedere.


 Ho dormito poco il resto della notte e al mattino alzandomi presto ancora eccitato per quello a cui avevo assistito poche ore prima ho visto un altro spettacolo straordinario. La temperatura bassa della notte aveva completamente mutato il paesaggio: nella nebbia e con il gelo la taiga si era completamente vestita di bianco. Con le foglie gialle non ancora cadute delle betulle e con i rami nella morsa di ghiaccio della galaverna la Natura aveva dipinto l’autunno e l’inverno in un unico quadro!

L’aurora boreale, il sottobosco autunnale in fiamme, il raduno delle renne, i colori del gelo: alla fine del mio soggiorno in Lapponia tutto era andato ben oltre le mie aspettative senza contare che avrei ancora trascorso altri 4 giorni nella Finlandia meridionale dove sapevo con certezza che i colori della ruska  nei boschi di aceri e betulle avevano raggiunto il loro massimo splendore.