Morire con la patta aperta: il lato tragico di Juhannus


Juhannus è tradizionalmente uno dei periodi più intensi per i servizi di salvataggio, soprattutto quando c’è bel tempo. Come accennato nel nostro articolo sulle cause di morte in Finlandia, durante la festa di San Giovanni si registra un picco negli annegamenti. Solo lo scorso fine settimana, oltre ai pompieri impegnati nello spegnimento di falò illegali, ci sono stati oltre 400 interventi di volontari e non per incidenti sull’acqua.

Quest’anno cinque di questi incidenti sono stati fatali: 3 uomini e 2 donne, tutti sopra i 50 anni di età, sono annegati. Inoltre ci sono state 2 vittime in incidenti stradali.

Le morti in acqua sono quasi sempre dovute a una combinazione di consumo eccessivo di alcool e una sopravvalutazione delle proprie capacità natatorie. 
L’immaginario collettivo include anche una versione in cui il malcapitato, durante un’uscita solitaria in barca con troppe birre e senza giubbotto di salvataggio, cade fuori bordo mentre si svuota la vescica. Tanto che l’augurio di “non morire con la patta aperta” o “non diventare una statistica di Juhannus” viene compreso senza ulteriori spiegazioni del contesto.

Dal 1973 a oggi sono 485 le persone annegate Juhannus, con una media di 9 all’anno, che scende a 7 se si contano solo gli anni 2000. L’anno scorso, causa anche il brutto tempo, le vittime sono state solo 3, negli anni peggiori la cifra è salite anche oltre i 20.

Le statistiche sono tenute dalla federazione per l’insegnamento del nuoto e salvataggio in mare SUH, il cui sito ha una pagina dedicata alle vittime di Juhannus.

La foto in apertura è di Franco Figari http://www.francofigari.com