Apollo 11: in Finlandia il documentario inedito dello sbarco sulla Luna

Sta per arrivare nelle sale finlandesi il documentario Apollo 11, uscito a inizio anno negli Stati Uniti per celebrare i cinquant’anni dalla missione spaziale che portò il primo uomo sulla superficie della Luna.
La premessa di Apollo 11 è all’apparenza semplice come il suo titolo: usando esclusivamente materiale originale dell’epoca, il film ripercorre cronologicamente la missione spaziale dalla mattina del lancio il 16 luglio 1969 fino all’ammaraggio 8 giorni dopo. Le uniche aggiunte sono delle grafiche e una colonna sonora, composta però solo con strumenti e tecnologie disponibili nel 1969.

I 93 minuti di Apollo 11 sono il distillato di un gigantesco lavoro di selezione da parte dell’autore, Todd Douglas Miller, che ha avuto accesso alle oltre 11000 ore di filmati degli archivi NASA. Molto di questo materiale, per lo più pellicole da 70mm non catalogate, non era più visionato da decenni e giaceva praticamente dimenticato. Con tante immagini praticamente inedite o che offrono angolazioni alternative a quelle ormai diventate iconiche, il documentario riesce a gettare una nuova luce su quello che poteva facilmente essere un argomento trito.

Inoltre la scelta non banale di non includere interviste, voice over o ricostruzioni, ma di offrire solo immagini e descrizioni contemporanee, riesce a trasportare il pubblico indietro di 50 anni e far rivivere gli eventi come li hanno vissuti i protagonisti e gli spettatori del tempo. Pur sapendo il finale della storia, Apollo 11 riesce fare provare la tensione e le emozioni dei momenti critici della missione. Lasciando parlare le immagini, poi, evita le trappole dell’eccessiva retorica, della glorificazione e dell’agiografia.

E la potenza delle immagini è innegabile (“valgono da sole il biglietto di ingresso” parafrasando un commento di Aldrin durante la missione), ma quello che forse più rimane di questo film è racchiuso in una parola: umanità.

Gli astronauti vengono a volte innalzati a figure eroiche e silenziose, ma dalle telecronache di Walter Cronkite per la CNN, dalle comunicazioni che gli astronauti hanno tra loro e con il controllo missione a Houston, Apollo 11 ci ricorda la loro umanità, quando ad esempio si augurano la buonanotte, scherzano e, guardando fuori dal finestrino, ammirano lo spettacolo dello spazio stupendosi come turisti (“guarda quei crateri!” esclamano a un certo punto orbitando sopra la Luna). 

Ma soprattutto il documentario ci ricorda che l’impresa di “mettere un uomo sulla Luna e riportarlo illeso sulla Terra“, per quanto americana e che coinvolse 400.000 persone, fu sentita ben oltre i confini nazionali, ed è una delle rarissime occasioni in cui in un mondo seppur diviso, l’umanità si sia sentita unita. 
Come attesta il mezzo miliardo di persone che seguì la diretta televisiva, il tour mondiale intrapreso dai tre astronauti dopo la missione, e la placca lasciata sulla scaletta del modulo lunare rimasta sulla Luna che recita: we came in peace for all mankind.

A mezzo secolo di distanza, più che l’impresa scientifica e tecnologica (tra le altre cose il progetto Apollo a un certo punto consumava il 60% dei chip prodotti negli Stati Uniti e contribuì notevolmente alla rapida evoluzione dei computer), questo messaggio di unità è forse il lascito più importante di quel luglio di 50 anni fa. Un sentimento che oggi, in un mondo all’apparenza più interconnesso ma più sottilmente diviso, vale la pena rivisitare con questo documentario.

Una nota prima di andare al cinema: non essendoci praticamente spiegazioni, più si è informati su quello è stato il progetto Apollo (e quelli che lo hanno preceduto, Gemini e Mercury) più si possono apprezzare i dettagli di Apollo 11.
Molte delle discussioni fra Houston e gli astronauti sono incomprensibili ai non-tecnici, ma ad esempio un recente podcast della BBC, 13 minutes to the Moon o il documentario Mission Control su Netflix, possono essere ultili per decifrarli.

Dopo aver visto Apollo 11 forse a qualcuno verrà voglia di rispolverare The right stuff, sia nella prosa di Tom Wolfe che nella versione cinematografica del 1983, che continua a ispirare registi come Christopher Nolan o, recentemente, Damian Chazelle nel suo film su Neil Armstrong First Man.

Per rivisitare l’intera missione esiste un sito che raccoglie l’intero materiale audio e moltissime foto e video: https://apolloinrealtime.org/11/