Grazie e auguri!

Grazie all’anno che se ne va. E grazie a quanti hanno collaborato, scrivendo con noi, dando suggerimenti e critiche, o leggendoci.

Auguri ai nostri amici finlandesi, che vivono in un Paese normale, perché non si sentano più dire che sono un Paese speciale. Meglio che non lo vogliano. Auguri a chi li governa, con la speranza che una matura leader trentacinquenne non sia più considerata “giovane e bella” ma solo una che fa delle cose per il pubblico. Per cui ha studiato, e per cui viene pagata.

Auguri al nostro Paese che vorrebbe tanto essere normale ma non sa resistere alla tentazione di spacciarsi per speciale. Auguri ai cittadini italiani, perché rifiutino le parole d’odio non motivate (perché a volte bisogna anche odiare), ma soprattutti auguri perché si torni a parlare una lingua italiana rispettosa della cultura di un grande Paese. Vorrei che la smettessero, politici e cittadini, di dire che tutto è “importante”, un discorso come un vestito come un bicchiere di vino (abbiamo anche altre parole per dirlo.) Auguri perché ogni buon prodotto italiano non sia necessariamente un'”eccellenza”, ma si rassegni ad essere un prodotto di qualità, dopo aver dimostrato di esserlo. I titoli, lasciamo che siano gli altri a darli.

Auguri a quanti lottano per salvare vite umane, per terra e per mare, e auguri ai governi della nostra Europa perché capiscano che salvarli ci tocca in quanto umani, non è una scelta politica.

Auguri a chi legge, ormai una minoranza, ma anche alla maggioranza (soprattutto tra gli italiani) che scrive e pubblica. Ai giornalisti italiani una preghiera: passate più tempo a leggere e informarvi, non intasate le redazioni televisive e i social con libelli che spesso non lasciano tracce. E rubano spazi e tempi ai libri veri.

E a chi scrive della Finlandia: passate più tempo in questo Paese, che non è piccolo, e lo capirete meglio se avrete la modestia e la pazienza di dedicargli più di un weekend.

A tutti, comunque, un augurio di vivere meglio, o almeno di provarci.