Elias Lönnrot: un diabolico monumento

Dietro la Chiesa Vecchia di Helsinki (Vanha kirkko) c’è un piccolo parco dedicato a Elias Lönnrot (Lönnrotin puistikko) al cui centro troneggia un monumento al sommo compilatore del Kalevala, un’imponente torta nuziale Jugend-pop alla quale, oramai, gli helsinkiesi si sono abituati come a uno dei tanti cumuli bianchi lasciati dallo spazzaneve e lenti a sciogliersi. Lo scultore Emil Wikström, autore di più felici e apprezzate figure che punteggiano il paesaggio della capitale come i telamoni della stazione centrale con i globi luminosi tra le mani (lyhdynkantajat), l’orso di granito davanti al Museo Nazionale o lo Snellman danneggiato dai bombardamenti del ‘44, vinse un bando promosso nel 1899 dalla Società per la Letteratura Finlandese battendo il suo allievo Eemil Halonen (cugino del pittore Pekka Halonen) che arrivò secondo con una proposta destinata comunque a influenzare la versione definitiva dell’opera di Wikström. Le figure in bronzo furono fuse a Bruxelles e l’inaugurazione dell’opera avvenne il 18 ottobre del 1902, di notte e in gran segreto poiché, nel mezzo del primo periodo della Russificazione, l’ostentazione di simboli dell’identità nazionale era poco tollerata dal Governatore Generale del Granducato.

Nel ridondante complesso Lönnrot appare assiso sopra un massiccio piedistallo di granito, l’orecchio teso all’ascolto del canto di qualche runonlaulaja, in mano penna e taccuino e, ai piedi, i grossi stivali di cuoio con la punta all’insù (lapikkaat)mentre, poco più sotto, troviamo un’allegoria del ciclo kalevaliano: un languido, setoso Väinämöinen che guarda il Vate come un segugio il suo padrone reggendo in grembo l’attributo del suo ufficio lirico, la mandibola del luccio a mo’ di salterio. L’allegoria dell’altra compilazione lönnrottiana, la Kanteletar, è una vergine (Impi) che dipana la folta chioma ai piedi del monumento, precariamente seduta in basso a destra, lo sguardo più assorto che ispirato.

Le tre figure formano con il basamento una piramide che richiama i vari monumenti, tombe e cenotafi massonici sparsi per il mondo. Nel progetto originale, sul basamento era previsto un bassorilievo raffigurante Tapio (dio della foresta) intento a pascolare il suo gregge silvestre, ma l’idea fu accantonata per problemi legati ai costi dell’opera.

Le tre statue di bronzo hanno espressioni stucchevoli ed enormi pupille dilatate che ricordano quelle dei personaggi di Walt Disney, espediente espressivo in voga all’epoca, affinato con più austeri risultati da Adolf Wildt.

A sinistra della vergine, sempre sul basamento, vi è in epigrafe un dimetro trocaico, Sain sanat salasta ilmi!, “Disvelai secreti verbi”, una strofa che non compare né nella compilazione del Lönnrot, né nelle varianti d’archivio ma che, nel romanzo storico Panu, Juhani Aho mise in bocca al vecchio saggio Jorma allorché questi cantò le gesta di Väinämöinen e la sua discesa agl’inferi: un vero monumento all’artificio.

Sul fianco sinistro del basamento, sotto l’eterno rapsodo, compare un curioso rilievo non immediatamente decifrabile: il volto ribaltato di Anttero Vipunen, il gigante adagiato nelle viscere della terra nella cui bocca Väinämöinen scivola dopo averlo svegliato chiedendo le tre parole magiche necessarie per terminare la costruzione della barca. Secondo i numerosi seguaci finlandesi del black metal si tratterebbe di una rappresentazione del Bafometto o del demonio stesso nell’immagine dell’Arcano Maggiore numero 15 dei tarocchi, giudizio suggerito anche dal pentacolo inciso nel granito tra la fronte e i capelli del gigante (nell’iconografia ermetica il simbolo è collocato tra le corna e ribaltato, con il vertice che punta verso il basso). Più ragionevolmente è forse solo un omaggio dello scultore alla cosmogonia uralica secondo la quale la sfera ctonia è la riproduzione speculare del mondo terreno e sensibile.

A guardare i folti baffi e il naso prominente sembra di vedere il volto di Akseli Gallen-Kallela, il grande artista, straordinario interprete del Kalevala, ma anche devoto massone che, a Parigi, suggerì a Wikström come sviluppare la versione definitiva di questa inquietante, diabolica scultura.


Cartoline finlandesi è una serie di articoli che propone luoghi da scoprire, monumenti da rivisitare e angoli del Paese che non sempre entrano nelle guide turistiche.