Farmaco finlandese utile nella cura delle conseguenze del virus

Un farmaco prodotto in anni recenti da una azienda farmaceutica di Turku sembra avere interessanti utilizzi nel contenimento delle conseguenze polmonari del coronavirus. Lo leggiamo sul sito di Yle, la televisione di stato finlandese.

Il Traumakine, un farmaco prodotto dalla Faron farmaceutica, sta ora attirando molto interesse, come dimostra il fatto che il valore delle azioni della società è più che raddoppiato alla Borsa di Helsinki in un giorno.


La scoperta nasce un po’ per caso, dice Markku Jalkanen, amministratore delegato della Faron.
Nel maggio 2018, il Traumakine era stato testato in uno studio di fase tre, uno studio su larga scala, condotto in istituti diversi. In caso di successo la società farmaceutica può richiedere un’autorizzazione all’immissione in commercio per il farmaco.

In studi precedenti su un numero inferiore di utenti, Traumakine aveva curato fino all’80% dei pazienti con ARDS (sindrome da distress respiratorio). Sindrome che risulta fatale per il paziente perché il corpo non riceve abbastanza ossigeno. Molte persone che sono morte di coronavirus hanno avuto la stessa causa di morte.

Tuttavia, nella fase 3, non era stata osservata alcuna differenza tra pazienti trattati con Traumakine e pazienti trattati con placebo. Alla Faron si erano mostrati sorpresi dei risultati, e si iniziò a rivedere tutte le fasi della sperimentazione.

Si scoprì che i pazienti testati avevano preso dei corticosteroidi, che, secondo la Faron, inibivano il corretto funzionamento del loro farmaco. A questo punto ci si lanciò nuovamente nella ricerca.

Nel dicembre 2019, Jalkanen ha chiesto alla FDA (Food and Drug Administration) in America l’autorizzazione a continuare le indagini sul  Traumakine.

Azione antinfiammatoria del CD73, molecola utile nel rafforzare la barriera endoteliale. Dal sito della Faron.

Il permesso finalmente è arrivato e i test continueranno, con un programma accelerato. Se Traumakine si dimostra efficace nella cura dei pazienti di coronavirus, il potenziale anche economico è enorme. E non si limita alla cura di questa epidemia.
“Abbiamo sindromi influenzali di vario tipo in diversi periodi, ci sono la Mers e la Sars, e ora c’è il Corona. È molto tipico di tutte queste epidemie che a un certo punto causino un problema ai polmoni” ha dichiarato Jalkanen alla Yle.
Il Traumakine può anche abbreviare i tempi delle terapie intensive per i pazienti coronarici, liberando così risorse per altri pazienti.
Le indagini, ad ogni buon conto, vengono fatte con scrupolo e nei tempi necessari. Secondo Jalkanen, ci vorranno almeno due-tre anni prima che le sperimentazioni abbiano inizio, e solo dopo il farmaco potrà essere commercializzato. In particolare sul mercato americano.
E se le previsioni della THL si rivelassero vere, e in Finlandia dovessimo vere migliaia di vittime del coronavirus, si può ipotizzare una distribuzione in tempi più rapidi? E un utilizzo eccezionale  per il mercato finlandese?
In teoria sì. Secondo Jalkanen, ciò è stato fatto in passato in collaborazione con le autorità sanitarie locali.
“Ci sono strutture e capacità per farlo, se si presentasse la necessità”.

Secondo Jalkanen, ci sono scorte sufficienti di Traumakine in magazzino.
Tuttavia, ci sono molti rischi associati all’uso di un farmaco non testato. L’utilizzo accelerato di Traumakine richiederebbe l’autorizzazione dell’agenzia finlandese per i medicinali Fimea.

Jukka Sallinen, capo unità di Fimea, ha dichiarato che è difficile dire se potrebbe risultare utile con la pandemia attuale. Ci sono stati risultati promettenti, ma una ricerca su più larga scala non ha ancora dato risultati. Sempre a parere di Sallinen, alcuni farmaci esistenti sviluppati per altre malattie hanno un alto potenziale di aiuto in caso di crisi coronarica acuta.

“C’è un gran numero di ricerche in corso. Esiste un’ampia gamma di farmaci diversi e non si può escludere che qualcosa si dimostri efficace ”.

Risultati promettenti sono stati ottenuti, ad esempio, nell’uso dell’idrossiclorochina utilizzata per il trattamento della malaria e del principio attivo degli antireumatici, il Toilizumab.
I due maggiori produttori di idrossiclorochina sono la Sanofi in Francia e Fermion Oy di Espoo, della società farmaceutica Orion.
Secondo Sallinen, la ricerca farmaceutica è generalmente finanziata e commissionata da compagnie farmaceutiche private, ma il coronavirus ha cambiato la situazione e ora ci sono anche enti finanziati con fondi pubblici.

“Stiamo cercando di unire le forze. L’Agenzia europea per i medicinali spera che tutte le organizzazioni di ricerca uniscano le loro energie per condurre uno studio su larga scala a livello europeo”.

(Foto del titolo da fermion.fi)