La guerra al lupino e lo spettro dei Coldplay

Vivere in Finlandia, in questo periodo dell’anno, può essere davvero un’esperienza appagante: le temperature si fanno docili, le giornate eterne e la natura, rigogliosa e finalmente accogliente, offre il meglio di sé in modo quasi spudorato: firmo questo articolo da Turku, e posso dire che la grandiosità dell’arcipelago a portata di bici ripaga, e con gli interessi, delle lunghe ore di clausura invernale dovuta all’asprezza del clima.

Ovviamente, tutto questo ha un prezzo e consiste nel ritrovarsi la bacheca “sociale” intasata dalle solite foto sempre quelle! –, spesso banali e che non restituiscono affatto lo splendore dell’ambiente circostante ma, al contrario, lo appiattiscono rendendolo quasi nauseabondo: è la lezione di Kubrick in Arancia Meccanica, no? Anche “il buon vecchio Ludovico Van”, se abusato, provoca overdose.

Da un po’ di tempo – i più attenti ci avranno fatto caso –, le foto della natura finlandese sembrano tingersi sempre più di un violetto “provenzale”, di sfumature di lavanda ma che di lavanda non sono, di gradazioni di colore accattivanti e piacione che, sollecitando corde nascoste della coscienza umana, devono rendere irrefrenabile il desiderio di immortalarle in uno scatto (d’altra parte, non era Jung a dire “Il viola è il colore tra l’umano e il divino”?) Ma da dove arriva tutto ‘sto viola, adesso? Da dove sbuca ‘sto lilla, ‘sto azzurrino che, proprio in questo periodo dell’anno e ad ogni aggiornamento della Home di Facebook, pretende di catapultarci a Giverny? In realtà, ci viene offerto da una banalissima e comunissima pianta, il lupino… Bellissimo, almeno quanto pericoloso!

Lupinus polyphyllus

Bene dirlo subito, infatti: il Komealupiini, il cui nome scientifico è Lupinus polyphyllus, è classificato dalla botanica finlandese come “specie aliena dannosa”, e questo comporta che non può essere importata, allevata e commercializzata (non ne è vietata la raccolta). Tra le caratteristiche principali di questa pianta, infatti, sono evidenziabili la capacità di adattarsi all’ambiente e la sua “aggressività” nell’espandersi a discapito delle piante autoctone che compongono l’ecosistema: sottraendo spazio vitale alle altre varietà, finisce inevitabilmente per colpire anche gli insetti che di esse si nutrono, e così via lungo la catena alimentare e tra le mille variabili che compongono la stabilità di un habitat naturale.

La pianta ha origini antichissime. Già gli Egizi, 4000 anni fa, ne coltivavano una varietà, il Lupinus Termis. Lo usavano per aggiungere un gusto amarognolo alla birra, e nella medicina tradizionale lo si utilizzava nel trattamento del diabete, oltre che per la cura della pelle, estraendo olio dai semi.

Ma a minacciare la flora del paese nordico, oggi, è la varietà giunta in Europa dal Nord America, precisamente dall’Alaska, nei primi decenni del 1800 come pianta ornamentale. Le maggiori concentrazioni di lupino si trovano, attualmente, soprattutto nella parte meridionale e centrale della Finlandia.

La vera preoccupazione è data dal fatto che il fenomeno, da molti pessimisti considerato addirittura irreversibile, se fino a una decina di anni fa sembrava limitarsi al ciglio delle strade extraurbane, comincia ora a minacciare, un metro alla volta e in modo sempre più invasivo, foreste e riserve naturali, cosa questa che potrebbe finire per compromettere il delicato equilibrio del sottobosco e delle creature che lo animano.

Da qui l’esigenza di una vera e propria guerra al lupino e alle altre specie esotiche elencate nel decreto governativo del giugno dello scorso anno (704/2019) che, come un fulmine a ciel sereno nel giorno di Juhannus, ha finito per turbare la quiete di tanti poveri cittadini proprietari di giardino, ai quali è stato imposto lo sradicamento immediato di tale specie, pena il pagamento di una multa salata, e secondo le indicazioni precise delle Ely-Keskukset, le agenzie governative che, tra l’altro, si occupano di ambiente e sviluppo sostenibile in Finlandia.

Kurtturuusu

Il bilancio 2020 ha previsto lo stanziamento di ulteriori 0,8 milioni di euro per il controllo di tali “infestanti”: altro noto osservato speciale è la Kurtturuusu (Rosa rugosa), grazioso fiorellino che oscilla tra il rosa e il viola e che concorre a comporre la lista dei 9 “indesiderati”.

Importanti informazioni sulle specie aliene dannose e su come gestirle, vengono fornite dal sito vieraslajit.fi che, a proposito del lupino, consiglia di “falciare all’inizio dell’estate, cioè prima che i semi maturino e si diffondano, e ricordandosi sempre di raccogliere i resti della falciatura”. La falciatura sembra essere l’unica modalità di intervento possibile anche sulle grandi aree pubbliche.

La lotta senza quartiere al lupino, spesso disperata e complessa (sono richiesti anni di trattamento per estirparlo completamente dalla zona in cui ha attecchito), appare comunque necessaria ed inevitabile se si vuole quantomeno provare a contenerne la diffusione: oltre agli enormi rischi di natura ambientale, infatti, c’è da considerare quello non meno importante, estetico e culturale, di ritrovarsi a vivere presto in un video dei noiosi Coldplay: tutti seduti su una dolce “collina viola” e con accanto un amante “silenzioso e fermo” che fa tanto vecchia Finlandia… Non potrebbe andare peggio, insomma!