Livelli di radioattività più alti del normale segnalati nel Mar Baltico

In principio è stata l’autorità svedese per le radiazioni nucleari a segnalare, venerdì 26 giugno, che erano stati rilevati livelli di isotopi più alti del solito, ma ancora innocui, prodotti dalla fissione nucleare, probabilmente “da qualche parte sul Mar Baltico o nelle vicinanze”. L’autorità finlandese per le radiazioni e la sicurezza nucleare (STUK) ha successivamente dichiarato di aver trovato modeste quantità di isotopi radioattivi di cobalto, rutenio e cesio in campioni di aria raccolti a Helsinki tra il 16 e il 17 giugno.

Pia Vesterbacka, che dirige la sorveglianza sulle radiazioni ambientali alla STUK, ha dichiarato che non vi era motivo di allarme poiché il materiale radioattivo rilevato era troppo modesto per rappresentare un rischio.
“La quantità di particelle radioattive è molto piccola e non ha alcun impatto sull’ambiente o sulla salute umana”.

Foto Reuters

La valutazione conferita ai dati a disposizione presenta livelli di allarme piuttosto diversi: sta di fatto che il responsabile della Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organization, Lassina Zerbo, ha parlato in un tweet di livelli elevati (“elevated levels of three radionuclides generally associated with civil nuclear activities — cesium-134, cesium-137, and ruthenium-103″ ) che erano stati rilevati nell’area il 22-23 giugno.

Zerbo ha fatto riferimento a un’area che comprende parti della Russia occidentale, inclusa San Pietroburgo, Estonia, Finlandia meridionale e Svezia come “possibile sorgente” di particelle radioattive nelle 72 ore precedenti, fornendo anche la cartina che riproduciamo qui accanto.
L’Istituto nazionale olandese per la sanità pubblica e l’ambiente ha dichiarato il 26 giugno che i suoi “calcoli mostrano che i radionuclidi proverrebbero dalla Russia occidentale”.
Per le loro caratteristiche “potrebbero indicare un danno a qualche elemento del processo di produzione di una centrale nucleare”, così l’istituto l’olandese.
E invece  l’agenzia di monitoraggio idrometeorologico e ambientale della Russia, Roshydromet, ha dichiarato il 27 giugno di non aver rilevato un aumento delle particelle radioattive. La Russia, ricordiamo, ha diverse centrali nucleari attive nella sua area nord-occidentale, tra Kola, San Pietroburgo e Smolensk.

“Si tratta certamente di prodotti della fissione nucleare, con molta probabilità da un impianto civile”, ha aggiunto il CTBTO di Vienna (riferito dalla Reuters). E ciò farebbe pensare alle particelle originate dalla reazione atomica che alimenta un reattore nucleare.
“Siamo in grado di indicare la probabile regione della fonte, ma è al di fuori del mandato del CTBTO identificare l’origine esatta”, ha aggiunto la fonte.
Anche l‘autorità svedese per la sicurezza delle radiazioni ha dichiarato il 23 giugno che “non è possibile ora confermare quale potrebbe essere l’origine dell’aumento dei livelli di radioattività”.

Sul versante finlandese si è usata altrettanta prudenza al riguardo. Pia Vesterbacka non ha voluto fare congetture sulla possibile origine russa delle radiazioni: “Le indagini sono ancora in corso… a questo stadio non ce la sentiamo di dichiarare che le radiazioni avrebbero avuto origine in Russia”. Ma Aleksi Mattila, direttore dei laboratori della Stuk, si è spinto a dichiarare che le radiazioni registrate a Helsinki provenivano “da est”.
Ad ogni modp la STUK ha annunciato che pubblicherà i risultati delle sue indagini la prossima settimana.

(Per le foto pubblicate siamo pronti a far fronte alle eventuali richieste dei diritti)