Mani sporche nel settore delle pulizie?

Denunciati casi di sfruttamento sistematico degli immigrati

Lo scorso 5 luglio l’inserto domenicale dell’Helsingin Sanomat ha creato uno tsunami durante la calma piatta estiva. L’articolo centrale è il frutto di una lunga inchiesta sullo sfruttamento sistematico di immigrati nel settore delle pulizie. Eccezionalmente, il pezzo è stato tradotto anche in quattro lingue e messo a disposizione gratuitamente online (qui la versione inglese https://www.hs.fi/sunnuntai/art-2000006562417.html)

Le testimonianze non parlano solo di salari bassi, ma di lavoratori minacciati e abusati fisicamente, pagati per una frazione delle ore eseguite, costretti a soffrire la fame, dormire nelle scuole e negli asili da pulire.

L’articolo si sofferma in particolare su un’azienda, la SMC Palvelut di proprietà di un iracheno e una finlandese, condannati nel 2018 per discriminazione, licenziamenti illeciti e mancato pagamento degli stipendi. Le pratiche della SMC erano particolarmente brutali, le persone assunte erano miratamente le più vulnerabili e ricattabili, tanto che i richiedenti asilo erano addirittura costretti a consegnare la trascrizione del colloquio con il Migri (dove si rivelano le condizioni familiari, le conoscenze linguistiche a anche l’orientamento sessuale). Ma, nonostante vengano persino elencate le molte compagnie che trattano i lavoratori dignitosamente, trapela che un certo livello di sfruttamento sembra essere sistemico, non solo in piccole attività come la SMC. Ad esempio nella SOL, uno dei più grossi attori del settore, i lavoratori sono costretti a ritmi insostenibili, non sempre pagati in pieno e licenziati alla prima protesta.

L’altro lato della medaglia sono gli enti pubblici che appaltano queste compagnie. Come la città di Espoo, che per anni ha usato i servizi della SMC per le pulizie di scuole e asili, nonostante le ripetute segnalazioni. 

La comunità italiana non è particolarmente toccata dal fenomeno, ma si sospettano pratiche simili anche nel settore della ristorazione, che impiega molti più connazionali. Già all’inizio dell’anno il ministero del lavoro aveva creato una commissione per investigare lo sfruttamento in questo settore, dopo che un’altra inchiesta di HS aveva portato a galla una realtà problematica dietro ristoranti nepalesi (che in Finlandia sono particolarmente numerosi).

Tuula Haatainen. Foto Jukka-Pekka Flander / SDP

Il ministro del lavoro Tuula Haatainen ha subito reagito anche a questo articolo, affermando che lo sfruttamento si è radicato in molti settori, e che si dovrebbero inasprire le sanzioni e rafforzare la condizione dei lavoratori attraverso i sindacati. Il PAM, il sindacato di categoria, sostiene di essere attivo nel monitoraggio delle aziende come la SMC, ma è stato spesso citato come assente dai lavoratori intervistati.

Anche Sanna Marin non ha esitato a prendere posizione su Twitter lo stesso giorno in cui l’inchiesta è stata pubblicata, parlando di “sfruttamento diffuso e sistematico” e definendo la situazione “insostenibile”, e quindi invocando nuove leggi e risorse per rimediare al problema:

Con il parlamento in pausa, ci sarà da aspettare dopo l’estate per vedere se alle parole seguiranno fatti.