In volo con la Vecchia Signora

Su uno storico DC3 da Malmi nei cieli di Helsinki

In Finlandia la Vecchia Signora non ha una divisa bianca e nera ma, assai più elegante, indossa una splendida livrea argentata, perfettamente consona alla sua età. “Vanha rouva” è il nomignolo affettuoso dato a uno splendido esemplare di DC3, costruito negli anni ’40 negli Stati Uniti, in California, quindi spedito in Europa al seguito delle truppe americane durante il secondo conflitto mondiale, dopo il quale fu acquistato dal governo finlandese nel 1948. Entrando in servizio regolare per conto della Aero Oy, genitrice della Finnair attuale (lasciandole in eredità la sigla per i voli AY).

Utilizzato negli anni ’60 per trasporti di merci, per esercitazioni di paracadutismo e altre mansioni, nel 1986 fu definitivamente assegnato alla società Airveteran Oy, che da allora ne è la legittima proprietaria.

Si tratta di una associazione di volontari, che accoglie ex piloti, tecnici e personale di volo, tutti interessati a preservare questo cimelio dell’aviazione facendo ognuno la sua parte. Persino le divise e le tute del personale sono state disegnate e realizzate da volontari, ispirandosi a modelli degli anni ’40 e ’50. Ad ogni modo, le spese per la manutenzione del velivolo sono sostenute dalla associazione DC-yhdistys ry che si sostiene con le quote associative e la vendita di magliette, cappellini e altri gadget. Oltre che con i biglietti per i voli, aperti ai membri dell’associazione, al momento più di 4 mila. Si vola in diversi aeroporti della Finlandia meridionale, e anche all’estero: abbastanza spesso a Tallinn.  L’aereo viene prenotato per matrimoni, anniversari, feste e ogni genere di anniversari.

I voli sono garantiti da maggio a settembre, mentre d’inverno la Signora riposa in un hangar dell’aeroporto di Vaasa.

Ci si prenota ovviamente sul sito dell’associazione, e si fa il check in al terminal dell’aeroporto di Malmi. Quindi si passa il controllo di due hostess, due eleganti signore che ti offrono (segno dei tempi) un disinfettante per le mani e una mascherina da indossare subito prima di salire a bordo. Quindi viene chiesto a ciascun gruppo di firmare un modulo in cui si dichiara di non aver avuto il Covid e di non essere stati recentemente in contatto con persone contagiate.

Ma tutto avviene con grande leggerezza (è il caso) e con sorrisi e battute continue tra i passeggeri e il personale. Far parte di un’associazione consente a tutti di sentirsi a casa, ed è proprio questa la motivazione principale per tutti i passeggeri, giovani e anziani. Quando ci si avvicina alla sagoma cromata dell’aereo, coi piloti e i tecnici e le hostess nelle loro belle divise d’antan, in questo interessante esempio di architettura funzionalista fine anni ’30, opera degli architetti Dag Englund e Vera Rosendah (aeroporto e DC3 sono quasi coetanei), sembra di fare qualcosa di segreto, ma al tempo stesso si ha un sentimento di déjà vu.

A qualcuno vengono in mente i tempi della guerra, ai più quell’altra guerra, meno cruenta, quella vista soltanto in tanti film degli anni ’40; ma il luogo, la torretta bianca circondata dagli alberi in mezzo a una radura polverosa ricoperta di piccoli aeroplani a elica, danno per un momento la sensazione di ritrovarsi sul set di un film d’epoca. Ma non c’è la nebbia, e nessuno indossa un impermeabile beige.

Il fascino dell’esterno non lo si ritrova nell’interno. Tutto è così piccolo, e angusto, i sedili, doppi, sembrano quelli di una Seicento, anche le cinture hanno l’aria di un adattamento forzato. Ma importa poco. Un anziano purseri ci dà le istruzioni di volo, ci ricorda che l’aereo farà la sua trasvolata sopra la capitale per una mezz’ora, fa le solite raccomandazioni sull’uso dei cellulari come in un volo normale.

Poi si accendono i motori, un rombo che ci riporta all’interno del film, la struttura vibra tutto, l’occhio corre ai finestrini, alle eliche che girano sempre più veloci, quindi la Signora comincia a caracollare sulla pista, le buche non mancano, quindi imbocca il rettilineo e, con imprevista leggerezza, tutta quella splendida ferraglia si leva in volo, come per sublimazione, anche il rombo diventa un gradevole ronzio, e tutti siamo attratti da un altro film, quello che offrono i finestrini, aperti a una visione inedita di una bellissima capitale in una giornata di sole. Il numero di posti è limitato, per via delle misure anti-Covid, sicché c’è spazio abbastanza per spostarsi da un finestrino libero all’altro.

Il DC3 può salire ad un’altitudine massima di tre chilometri, ma questo volo su Helsinki avviene (e qui sta l’inedito) a un’altitudine inferiore ai 500 metri. Prima la periferia, poi sfiora il centro della città, i parchi, i quartieri eleganti, quindi Kaivopuisto, fino all’arcipelago, oltre Suomenlinna. La velocità è di crociera: intorno ai 240 km all’ora.

Poi un largo giro, superando la Länsiväylä, Leppävaara, di nuovo Lauttasaari e Suomenlinna, quindi sfiorando il centro cittadino si torna a Malmi, passando per Herttoniemi e i campi di Viikki.

La gioia dello sbarco è accompagnata da foto di gruppo, foto col personale, ognuno ha una storia da raccontare, un anniversario da ricordare, tutto molto bello. Ma accompagnato da una vena di tristezza, pensando che molto presto il destino di questa Signora potrebbe farsi molto difficile se, come si teme, questo storico aeroporto, il primo della capitale (costruito tre anni prima  di quello di Vantaa) sarà demolito con tutta la sua storia per far posto a un piano di edifici residenziali, approvato dal governo della capitale, che prevede abitazioni per 20 o 30 mila persone. Nonostante le proteste della popolazione locale, nonostante le iniziative internazionali, come il programma 7 Most Endangered che identifica monumenti e siti in pericolo in Europa per trovare loro un futuro praticabile. Ideato da Europa Nostra e dalla Banca Europea per gli investimenti nel 2013, e tra questi siti in pericolo c’è proprio l’aeroporto di Malmi.

Usato prevalentemente per voli privati, come scuola di aviazione e di paracadutismo, ospita anche competizioni acrobatiche internazionali, e regolarmente è la casa di decine di piccoli aerei ed elicotteri, oltre alla Vecchia Signora. Ma va detto che, oltre alle ragioni affettive e gli interessi formativi (che non sono da sottovalutare), l’aeroporto di Malmi è l’unica alternativa nella regione di Uusimaa nel caso che l’aeroporto di Vantaa dovesse essere chiuso per qualsiasi motivo.

Nella piccola cronaca qui riportata c’è anche gente legata al proprio passato. Un vecchio aereo, lucidato come un gioiello, è un monumento. E questo Paese di cui spesso tessiamo gli elogi per il suo livello di civiltà, molte, troppe volte, sembra sopraffatto da una mania di modernismo “a tutti i costi”. Anche a costo di cancellare pezzi di storia. Così ci fa capire una serie di testimonianze in un video che racconta momenti di vita del sito.

In particolare nell’ultimo decennio sembra di essere tornati a certi eccessi degli anni ’70 (quando, per fare solo un esempio, quasi tutta la vecchia Vallila, che oggi celebriamo come un monumento, rischiò di essere “ricostruita”) e degli anni ’80, in cui i cartelli delle società edilizie Polar-Sato e Haka-VVO arrivarono sulle prime pagine della stampa, che parlava di “corruzione e tangenti ai partiti”. Si ha l’impressione di un ritorno di appetiti per la cementificazione di luoghi della capitale che finora abbiamo considerato panoramici (forse proprio per questo), e lo spuntare di new towns a macchia d’olio fa pensare di nuovo a interessi molto “forti” che condizionano le scelte urbanistiche a detrimento della storia e anche dell’ambiente. Al riguardo, ho trovato una notizia che fa sorridere, trattandosi della sopravvivenza di altri organismi volanti: a favore della conservazione del sito si sono schierati persino degli entomologi, sostenendo che una rara specie di farfalla, la Calamia tridens, avrebbe trovato nello spazio del piccolo aeroporto un ambiente favorevole per la sua specie in estinzione…

Ad ogni modo, per quanto riguarda l’aspetto politico della questione, colpisce il fatto che non sia mai stata promossa una consultazione popolare da parte del comune per avere il parere dei cittadini della capitale, nonostante diversi movimenti di protesta e una serie di istanze presentate alle autorità. In un sondaggio a cura della agenzia TNS nell’anno 2017 risultò che il 62% dei cittadini di Helsinki erano contrari alla distruzione dell’aeroporto.

Strana sordità di un comune in cui gruppi a vocazione ambientalista hanno posizioni di potere.

Per sentire una voce della politica cittadina bisogna risalire a un’intervista del 2016 all’attuale vice-sindaco dei Verdi, mentre qui trovate un commento a quelle dichiarazioni sul sito dell’associazione “Salviamo l’aeroporto di Malmi”.

Una cronaca televisiva sul volo che ho raccontato si può vedere in un bel servizio all’interno delle News di MTV, a partire dal minuto 22:00, con interviste ad alcuni dei passeggeri.

Se volete fare anche voi questa bellissima esperienza, dovete solo iscrivervi all’associazione degli amici del velivolo sul sito https://www.dc-ry.fi/english/ e poi scegliere una data in cui salire a bordo. Prima che arrivino le ruspe.