La crisi in Bielorussia. Grande preoccupazione in Finlandia

Al telegiornale delle 20:30 di lunedì 17 agosto della televisione di stato finlandese lo spazio della prima notizia, e gli ampi spazi delle rubriche successive, sono stati dedicati alla piega preoccupante dei fatti in Bielorussia.

Le manifestazioni contro il presidente Alexander Lukashenko continuano senza soste per la seconda settimana consecutiva. Le proteste hanno avuto origine più di una settimana fa durante le elezioni presidenziali che sembrano viziate da gravi brogli.
Poi le informazioni sulle ondate di arresti e sui pestaggi brutali e umilianti dei detenuti nei centri di detenzione hanno alimentato ulteriormente le proteste. Almeno due persone sono morte negli scontri e migliaia sono state arrestate.

La protesta si è diffusa a livello nazionale. Coinvolge bielorussi provenienti da contesti e gruppi professionali molto diversi, compresi quelli che hanno precedentemente sostenuto Lukashenko.

Secondo l’agenzia di stampa russa Interfax, i giornalisti della televisione di stato bielorussa hanno scioperato, chiedendo un resoconto corretto degli eventi. I lavoratori di molte fabbriche statali stanno esortando a gran voce il presidente a dimettersi. Lunedì, le proteste sono sfociate in scioperi in grandi impianti industriali come le fabbriche di trattori.

Grande spazio agli eventi ha dato la televisione di stato finlandese, e la corrispondente Suvi Turtiainen ha visitato una fabbrica e ha scritto che tra i manifestanti si respirava un’aria di decisione e fiducia.

“Questo tipo di resistenza politica aperta è qualcosa di davvero eccezionale in Bielorussia. Molti parlano di un grande cambiamento del clima sociale. Un operaio di una fabbrica ha affermato di essersi dapprima risentito per la palese frode elettorale, ma di aver discusso della cosa  con i suoi colleghi solo dopo le elezioni, per cui oggi hanno marciato insieme contro Lukashenko.”

Lukashenko tiene un discorso alle maestranze di una fabbrica di autoveicoli, a Minsk, lunedì 17. Foto Nikolai Petrov / Epa

La posizione di Lukashenko ha cominciato a farsi davvero difficile di fronte al montare delle proteste. Secondo Turtiainen, Lukashenko ha iniziato a cambiare linguaggio lunedì pomeriggio.

“ Propone riforme politiche e ha ventilato nuove elezioni, ma è tutto da verificare quanto siano sinceri questi discorsi. È degno di nota, tuttavia, che nessuna figura ben nota nella macchina della sicurezza abbia ritirato pubblicamente il suo sostegno a Lukashenko.”

In precedenza, lo stesso lunedì,  il presidente tra le altre cose aveva dichiarato che non si sarebbe piegato alle pressioni e che le nuove elezioni si sarebbero tenute solo passando sul suo cadavere. Invece in seguito ha affermato che nel paese potrebbe tenersi un referendum sulla costituzione, seguito da nuove elezioni se le proteste cesseranno.

L’opposizione si è già preparata per prendere l’iniziativa nel Paese. Svjatlana Tsihanouskaja, il candidato dell’opposizione più popolare per le elezioni presidenziali, si è offerto di guidare la transizione.

L’UE terrà una riunione di emergenza mercoledì. Lunedì l’alto rappresentante dell’UE Josep Borrell ha nuovamente chiesto un’indagine approfondita e trasparente sul trattamento dei manifestanti in Bielorussia.

La Russia ha dichiarato che offrirà assistenza militare al suo alleato bielorusso, se necessario, di fronte a una minaccia esterna. L’alleanza militare NATO ha assicurato lunedì a nome del suo Segretario generale Jens Stoltenberg che non sarà una minaccia per la Bielorussia, ma è pronta a difendere i suoi alleati.

La questione è discussa con viva preoccupazione su tutti i media finlandesi, coinvolgendo le autorità politiche ai massimi livelli.

Pekka Haavisto, il Ministro degli esteri, interrogato ha risposto: la Bielorussia è un paese con significative relazioni sia con l’Unione europea che, di lunga data, con la Russia. In questo senso, occupa una posizione molto centrale. Haavisto ha precisato che la Finlandia è stato uno dei paesi che ha richiesto la riunione straordinaria dei Ministri degli esteri proprio perché le informazioni della scorsa settimana sugli arresti di manifestanti e l’uso della violenza contro 6.000-7.000 detenuti erano molto preoccupanti.

Forse la Finlandia è un osservatorio fin troppo sensibile per ciò che si agita ai confini orientali, ma farebbero bene tutti i Paesi europei a dare la massima attenzione a una questione appunto centrale. Quando si fa anche solo un accenno ad aiuti militari “fraterni”,  il ricordo corre a non tanti anni fa, alla soluzione della questione della Crimea che, almeno qui, ha insegnato molto.

Mentre seguivo i dibattiti alla televisione e sui siti in Finlandia, non ho trovato un interesse anche lontanamente paragonabile sui media italiani, fin troppo presi da problemi di politica interna e dibattiti su fatti di cronaca anche troppo coinvolgenti. Eppure il problema è alle porte della comune casa europea.

(Foto del titolo di Tatjana Zenkovich / Epa. Le foto usate sono riprese da Yle.fi. Siamo ovviamente disponibili a far fronte alle richieste di diritti, se richiesti.)