Lo strano caso del consigliere di Jämsä: tra depistaggi e ombre neonaziste

Jämsä è una cittadina di 2000 abitanti nel distretto della Finlandia centrale, poco lontano da Jyväskylä. Non capita spesso di leggerne nelle cronache nazionali, tantomeno per un qualcosa di estremamente raro come un caso di violenza politica. Ma è proprio ciò che è successo lo scorso 17 luglio quando due persone hanno attaccato Pekka Kataja, consigliere comunale e coordinatore elettorale regionale per il partito populista dei Perussuomalaiset

L’atto è di una violenza estrema, tanto che la polizia lo catalogherà come tentato omicidio: Kataja apre la porta di casa e viene aggredito da due persone, preso a calci pugni e colpito 21 volte alla testa con un oggetto simile a un martello. Il consigliere comunale viene trasportato all’ospedale di Tampere con diagnosi di trauma cranico, emorragia cerebrale, oltre a fratture alle costole e alla mano. Ci vorranno oltre 150 punti di sutura per richiudere le ferite inflitte e settimane di ricovero, ma Kataja infine si riprende. 

Pekka Kataja in ospedale. Fermoimmagine da video

Il consigliere dichiara che gli assalitori avevano “fattezze arabe” (arabinnäköisiksi) e parlavano finlandese con un accento straniero. Il comune di Jämsä, come il resto della regione, ha circa il 2% della popolazione di origine straniera, ma questo non impedisce ai Perussuomalaiset come Kataja di aggiungere “critica dell’immigrazione” tra gli hobby nella scheda compilata per il Vaalikone delle comunali del 2017.

L’aspetto degli assalitori non viene mai confermato dalla polizia, ma ciò non ferma i colleghi di partito (come il parlamentare Ville Tavio) nella strumentalizzazione della notizia sui social media. Il leader di partito, Jussi Halla-aho, che come i suoi equivalenti nostrani non perde occasione per sottolineare crimini commessi da stranieri, resta stranamente silenzioso sulla questione.

La cosa passa in sordina per qualche tempo, quando il 13 settembre la polizia comunica di aver effettuato due arresti, ma i sospetti non sono parte della piccola comunità araba della Finlandia centrale, sono invece facce note all’estrema destra.

Teemu Torssonen (dal suo sito personale) e Tero Ala-Tuuhonne (da twitter)

Il primo è Teemu Torssonen, classe 1981 e consigliere della giunta comunale nella vicina città di Jyväskylä. Torssonen era stato uno dei candidati contro Timo Soini nella gara alla leadership di partito nel 2016, nel 2019 era stato espulso dai Perussuomalaiset per non meglio specificate “gravi cause” e aveva continuato la sua carriera politica da indipendente. Torssonen ha anche precedenti legati all’uso di armi da fuoco.

L’altro arrestato è Tero Ala-Tuuhonen, nato nel 1976 e uno dei capi del movimento dei Soldati di Odino, ha anche legami con gruppi neonazisti recentemente dichiarati fuori legge. Ala-Tuuhonen è stato uno dei partecipanti alla manifestazione anti-UE di fronte al Parlamento lo scorso 1 settembre, composta da circa 350 persone e appoggiata dai Perussuomaliset (e che ha anche attratto sostenitori del complotto QAnon).

Non ci sono notizie chiare sul movente dell’aggressione, forse collegata al diniego del partito alla candidatura di Torssonen alle scorse elezioni politiche nella regione della Finlandia centrale, di cui Kataja è coordinatore elettorale per i Perussuomalaiset. Nel frattempo Kataja ha dovuto ritrattare molto goffamente le sue dichiarazioni dicendo che le “fattezze arabe” erano un suo modo per descrivere un finlandese non biondo (tummaverinen “di sangue scuro”), Halla-aho ha dichiarato di non essere “completamente sorpreso” dagli ultimi sviluppi, mentre alcuni Perussuomalaiset come il consigliere di Jyväskylä Joonas Könttä vorrebbero dichiarare illegali anche i Soldati di Odino.

Forse si scoprirà di più nel processo che si terrà nei prossimi mesi. Quello che rimane è l’ennesima conferma che anche in Finlandia la destra populista e l’estrema destra violenta si sovrappongono tra molte aree grigie.

(Foto di apertura dal profilo Facebook di Pekka Kataja.)