Avere un permesso di soggiorno permanente in Svezia diventa più difficile

Il precario governo di minoranza svedese, da poco insediatosi con una coalizione di Socialdemocratici e Verdi,  ha varato una nuova legge sull’immigrazione che segna un profondo cambiamento nella tradizionale politica di accoglienza  del paese scandinavo. Tuttavia le nuove misure hanno suscitato polemiche, sia a destra sia a sinistra.

Si racconta in un report della televisione di stato finlandese che sul ponte che conduce al parlamento svedese sono stati affissi manifesti che chiedono una politica di immigrazione più umana. Gruppi di attivisti si ritrovano qui una volta alla settimana da quasi un anno, cioè da quando è stata annunciata la nuova legge sull’immigrazione. Alcuni passanti si fermano a discutere. Qualcuno pensa che la Svezia abbia bisogno di una politica di immigrazione più rigorosa e in nessun modo ciò che questi attivisti stanno proponendo.

Ad esempio, secondo un sondaggio di opinione di un anno fa, una maggioranza crescente si aspetta di avere un numero minore di richiedenti asilo in Svezia.

Nella nuova legge sull’immigrazione, entrata in vigore la settimana scorsa, i permessi di soggiorno temporanei diventeranno la norma. Solo i profughi contingentati possono ottenere direttamente un permesso di soggiorno permanente. Gli altri possono richiedere un permesso di soggiorno permanente solo dopo tre anni. I criteri per ottenerlo stanno diventando più severi e in seguito sarà incluso anche il criterio di conoscenza della lingua svedese e della educazione civica. In passato, la Svezia aveva una legge sull’immigrazione temporanea messa su durante la crisi dei profughi, in scadenza quest’estate.

Ci si augurava che nel Paese venisse introdotta una nuova legge sulla politica dell’immigrazione, sostenuta da una netta maggioranza di partiti, e che quindi mettesse tutti d’accordo. Invece, è successo il contrario. La nuova legge sull’immigrazione è stata approvata durante la settimana festiva  della fine di giugno con una maggioranza di un solo voto. I partiti di destra hanno votato contro la legge

Comunque si veda la nuova situazione, sono grandi i cambiamenti che entrano in vigore da oggi.

“L’abbandono dei permessi di soggiorno permanente in Svezia è un cambiamento di sistema molto grande per la Svezia, afferma Anna Lindblad, consigliere speciale presso il centro di immigrazione. Pochi hanno capito che questo si applicherà a tutti i richiedenti, compresi quelli che chiedono un permesso di lavoro”.

Inoltre, le famiglie con figli che cercano il ricongiungimento familiare in Svezia possono inizialmente ottenere un permesso di soggiorno valido solo 13 mesi e richiedere una proroga di due anni. Solo allora si può richiedere un permesso di soggiorno permanente.

Il partito della sinistra all’opposizione (Vänsterpartiet) ha criticato la nuova legge come troppo severa. Anche diverse organizzazioni per i diritti umani si sono unite alla critica.

I partiti di destra hanno scelto una linea completamente diversa. Il Partito dei Moderati (Moderata samlingspartiet) ha già annunciato che se il partito entrerà nel governo dopo le elezioni del prossimo anno, straccerà le leggi entrate in vigore adesso.

La durezza della legge è poi stata anche mitigata, e questo ha suscitato numerose discussioni nel paese. Soprattutto il punto in base al quale è possibile rimanere in Svezia per motivi umanitari particolarmente gravi. I partiti di destra temono che questa misura finirà per incentivare ulteriormente l’immigrazione.

Ma non mancano ancora margini per ritocchi e aggiustamenti, probabili, data la precarietà delle forze che compongono il governo Löfven III.

“In pratica, i criteri per ottenere un permesso di soggiorno permanente e la questione della nuova protezione umanitaria saranno solo chiariti strada facendo”, sostiene  Anna Lindblad. Per questi motivi anche gli attivisti che manifestano vicino al Parlamento intendono continuare le loro proteste del mercoledì, in attesa che la legge sia attuata.

Il centro per l’immigrazione svedese stima che non mancheranno i mezzi per far fronte alle nuove misure con le risorse attuali, poiché il numero di richiedenti asilo in Svezia è diminuito drasticamente.

E questo è un dato di fatto indubitabile, che risente, ovviamente, degli effetti della pandemia negli ultimi due anni. Durante la crisi dei profughi nel 2015, quasi 163.000 persone avevano chiesto asilo in Svezia. Da allora, il numero si è stabilizzato su una media di poco più di 22.000 richiedenti all’anno. L’anno scorso, ci sono stati meno di 13.000 richiedenti. Nell’anno in corso, ci sono state solo 4.800 richieste per i primi sei mesi.

(Foto del titolo: News Øresund – Johan Wessman© News Øresund /CC BY 3.0. Per le foto pubblicate siamo pronti a far fronte alle richieste di diritti)

Giornalista, traduttore letterario, studioso di lingua italiana e storia dell'arte. Emigra dal Salento a Bologna per studi, poi a Helsinki per vivere. Decise di fondare La Rondine una buia notte dell'inverno del 2002 dopo una serata all'opera.