Sanna Marin: Zelensky, Bucha e le lacrime

Dall'Ucraina tre messaggi e molta commozione

Ricca e impegnativa l’agenda del Primo ministro Sanna Marin, che ha ospitato mercoledì scorso il presidente del Consiglio europeo Charles Michel a Kesäranta, la residenza estiva a Helsinki. E lunedì prossimo dovrà discutere di Ucraina, energia, difesa e altre questioni con altri leader dell’UE in una riunione di due giorni del Consiglio europeo a Bruxelles.

Ma in mezzo ai due eventi si colloca quello di giovedì, quando il primo ministro finlandese e il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky si sono incontrati a Kiev. Il leader ucraino ha sottolineato, nel corso dell’incontro, quanto l’assistenza militare della Finlandia sia preziosa. “Le armi, la politica delle sanzioni e l’unità dei nostri partner sulla questione dell’adesione dell’Ucraina all’UE sono ciò che può dare forza alla difesa del nostro paese”.

Lo stesso giorno Marin ha anche visitato Bucha. Le foto la ritraggono con un’espressione rattristata, dentro un giubbotto antiproiettile, in una città bagnata dalla pioggia. Bucha, 30 km a nord-est della capitale Kiev, ha attirato l’attenzione internazionale a fine marzo dopo un massacro di civili da parte delle truppe russe.

Marin ha anche visitato la vicina città di Irpin. E lì, secondo Ukrainska Pravda, avrebbe discusso della ricostruzione della città con i funzionari locali, secondo il sito ucraino ZN.

Marin ha assicurato che gli ucraini non sono stati dimenticati, anche se la guerra va avanti da più di tre mesi. È questo, secondo un cronista finlandese, il primo di tre distinti messaggi inviati nel corso della visita. Con l’aggiunta che la guerra nel cuore dell’Europa non deve diventare una nuova norma.

Il secondo messaggio, rivolto sia a Bruxelles che a Budapest, dice che le ostilità della Russia devono essere contrastate anche con le sanzioni sulle importazioni di petrolio, cioè deve entrare in vigore un’altra lista di sanzioni e deve cessare il finanziamento dei fondi militari russi con i soldi del petrolio pagati dai paesi dell’UE.

Infine, ed è il terzo messaggio, l’Ucraina dovrebbe ora ottenere lo status di candidato all’Unione Europea, anche se il processo dovesse durare a lungo. È tempo che l’Ue lanci un chiaro segnale che l’Ucraina continuerà a far parte dell’Occidente e dell’Europa.

Le immagini dall’Ucraina in cui Marin si commuove durante un’intervista hanno però sollevato polemiche nella sobria e asciutta Finlandia.

(Immagine da un video Yle)

La discussione è iniziata con un commento dell’editorialista del tabloid Iltalehti Sanna Ukkola. La giornalista si è chiesta se gli elettori si aspettino che i leader politici empatizzino e mostrino emozioni o invece adottino un comportamento diverso.

“Quando si tratta di questioni critiche per la nazione, il politico deve essere una guida, non piagnucolare”.

La polemica ha spinto Li Andersson, Ministro dell’Istruzione e segretario dell’Alleanza di sinistra,  a correre in difesa della Primo ministro. La Andersson ha dichiarato su Twitter di aver pianto durante lunghe interrogazioni parlamentari per la stanchezza e lo stress, e ha suggerito a tutti di raccontare quando avevano pianto l’ultima volta.

La questione è apparentemente chiara: può un politico di alto livello piangere per questioni serie? O dovrebbe dare l’esempio mostrandosi forte e nascondere i propri sentimenti? Ne è nato un dibattito sui social media in cui i responsabili politici hanno condiviso le proprie esperienze. Non sono stati pochi i politici di spicco che hanno condiviso situazioni simili.

Hanna Kosonen, membro del Partito di centro, ha confessato di aver pianto quando ha dovuto difendere una decisione difficile del governo.

Kirsi Piha, un’imprenditrice del Partito di Coalizione (destra) ha affermato di considerare antiquata l’idea che emozioni e processi decisionali si escludano a vicenda.

Tra gli esperti di finanza, Martin Paasi, di Nordnet, si è espresso a favore delle emozioni. E il socialdemocratico Erkki Liikanen, già commissario europeo per il bilancio e governatore della Banca di Finlandia, ha ricordato di essere stato anche lui criticato per le lacrime durante la sua carriera politica.

Ma tutti ricordano anche la commozione dell’ex presidente del Partito di coalizione, Jyrki Katainen, esibita in pubblico quasi dieci anni fa, e quella nel 2016 del primo ministro Juha Sipilä, messa in questione durante una riunione del Partito di centro.

Li Andersson e Sanna Marin in Parlamento

Non sembri banale questa apparente “italianizzazione” della politica finlandese. Il fatto stesso che il tema sia oggetto di una discussione pubblica fa capire quanto non sia ovvio dare sfogo ai sentimenti davanti ai media. In Italia, come è noto, abbiamo programmi appositamente costruiti per aprire quei rubinetti, e certe domande dei reporter, in un qualsiasi momento drammatico, sono orientate a favorire quei versamenti. Più o meno tutti piangono, sugli schermi italiani.

In Finlandia invece l’evento segna forse un ennesimo cambiamento di umore del Paese. Costretto per decenni ad essere considerato il posto dove i bambini, esposti al gelo nelle carrozzine, svilupperebbero un anticorpo alle emozioni detto “sisu”, ma ritenuto anche un Paese di musoni allergici alla conversazione (il tipo Räikkönen), o onesto fino a restituire i portafogli intatti, un po’ alla volta il Paese nordico si sta “normalizzando”. Non solo si scopre un notevole livello di corruzione negli stessi apparati dello stato (il caso Jari Aarnio segnò una pietra miliare, come riferiva a suo tempo Andrea Magni sulla Rondine ), non solo i politici si mettono in posa sulle riviste di moda, ma adesso oltre a parlare a lungo davanti alle telecamere, si commuovono addirittura. Non ci resta che prenderne atto: anche i finnici piangono.  

(Per le foto utilizzate, siamo pronti a far fronte alle richieste di diritti)

Giornalista, traduttore letterario, studioso di lingua italiana e storia dell'arte. Emigra dal Salento a Bologna per studi, poi a Helsinki per vivere. Decise di fondare La Rondine una buia notte dell'inverno del 2002 dopo una serata all'opera.