Sanna e i vecchioni

Sanna Marin, si può essere insieme soggetti e cosa pubblica?

Un Paese, la Finlandia, cui non si guarda quasi mai dall’Italia. Colpevolmente. Perché per la sua posizione strategica tra est e ovest, di cerniera tra il mondo orientato dalla Nato e quello che orbita attorno alla Russia, è sempre stata un osservatorio di estremo interesse. Da qui Montanelli e Malaparte hanno scritto pagine memorabili, qui Manganelli venne a rendere omaggio al suo splendore architettonico. È un Paese, questo, in cui avrebbe senso avere stabilmente una agenzia di informazione (ma al massimo si è arrivati a un accordo dell’ANSA con l’agenzia finlandese STT, come da noi segnalato.)

Invece l’interesse per la Finlandia sale al calor bianco non appena succede qualcosa di clamoroso (l’ingresso nella NATO) presentato come una svolta epocale figlia di un singolo evento traumatico. Nelle parole di uno dei tanti reporter d’occasione inviati a Helsinki (Repubblica) l’aggressione di Putin ha “aperto alla Finlandia le porte della Nato, assegnandole un ruolo cruciale sulla scena internazionale.” È merito dunque di Putin se i nostri giornali, i talk show di tutte le televisioni italiane, decidono che la Finlandia è centrale, e la invadono con i loro reporter.

Immagine da TikTok

Più recentemente, però, la centralità di Helsinki è stata ribadita dallo “scandalo” dei “party a base di alcol, balli scatenati, saune e immagini saffiche” del suo Primo Ministro, Sanna Marin. Non so se sia evidente, ma qui aspetti normali e routinieri della vita quotidiana finlandese (sauna, consumo di alcol, ballo) vengono definiti “scatenati” e accostati alle immagini “saffiche”, introducendovi un senso di peccato,  o di perversione, che sarebbe probabilmente alla radice della perdita dell’”innocenza”.

Il gusto con cui l’inviato si dilunga sui particolari del ballo, in particolare, è degno di attenzione: “la presidente SPD che all’alba danza nel Teatteri Club della capitale, a contatto con un cantante che le struscia la bocca sul collo”…

Viene da domandarsi se questi inviati così perspicaci abbiano mai partecipato a una festa, abbiano mai ballato con un uomo o una donna, se siano mai andati oltre il ballo del mattone.

L’interesse morboso con cui, grazie ai social, la quasi quarantenne primo ministro finlandese è osservata, scrutata, ha come conseguenza la sua collocazione in una condizione che non era originariamente nei video e nelle foto di qualche “amico”. In cui lei era protagonista della scena, immaginando di incarnare solo se stessa, di essere soggetto delle sue azioni.

Invece è successo che Sanna è diventata, sui social e sui media internazionali, oggetto dello sguardo altrui, la privatezza rivendicata (“era solo una festa privata tra amici”) è diventata uno scandalo “pubblico” e lei, senza forse rendersene conto, si è ritrovata “cosa pubblica”.

Per via del suo ruolo, rivendicano i media, ma più probabilmente per via della sua natura di donna. Le parole “giovane” e “bella”, sistematicamente accostate alla sua persona, dicono che questa quasi quarantenne è osservata, spiata, da gente anziana. Non è solo l’età anagrafica degli inviati, è l’atteggiamento morboso, un po’ frustrato, di “vecchioni” che godono al pensiero di averla finalmente colta in fallo.

La Sanna desnuda, la Sanna scatenata, che perde il suo invidiato aplomb davanti ai potenti del mondo, viene costretta a scusarsi, fino alle lacrime, per non perdere la sua “innocenza”.

Mi viene in mente un celebre racconto del libro di Daniele, in cui “due anziani considerati giudici saggi si innamorano della giovane e bella moglie di un certo Ioakìm”, e ne spiano le nudità mentre si accinge a fare un bagno. Ne sono attratti, per averla la ricattano.

Susanna, piangendo, esclamò: “Sono alle strette da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!”  (Daniele 13, 22-3)

I giornalisti, che qui vediamo nel ruolo dei Vecchioni, dovrebbero per ragioni deontologiche occupare semmai il ruolo di Daniele: analizzare i fatti, e portarli davanti al tribunale (l’opinione pubblica) per chiarire quei fatti, far venire a galla la verità.

Invece, leggendo la stampa non solo italiana, si nota la ripetizione ossessiva degli stessi eventi, elencati in ordine di tempo come dei capi di imputazione in un tribunale dei nostri tempi (1.Le colazioni 2. Il telefono spento 3. Le feste estive), sempre con lo stesso lessico del peccato e dell’innocenza. Viene da pensare che il gusto di compiacere quel tribunale sia superiore all’esigenza di far riflettere.

Gli occhi del tribunale diventano quelli dei vecchioni, e una leader politica quasi quarantenne, che ha pensato di avere diritto al suo “bagno” (la sauna, un party) per se stessa, è stata costretta ad ammettere, fra le lacrime, che soggettività e ruolo politico non sono permessi. (Un errore di valutazione, questo sì, che probabilmente le costerà caro alle prossime elezioni del 2023.)

Una volta diventati oggetti, è inutile appellarsi alla comprensione di giudici guardoni.

Succede soprattutto quando, dopo aver contemplato panorami ben più ampi, alcuni reporter vengono mandati in questa piccola provincia d’Europa, e una certa supponenza li porta ad aprire il reportage così: “Questo Paese malinconico avvolto nel giallo delle betulle spaventate dall’autunno…” che dice più di una cosa su chi scrive.

La Finlandia non è riducibile a una macchietta. Questo, vi piaccia o no, è un Paese complicato. Se no non avrebbe certi primati in campo tecnologico o in quello dell’istruzione. Di certo non basta una settimana di vacanza, o un romanzo di Paasilinna, o qualche film di Kaurismäki, per catalogarlo. La malinconia, a dirla tutta, è semmai un sentimento da vecchi, il senso di impotenza di fronte a una bellezza, a una vitalità sentite irraggiungibili.

(Per le foto utilizzate siamo pronti a far fronte alle richieste di diritti)

Giornalista, traduttore letterario, studioso di lingua italiana e storia dell'arte. Emigra dal Salento a Bologna per studi, poi a Helsinki per vivere. Decise di fondare La Rondine una buia notte dell'inverno del 2002 dopo una serata all'opera.