“Nuova” legge sul congedo parentale in Finlandia

105 giorni lavorativi, complessivamente 160 giorni, più di cinque mesi. A tanto ammonta il nuovo congedo parentale di cui i lavoratori di tutti i sessi possono godere in Finlandia.
Lo prevede la legge entrata in vigore domenica 4 settembre, a conferma dell’attenzione che il governo finlandese riserva al work-life balance dei cittadini. Sempre in questa direzione, ricordiamo che nel 2020 Sanna Marin aveva già proposto la riduzione dell’orario di lavoro da otto a sei ore.
Corre però l’obbligo di sottolineare che questa legge faceva parte del programma originale del governo di Antti Rinne presentato nel 2019, preso in mano da Sanna Marin dopo la sua caduta a dicembre dello stesso anno. Il congedo parentale era stato poi discussa nell’autunno del 2021, e approvata senza drammi dal parlamento l’8 dicembre 2021.

Antti Rinne e Sanna Marin

Una misura nel segno della parità di genere, altro ambito in cui il Paese nordico figura da tempo in cima alle classifiche internazionali. Infatti, a poterne godere senza distinzioni di sorta saranno tanto le madri quanto i padri. E ciò proprio affinché il lavoro di cura dei figli nei loro primi mesi di vita non ricada esclusivamente sulle donne.

Ma non è tutto: sempre per consentire ai neogenitori di «conciliare più facilmente carriera e vita familiare», le nuove regole prevedono la possibilità di trasferire al partner (o in generale a chiunque si prenda cura del figlio/a) fino a 63 giorni di congedo. In questo caso i mesi da dedicare alla famiglia potranno dunque sfiorare i sette e mezzo. 

Numeri significativamente diversi rispetto all’Italia, dove ogni genitore ha diritto a tre mesi non trasferibili, ai quali possono esserne aggiunti al massimo altri tre a esclusivo beneficio di uno dei due.

Al termine del periodo di congedo parentale, il padre o la madre possono usufruire di un congedo non retribuito per l’assistenza all’infanzia per prendersi cura del figlio fino al compimento dei 3 anni. Ciò richiede che la madre o il padre abbiano lavorato per lo stesso datore di lavoro per almeno 6 mesi durante l’ultimo anno.

Il congedo per l’infanzia può anche essere part-time. Un datore di lavoro e un dipendente possono concordare un congedo parziale per l’assistenza all’infanzia. Ciò significa lavorare meno ore ed essere pagati di conseguenza meno. È anche possibile per entrambi i genitori prendere un congedo parziale per la custodia dei figli, ad esempio, in modo che uno lavori la mattina e l’altro il pomeriggio. Si può rimanere in congedo parziale per l’assistenza all’infanzia fino a quando il figlio non completa il secondo anno di scuola.

Altro principio cardine della riforma finlandese è quello dell’inclusione: non vi è al suo interno alcun riferimento al sesso dei genitori né al fatto che essi siano biologici o adottivi. In quest’ultimo ambito l’unica differenza è infatti di ordine meramente temporale, in quanto in caso di adozione il congedo si applica a coloro che hanno preso in custodia il minore già a partire dal 31 luglio.

Inoltre ogni modello familiare è stato tenuto in conto: «Tutti i genitori che hanno l’affidamento del proprio figlio avranno lo stesso diritto al sostegno parentale», ha ribadito Marin. A quanto riportano i media locali, nel settore pubblico molti contratti collettivi riflettono già la nuova politica. In quello privato, invece, sono numerose le aziende chiamate ora ad adeguarsi.

Come ha dichiarato Sanna Marin, si tratta di un passo avanti, ma ce n’è ancora di strada da fare. Vale forse la pena di ricordare che il vicino buono, la Svezia, è da tempo più avanti con 240 giorni retribuiti per ciascun genitore di congedo parentale. E che è stata proprio la Svezia, già nel 1974, a introdurre il nuovo concetto di congedo parentale senza differenze di genere.

Dunque, rispolverare la favola del “Paese più felice del mondo”, come si legge su tanti media italiani, è indubbiamente fuori luogo. L’eccitazione per qualsiasi cosa oggi accada in Finlandia, in Parlamento come ad una festa da ballo, è figlia dell’effetto traino di recenti eventi “scandalosi” solo per chi punti sull’emotività dei lettori. Una visione più larga e più storica dei fenomeni ci dice che la Finlandia si sta muovendo verso un sistema più equo, ma non rivendica nessuna supremazia. Semmai, è l’arretratezza di chi la osserva, e non solo sul piano legislativo, a destare tanta attenzione. Questa dovrebbe essere la notizia.

(Foto tratte da herculture.org. Siamo pronti a far fronte alle richieste di diritti)