Crisi di governo in Finlandia. Dimissioni di Sipilä

Il primo ministro finlandese Juha Sipilä ha comunicato nella mattinata di venerdì 8 marzo che darà le dimissioni in giornata, portando di fatto alla caduta del governo di centrodestra che guida dal 2015. La crisi di governo arriva a circa un mese dalle elezioni politiche, che si terranno il 14 aprile. Da quattro anni la Finlandia è governata da una coalizione formata dal Partito di Centro, guidato da Sipilä, il cosiddetto Futuro azzurro (Sininen Tulevaisuus, di cui fa parte Timo Soini (staccatosi dal gruppo dei Veri Finlandesi) e il Partito di Coalizione Nazionale (Kokoomus). Sipilä ha spiegato le dimissioni con l’incapacità del governo da lui diretto di trovare un accordo per la riforma del sistema sanitario, il SOTE-uudistus, il rinnovamento del sistema sociale e sanitario. “Una grande delusione”, ha voluto sottolineare il primo ministro.

Nel corso di una conferenza stampa, Sipilä ha fatto presente che la riforma del sistema sociale e sanitario e quella, collegata, del sistema di governo regionale (con la questione controversa del ruolo della sanità privata) erano le due iniziative fondamentali del programma governativo. La riforma sanitaria era stata lanciata come uno dei cavalli di battaglia del governo di centro-destra, e doveva, nelle intenzioni, ridurre di almeno tre miliardi di euro in dieci anni la spesa per la salute. Obiettivo ambizioso, e tagli dolorosi, tenuto conto del costante invecchiamento della popolazione. Secondo le statistiche, nel 2018 gli ultrasessantacinquenni hanno superato in Finlandia il 21% della popolazione, il dato più alto in Europa dopo Germania, Portogallo, Grecia e Italia.

Non ha pesato, crediamo, l’esperimento del cosiddetto ‘reddito garantito’. Per due anni sono stati assegnati senza condizioni 560 euro al mese a un campione di 2.000 disoccupati, scelti a caso, fra i 25 e i 58 anni. Come ha sottolineato il ministro di Sanità e Affari sociali, Pirkko Mattila, il reddito di base garantito ha prodotto effetti del tutto trascurabili sul piano lavorativo. A differenza di come la cosa è stata presentata da molti giornali italiani, non si è trattato di un “fallimento”, ma di un test verificato nel tempo, al termine del quale sono stati valutati “costi e benefici”. Traendone subito le conclusioni, e assumendosene le responsabilità.

Come ha fatto il premiere Sipilä, quando ha dichiarato alla stampa: “Il nostro governo opera secondo un principio rigoroso, tulos tai ulos [“fai o vai”], in politica bisogna assumersi le proprie responsabilità. E questo, ha aggiunto il segretario del  partito di Centro,  lo hanno compreso perfettamente  i partner della coalizione di  governo.

In precedenza, in mattinata, Sipilä aveva annunciato le intenzioni di dimettersi al presidente della repubblica Sauli Niinistö (la cui aria dolente non è attribuibile al dispiacere per la caduta del governo, ma ad un’operazione all’anca, subita appena cinque giorni fa, dalla quale ha dovuto ristabilirsi forse con troppa fretta).

Heikki Saukkomaa / Lehtikuva

“Si è trattato di una mia decisione personale”, ha precisato Sipilä. “La caduta della riforma avrebbe portato comunque alla crisi di governo indipendentemente dal tempo rimasto prima delle elezioni. E tempo comunque non ce n’era.”
Niinistö ha accettato le dimissioni, chiedendo al premier di restare in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Sipilä ha poi dichiarato che se i colloqui per la formazione del governo dopo le elezioni andassero oltre i tempi dell’insediamento della presidenza finlandese dell’Unione europea, che inizierà a luglio, la sua amministrazione sarebbe pronta ad andare avanti in qualità di governo provvisorio.

Conseguenza del carattere straordinario, in Finlandia, di una crisi di governo (a cinque settimane dalla conclusione del suo mandato) va sottolineata la eccezionale presenza di dibattiti in televisione con la partecipazione di esponenti del governo (1) e dell’opposizione (1) insieme con un moderatore (termine forse eccessivo, data la natura dei dibattiti).A sottolineare la compostezza con cui nel paese nordico si affrontano le peggiori crisi, si segnala il titolo di un quotidiano dei cugini svedesi, “Dagens Nyheter”, che parla di “Un tornado che alla fine è piombato sulla Valle dei Mumin”.

Unica nota dissonante, per noi ascoltatori: la formuletta usata da Sipilä tulos tai ulos, puro calco del trumpiano do-or-die, che imperversa come un mantra tra politici e commentatori e gente comune intervistata per strada. Dopo una serata, già non se ne può più.

La Rondine – 8.3.2019