Elezioni politiche in Finlandia: vincono le donne e la frammentazione. Coalizione di governo problematica

Il premier in pectore Antti Rinne e il leader dei Perussuomalaiset Jussi Halla-Aho. Fonte: MTV3

Finale col brivido alle elezioni finlandesi: testa a testa tra i socialdemocratici e i populisti Perussuomalaiset. Il partito di Jussi Halla-aho si illude di poter vincere “ai rigori”, per poi accontentarsi della medaglia d’argento. Esattamente come la nazionale finlandese di hockey su ghiaccio che alla finale mondiale, contro gli USA, prima festeggia la vittoria, poi è costretta ai rigori, finendo seconda. I due eventi, con urla e boati di goia e delusione, si sono svolti in contemporanea sugli schermi televisivi finlandesi.

La maratona elettorale di YLE interrotta per seguire la finale di hockey

L’affluenza alle urne è stata del 72%, in aumento rispetto al 70% delle ultime elezioni generali del 2015. Con Helsinki in testa, al 77,5%, e in fondo alla lista le isole Åland al 59%. Il risultato riflette la natura altamente polarizzata delle elezioni, col dato rilevante che nessun partito ha raggiunto il 20% dei voti, per cui saranno molto difficili le trattative per formare un nuovo governo.

Il dato forse più significativo è il numero record di parlamentari donne elette, che occuperanno 92 seggi in Parlamento, un salto in avanti rispetto al precedente record di 85 nel 2011.

I risultati finali nella grafica di YLE

Dopo le dimissioni del governo, previsto il crollo del Partito di Centro (Keskusta) del primo ministro Juha Sipilä, che ha avuto il suo più basso risultato elettorale alle politiche con appena il 13,8% dei voti, perdendo 13 seggi, mentre il partito populista finlandese (Perussuomalaiset) è arrivato secondo con 39 seggi, uno soltanto dietro i Socialdemocratici (SDP) che ne hanno conquistati 40.

Il partito del Futuro Azzurro (Sinisen tulevaisuus), la costola staccatasi dai Persussuomalaiset che ha partecipato al governo dimissionario, è stato cancellato, ottenendo solo l’1% dei voti e nessun parlamentare, mentre il terzo partner governativo, il Partito di Coalizione Nazionale (Kokoomuus) ha salvato la pelle, finendo incolume con 38 seggi.

Il quartier generale del partito Sininen tulevaisuus alla notizia della sconfitta

Sipilä, noto uomo d’affari, aveva promesso di portare efficienza, incoraggiando il settore privato. Tuttavia le politiche di austerità della sua amministrazione, la promessa riforma del settore sanitario, fallita, e gli esperimenti sul mercato del lavoro si sono dimostrati inefficaci, scontentando la sua base elettorale. Messo di fronte ai risultati, Sipilä ha dichiarato “Ammettiamo di essere il grande sconfitto.”

Il vero vincitore è il partito populista dei Perussuomalaiset, che con una campagna aggressiva ha raggiunto il 17,5 percento dei voti , a un soffio dal vincitore effettivo, il Partito Socialdemocratico, che arriva al 17,7%. Nella fase finale dello spoglio, a caldo, l’algido segretario del partito Jussi Halla-aho ha dichiarato: “Siamo aperti alla cooperazione con tutti, ma non ad ogni costo. Ma non potremmo unirci a un governo che non si impegni a limitare i danni dell’immigrazione in Finlandia”.

Al quartier generale dei Perussuomalaiset il pubblico fa il segno dei suprematisti bianchi.

Anche a livello personale Halla-aho è risultato il mattatore, avendo ottenuto oltre 30.000 voti, superando l’altra vincitrice della serata, la giovane Li Anderson, dell’Alleanza di Sinistra (Vasemmistoliitto), con 24404 vot., Un risultato insperato, che pone qualche imbarazzo in più allo SDP, il vincitore sulla carta delle elezioni.

I socialdemocratici hanno vinto sul filo di lana, arrivando al 17,7% dei suffragi, ma sufficiente per arrivare a 40 seggi, e guadagnarsi il mandato per avviare i colloqui per la formazione della coalizione governativa. Il suo segretario, Antti Rinne, ha dichiarato: “Spero di riuscire a risolvere la questione della disoccupazione attuale in Finlandia: pensionati, studenti e famiglie sono in gravi difficoltà”.

Il Partito conservatore di Coalizione Nazionale, il Kokoomuus, ha raggiunto il 17% di suffragi, alle spalle dei populisti. Il segretario del partito Petteri Orpo, pur ammettendo le differenze rispetto al SDP, non ha escluso una possibile collaborazione al governo. “Certo, è possibile se troviamo un programma comune: per noi conta soprattutto l’economia, vogliamo tenere le finanze pubbliche in equilibrio, vogliamo che la Finlandia sia un membro attivo dell’Unione europea, e portare il tasso di disoccupazione a livelli nordici “.

La frammentazione del quadro politico, dopo il crollo del governo Sipilä, dice che l’elettorato “medio” è sconcertato, deluso per il mancato rilancio del welfare su base privata, da una parte, e preoccupato per la crescita della disoccupazione, che pone la Finlandia in coda ai Paesi Nordici. Non a caso i due partiti arrivati in cima ai suffragi, pur lontani nelle questioni di principio, pongono tutti e due l’accento sul welfare, il sostegno agli anziani, alle famiglie, ai disoccupati.

La protesta ha determinato il crollo del partito del premier Sipilä, e ha alimentato i Verdi, balzati a 20 seggi, e l’Allenza di Sinistra, arrivata all’ 8,2%, guadagnando quattro seggi rispetto alle elezioni precedenti.

La composizione del parlamento (grafica YLE). I due seggi sotto “Altri” (muut) sono del rappresentante delle isole Åland e del noto industrialista Hjallis Harkimo, unico del partito Liike Nyt ad essere entrato in parlamento