La rivista “Settentrione” compie trenta anni

Luigi G. de Anna, professore emerito, da poco tornato a Turku, ci informa che è appena uscito il nuovo numero di “Settentrione”. Si tratta di un numero speciale, è il 30. Ancora una volta è tempo di bilanci. Tutto sommato confortanti, per chi si occupa di italianistica.

Trent’anni significano che il  il primo numero della Rivista uscì  nel 1989. Ci può raccontare come nacque?
Settentrione in un certo senso era la logica continuazione della Rivista Studi Italiani in Finlandia, curata dall’Istituto italiano di cultura di Helsinki, che però ebbe due soli numeri, usciti nel 1981 e nel 1984. Fatta artigianalmente, come allora era comunque d’uso, conteneva una panoramica di interessanti contributi sia di studiosi finlandesi che italiani. A Turku da tempo pensavamo che il Dipartimento di italiano, allora parte di quello di Filologia romanza, dovesse dimostrare la sua validità a livello non solo nazionale con una pubblicazione non occasionale. Con il prof. Lauri Lindgren, cattedratico di filologia romanza e “padre” dell’italianistica a Turku, sempre in collaborazione con l’Istituto Italiano di cultura, allora diretto dalla prof. Laura Monese, decidemmo di passare alla fase che avrebbe rappresentato questa continuità, e cioè creare una Rivista di studi italo-finlandesi, che comprendesse un’area non specificatamente linguistica, tanto che presto si orientò verso la storia culturale, pur non perdendo di vista la lingua,sia italiana che finlandese.

Avevate uno sponsor?
Una rivista che tenesse presente anche una dignitosa veste tipografica costava, specialmente allora, quando le tipografie stampavano ancora per “quantità” prefissa. La redazione contò sull’aiuto veramente insostituibile di Totti Tuhkanen, col quale passai intere nottate a correggere i testi col programma Ventura, che qualche volta saltava e bisognava, dopo altre tazze di caffè, ricominciare da capo. Il finanziamento dei primi quattro numeri fu assicurato dall’allora Vice-console d’Italia a Turku Benito Casagrande.

Perché solo quattro?
Benito Casagrande, come tutti gli sponsor, era attento alla propria immagine e considerava quello nella cultura come un investimento che doveva fruttargli in questo senso. Cosa che ovviamente non corrispondeva agli scopi che ci eravamo prefissi noi di Settentrione.

E quindi?
E quindi nel 1994 usciva Settentrione Nuova Serie, per gestire la quale nuova serie, che comprendeva anche i Quaderni monografici, creammo la Società finlandese di lingua e cultura italiana, che ebbe generosi finanziamenti da parte del Ministero degli esteri italiano tramite l’Istituto di Cultura di Helsinki e di quello degli Esteri finlandese tramite l’acquisto di un certo numero di copie. La gratitudine, soprattutto nei confronti dell’Istituto di Cultura e dell’Ambasciata italiana di Helsinki è immensa.

Dunque, Rivista di studi italo-finlandesi…
Definizione d’obbligo, essendo nata proprio per documentare gli studi in questo campo, ma presto Settentrione, fedele del resto al suo nome, si è aperta anche a contributi riguardanti altre culture nordiche; abbiamo però voluto conservare la dizione originaria, cui siamo affezionati.

Rivista in lingua italiana soltanto?
No, abbiamo accettato anche articoli in finlandese, inglese, francese. Siamo anche orgogliosi di un’altra specificità…

Quale?
In un mondo accademico che obbliga l’Autore ad una inflessibile limitazione nel numero di pagine, lasciamo libertà di scrivere quanto ritiene necessario, inoltre la stessa libertà si ha nella forma grafica delle note.

Insomma, niente regole
No, niente regole, viva l’anarchia accademica!

Come trovate i collaboratori?
Oramai Settentrione ha acquisito una certa reputazione, quindi gli articoli arrivano da quegli studiosi che si occupano di materia “nordica”; raramente sollecitiamo un contributo, e questo succede nel caso che il numero in preparazione sia tematico, sempre applicando la necessaria elasticità.

Dopo trenta anni Settentrione non desidera rinnovarsi?
Certo. Innanzitutto si è rinnovata nella Redazione con l’arrivo del prof. Antonio Sciacovelli, nuovo responsabile del Dipartimento di italiano dell’università di Turku, che è ora il direttore culturale, e di Cecilia Cimmino, dottoranda di ricerca, che ne cura la realizzazione pratica. Il loro arrivo ha comportato anche un aggiornamento nel tipo di interessi: il numero del Trentennale lo dimostra.

In che senso?
Settentrione oramai ha allargato i propri interessi anche ad altri “punti cardinali”, è insomma diventata una Rivista a tutto campo.

Cominciavano a mancare i contributi?
Niente affatto, è stata una scelta voluta, non imposta. Una sfida anche per chi, in Finlandia, come in Italia, si muove nel campo accademico. Questo numero Trenta quindi esce dai confini boreali per entrare in quelli di altri continenti. Ma c’è anche un’altra novità…anzi, due…

Quali?
La Rivista non è solo in forma cartacea, ma diventa disponibile anche  in formato pdf per chi la richieda, senza alcuna spesa. Questo permette una maggiore diffusione e naturalmente una diminuzione dei costi, essendo quelli di spedizione postale divenuti proibitivi. L’altra novità è che ora accoglie anche contributi “creativi”, e cioè racconti, poesie o elzeviri di accademici.

Insomma, in ognuno di noi si nasconde un Umberto Eco…
Più o meno… lo giudicheranno i lettori a cominciare proprio da questo numero. Quindi, cari colleghi, se avete nel cassetto un raccontino o una poesia che non avete avuto ancora il coraggio di pubblicare, mandatelo a Settentrione!

Non è per caso che questa novità sia nata proprio dal nuovo indirizzo che ha preso la scrittura del prof. de Anna?
Domanda maliziosa: ma in effetti qualcosa di vero c’è. Qualche mese fa è uscito il mio primo romanzo “La Thailandese e il colonnello” edito da Solfanelli, che racconta della ricerca da parte di chi non è più soddisfatto della propria vita nel contesto occidentale di una felicità “altrove”.

Cioè in Thailandia?
Ognuno ha la sua Shangrilà…

Insomma, da docente universitario a romanziere. Un bel salto.
Solo stilisticamente parlando. Resta la stessa curiosità per quanto ci sta intorno e dentro la nostra cultura e società, che viene raccontato sotto altra forma.

Progetti per il futuro?
Una monografia finale su Acerbi e la Finlandia, che concluderà il progetto che ha portato alla pubblicazione degli inediti “settentrionali” del viaggiatore mantovano.

Altri romanzi?I pensionati hanno più tempo…
Il romanzo è una forma di creatività laboriosa e impegnativa. Preferisco il genere “racconto”, infatti ho appena finito di scrivere una raccolta di racconti brevi, intitolata “I racconti del Mala bar”.

E dove si trova questo Mala bar?
Questo dovrà scoprirlo quando il libro uscirà, spero entro l’anno.