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Alvar Aalto nel Patrimonio mondiale dell’umanità

Tredici opere d’architettura uscite dallo studio Aalto, Alvar, Aino (prima moglie dal 1924 fino alla morte di lei, nel 1949) ed Elissa (seconda moglie dal 1952 fino alla morte di lui, nel 1976) e realizzate in Finlandia sono state inserite nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità durante la quarantottesima sessione del Comitato tenuta a Busan, in Corea del Sud, il 19 luglio di quest’anno.

Il corpus uscito da una delle fucine più importanti dell’architettura del XX secolo costitusce l’ottava iscrizione finlandese nell’elenco dell’UNESCO dopo l’isola fortificata di Suomenlinna e la città vecchia di Rauma (entrambi nel 1991), la chiesa settecentesca in legno di Petäjävesi (1914), le cartiere di Verla (1996), i tumuli funerari di Sammallahdenmäki (1999) e l’arcipelago di Kvarken (2000), condiviso con la Svezia.

Esistono solo altri due architetti le cui opere siano state messe sotto tutela “in blocco”: Anton Gaudì, sette edifici nell’area di Barcellona, e Le Corbusier, diciassette architetture in sette paesi diversi. Questa decisione costituisce quindi un riconoscumento particolarmente significativo al contributo dello studio Aalto nella storia dell’architettura mondiale.

Il “pacchetto-Aalto” è stato battezzato Aalto Works – A Human Dimension to the Modern Movement, a sottolineare il ruolo del modernismo umanistico e della progettazione dello studio nella costruzione di una civiltà del benessere, nonché l’impatto che queste opere hanno avuto nello svluppo internazionale dell’architettura moderna.

Alvar Aalto davanti alla Finlandia Talo

In ordine di realizzazione, i siti nella lista sono il quartiere residenziale, splendido esempio di metsälähiö o “sobborgo forestale”, e la cartiera di Sunila a Kotka (1936), il sanatorio di Paimio, emblema dell’architettura organica d’anteguerra (1929-1933), il municipio di Säynätsalo, Jyväskylä (1949-1952) con la sua audace sintassi dei volumi, il centro civico di Seinäjoki (1951-1987), complesso amministrativo e culturale completato dopo la morte di Aalto, la sede dell’istituto di previdenza finlandese Kela a Helsinki (1953 – 1957), frutto di una ricerca sulla misura umana nel tessuto urbano, il Finlandia Talo a Helsinki (1962 – 1975) noto non solo per la misurata austerità delle forme ma anche per la scelta dell’involucro in marmo di Carrara (oggi marmo di Lasa), lo studio Aalto a Helsinki (1954 – 1963), oggi parte di un complesso museale assieme all’abitazione dell’architetto nel medesimo quartiere di Munkkiniemi, la casa sperimentale di Muuratsalo, Jyväskylä (1952 – 1954), come il municipio di Säynätsalo pregevole esempio di accezione moderna nel linguaggio del mattone a vista, il centro polifunzionale Kulttuuritalo a Helsinki (1952 – 1958), frutto di un’iniziativa politica della sinistra finlandese (parte dell’edilizia fu realizzata da lavoratori volontari), il campus dell’Università di Jyväskylä (1951 – 1971) con il caratteristico impianto planimetrico a U, la Chiesa delle Tre Croci a Imatra (1956 – 1958) con le sue 103 finestre diverse tra loro e un’innovativa idea di fruibilità dello spazio sacro e infine la Villa Mairea, Noormarkku (1938 – 1939), opera descritta da Bruno Zevi come il definitivo superamento del modernismo ortodosso verso una concezione dell’architettura profondamente legata alla natura e all’aspetto umano.

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