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Finlandia: disoccupazione record, calo dei consumi

Il tasso di disoccupazione in Finlandia ha raggiunto a maggio il livello più alto del XXI secolo, mentre l’occupazione ha continuato a decrescere, secondo i dati pubblicati nel maggio scorso dal Tilastokeskus (Ente Nazionale di Statistica). Da cui risulta che in Finlandia si contano complessivamente 376.000 disoccupati.

Si tratta di un aumento del 20% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e rappresenta il numero più alto di disoccupati registrati in un singolo mese in Finlandia da inizio secolo. L’ultima volta che il numero di disoccupati ha raggiunto tale cifra è stato nel 1998.

Grafico dal sito del Tilastokeskus

Anche il tasso di disoccupazione non destagionalizzato della Finlandia per le persone di età compresa tra i 15 e i 74 anni è salito al livello più alto di questo secolo, attestandosi ora al 12,7%, rispetto al 10,5% di un anno fa.

Jukka Appelqvist, responsabile economico della Camera di Commercio, ha dichiarato che negli ultimi tempi sono arrivate notizie positive sull’economia finlandese per l’inizio dell’anno, ma per il momento ciò non ha incrementato l’occupazione né ha contribuito a risolvere il problema della disoccupazione. Dal punto di vista del mercato del lavoro, è necessario un periodo di crescita più lungo e continuativo.

A suo parere, le prospettive sul mercato del lavoro sono contrastanti. “I  recenti dati sull’andamento dei consumi nella prima parte dell’anno indicano che la domanda di manodopera potrebbe crescere in futuro nei settori dei servizi ad alta intensità di manodopera, forse anche più di quanto previsto. D’altra parte, il protrarsi della crisi in Medio Oriente e la debole domanda di manodopera stagionale aumentano il rischio di un rinvio della ripresa del mercato del lavoro. Sembra che, nella migliore delle ipotesi, le notizie positive debbano attendere fino all’autunno”, questo ha dichiarato Appelqvist. Secondo lui, un aspetto positivo è che la crescita della disoccupazione di lunga durata sembrerebbe essersi arrestata.

Particolarmente preoccupanti sono i dati relativi alla forza lavoro giovanile. Il tasso di disoccupazione giovanile, relativo alla fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni, si è attestato al 23,2% a maggio.

Joanna Viinikka, del Tilastokeskus, ha segnalato che l’andamento del tasso di occupazione in Finlandia, ovvero la percentuale della popolazione in età lavorativa del Paese che possiede un impiego in un determinato periodo, è sceso a livelli che non si registravano dai tempi della pandemia di Covid.

“La forza lavoro è rimasta elevata per molto tempo, quindi esiste un potenziale di crescita dell’occupazione, a condizione che il mercato del lavoro ricominci a riprendersi”, ha dichiarato Viinikka.

Dal sito di Tilastokeskus

L’Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato anche i dati più recenti sulla fiducia dei consumatori (grafico a destra). Il saldo dell’indicatore di fiducia dei consumatori a maggio era pari a -10,5, mentre ad aprile era -12,5 e a marzo -11,5. Prima di maggio, l’indicatore aveva registrato un calo costante a partire dallo scorso novembre.

Nel maggio dello scorso anno l’indicatore di fiducia aveva registrato un valore di -8,4. La media a lungo termine dell’indicatore è pari a -2,9. I dati si basano su un’indagine alla quale hanno risposto 1.157 persone residenti in Finlandia tra il 1° e il 18 maggio.

“A maggio 2026 le valutazioni sulla situazione attuale della propria situazione economica e le aspettative sull’economia finlandese a un anno di distanza risultavano essere ancora a livelli molto bassi. Anche le aspettative sulla propria situazione economica erano piuttosto modeste”, questa la sintesi sul sito dell’Istituto di statistica finlandese.

I consumatori continuano a considerare il momento molto sfavorevole per l’acquisto di beni durevoli. Le intenzioni di spesa sono basse.

A maggio, i consumatori occupati continuavano a percepire come molto elevato il rischio personale di disoccupazione o di licenziamento temporaneo. Tra gli occupati, il 4% riteneva che il rischio fosse diminuito nel proprio caso, mentre il 29% riteneva che fosse aumentato. D’altra parte, a maggio il 38% degli occupati riteneva di non correre alcun rischio di rimanere disoccupato o di essere messo in cassa integrazione.

(Immagine del titolo: ‘Unemmployed’ di Ben Shahn)

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