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Svezia e Finlandia: che differenze di prezzi!

Negli ultimi anni Svezia e Finlandia sembrano due paesi agli antipodi, e non due vicini nordici con un passato torbido e un presente di grande fratellanza. Infatti, i due paesi si sono recentemente distinti, oltre che per alterni successi in campo sportivo, soprattutto per le loro politiche economiche sempre più divergenti. Negli anni di crisi post-pandemica, entrambe le economie sono state in recessione nell’anno 2023: la Svezia di un modesto -0,1%, la Finlandia di un più pesante -1,3%. A quel punto, le strade imboccate dai governi dei due paesi per rimettere in moto la macchina produttiva sono state diametralmente opposte.

Infatti, da un lato la Finlandia, con il suo governo di centro-destra capitanato da Petteri Orpo (e comprendente, oltre al Kokoomus, i Veri Finlandesi, il Partito della Minoranza Svedese e i Cristiano-democratici) ha varato politiche di austerità, volte ad arginare la crescita del debito pubblico avvenuta durante la pandemia, tagliando i sussidi e gli investimenti e cercando di aumentare le entrate attraverso le imposte. Dalla ALV (l’IVA finnica, passata dal 25 al 25,5%, e dal 10 al 13,5%) alle accise sui carburanti, il Pekka Virtanen medio negli ultimi anni ha visto aumentare in maniera consistente gli oboli che deve versare allo stato, e questo ha significato un aumento dei prezzi di molti beni chiave. Le recenti crisi geopolitiche in Medio Oriente e in Ucraina hanno poi esacerbato la situazione, generando costi dell’energia tra i più alti al mondo.

Il risultato è stato uno scenario tendente verso la stagflazione: da una parte l’economia si rifiuta di crescere (poco sopra lo zero la crescita del PIL sia nel 2024 che nel 2025), dall’altra i prezzi al consumo sono saliti considerevolmente, erodendo il potere di acquisto dei cittadini e la profittabilità delle imprese. Questo, a sua volta, ha generato un aumento notevole della disoccupazione, che si attesta attualmente intorno ad 11,6%, valore record in Europa e uno dei più alti al mondo.

Allo stesso tempo, il governo svedese guidato da Ulf Kristersson, composto da una improbabile (ma a quanto pare efficace) coalizione comprendente Moderati, Cristiano Democratici, Liberali e appoggiata dall’esterno dal partito populista dei Democratici Svedesi guidati dal vulcanico Jimmie Åkesson, ha preso una strada completamente diversa.

Ma la Svezia ha una base industriale solida e casse dello stato molto meno disastrate: basti pensare che il rapporto tra debito e PIL di Stoccolma è circa il 35%, contro il 90% della Finlandia. Forte di questa base, davanti alla recessione del 2023 il governo ha deciso di agevolare per quanto possibile i consumi, sia diminuendo imposte indirette e accise, sia tenendo (non si capisce quanto volontariamente) la corona svedese debole rispetto all’euro e alle altre valute principali.

Ecco quindi il dimezzamento dell’IVA (che qui si chiama MOMS) sui cibi (passata recentemente dal 12% al 6%, seppure in via temporanea) e delle accise sugli alcolici per i microproduttori indipendenti (tra cui i birrifici artigianali e le microdistillerie), una mossa che va radicalmente contro l’approccio tradizionale di ipertassazione che ha caratterizzato la complicata relazione tra i Paesi Nordici e l’alcool negli scorsi decenni. Anche i dazi sulle importazioni di alcolici sono molto inferiori, e non esiste nessuna odiosa accisa sulle auto.

Un’altra differenza fondamentale per chi come noi vive al nord è la riduzione delle accise sull’energia elettrica per le regioni del nord: mentre chi vive al sud paga circa 0,45 corone (circa 4 centesimi di euro) al kW/h di imposte sull’energia, qui nelle regioni settentrionali l’accisa è di sole 0,19 corone al kW/h, equivalenti a circa 1,7 centesimi di euro, poco più della metà dei circa 3 centesimi di euro che paga chi vive nel Kainuu o in Lapponia Finlandese. Questo, per una famiglia che vive in una villetta di 150 mq con riscaldamento elettrico e consumo annuo di 18000 kW/h significa, in Svezia, un risparmio di €235 circa all’anno solo di accise – buttali via!

Ma forse la misura più visibile è stato il taglio, davvero importante, delle accise sui carburanti, che già ora rende la Svezia uno dei luoghi in Europa con il carburante più a buon mercato. Per di più, da luglio a novembre del 2006, infatti, le accise sui carburanti saranno ulteriormente diminuite di 3 corone svedesi (circa €0,32 al cambio attuale) al litro sia per benzina che per il gasolio e i carburanti agricoli, in una manovra di stimolo del valore di circa 18 miliardi di corone svedesi (circa 2 miliardi di euro). Ma le odiate accise sui carburanti avevano già subito drastiche riduzioni negli scorsi anni, tanto che già da mesi la differenza di prezzo genera code alla frontiera ogni fine settimana – ci sono molte persone che vengono da Oulu e Rovaniemi, facendo 250 km, per fare il pieno e comprare gli alcolici.

Da buoni frontalieri siamo andati a confrontare il prezzo di prodotti uguali o paragonabili in Svezia e Finlandia, ottenendo una tabella comparativa abbastanza deprimente per chi ci legge, che, al contrario di noi, non ha la possibilità di andare a fare il pieno o comprare birra e vino dai vicini di confine.

Il giorno 16 giugno, all’ora di pranzo, il distributore ST1 di Tornio, in Lapponia finlandese prezzava la benzina 95E10 a €2,154 e il gasolio a €2,214. Pochi minuti prima il suo fratello gemello dispettoso di Haparanda, subito al di là del confine, vendeva la 95E10 a 17,04 corone (circa €1,585) e il gasolio a 19,04 corone (circa €1,771) al litro. La differenza di prezzo era di circa 57 centesimi al litro per la benzina e di 44 centesimi al litro per il gasolio, ovviamente a favore della Svezia. Chi ha una automobile media a benzina con serbatoio di 50 litri risparmia quindi circa €28,50 (IVA compresa) se fa il pieno in Svezia rispetto che in Finlandia. L’imprenditore finlandese con il furgone da 100 litri di gasolio spende per il pieno, sempre IVA compresa, 44 euroni in più del suo spocchioso omologo svedese. Facile calcolare l’enorme risparmio su base mensile o annuale.

Passiamo al capitolo più doloroso per chi vive in Finlandia: gli alcolici. Iniziamo con il Chianti biologico 2024 di Ruffino, un vino rosso toscano di media categoria: il negozio Alko di Tornio vende a €14,99 la bottiglia da 75 cl, mentre la stessa identica bottiglia si trova al cugino sbarazzino Systembolaget di Haparanda (che si è appena trasferito poco oltre IKEA, a meno di 1 km dal confine) a 99 corone svedesi (circa €9,20), con un risparmio di €5,78 a bottiglia in favore degli svedesi. Un po’ meno peggio va agli amanti delle bollicine: la bordolese di Prosecco brut di Mionetto si trova ad Alko a €14,44, mentre a Systembolaget il prezzo è di 105 corone (circa €9,76): lo svedese risparmia in questo caso €4,67 a bottiglia.

Anche chi preferisce la birra nella terra del Kalevala si deve rassegnare a spendere molto di più: una bottiglia da 0,33 di Peroni Nastro Azzurro costa ad Alko €2,89, mentre la stessa bottiglia si porta via di là dalla cortina con appena 19 corone (€1,76): il classico sixpack da 6 bottiglie costa quindi €10,60 oltreconfine, e ben €17,34 qui da noi, una differenza a nostro sfavore di addirittura €6,74.

Passando ai generi alimentari, abbiamo subito un colpo di scena inaspettato. All’ipermercato Prisma (insieme a Lidl e Tokmanni, l’unico di Tornio) il mitico Oivariini (misto spalmabile di olio di colza e burro con aggiunta di sale e vitamina D, per non farsi mancare nulla) costa €4,29 nella confezione da 600g, ovvero €7,15 al kg. Nell’unico suo equivalente di Haparanda, ICA Maxi, il prodotto analogo, che si chiama Bregott, costa 67,43 corone nella confezione da 700 g, ovvero €8,96 al kg! Ecco che con il rasva di montagna, il finlandese ci guadagna.

Si torna alla triste normalità con il latte intero: un litro di Valio ottenuto da mucche che pascolano all’aperto (vapaan lehmän täysmaito) costa al Prisma €1,45, mentre il prodotto equivalente nel paese delle Tre Corone (standardmjölk 3% di Arla) costa 11,89 corone, ovvero circa €1,10 – ben 35 centesimi in meno!

Finiamo questa semiseria comparativa con l’acqua frizzante aromatizzata: un pacco da 12 bottiglie da 0,33l di acqua gassata con gusto pera di marca Olvi Vichy costa al Prisma €6,90, mentre la sua omologa svedese, cioè Loka Päron, ha un prezzo di 69 corone per 12 bottiglie, ovvero circa €6,41: la differenza è di soli €0,49 in favore degli svedesi. Entrambi i prezzi comprendono il vuoto a rendere, che in Svezia in realtà è di 2 corone (€0,18) invece di €0,10 in Finlandia, quindi al netto del vuoto lo svedese spende 57 centesimi in meno del finnico per le 12 bottiglie – tutto sommato una differenza accettabile: conviene smettere di bere alcolici. E cominciare ad andare a piedi.

Non abbiamo dubbi che la Finlandia lo faccia per il nostro bene.

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