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Gallagher: “Urgente ravvivare lo spirito di Helsinki”

Per la prima volta dall’assunzione dell’incarico di Segretario per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Gallagher ha incontrato i corrispondenti dei media esteri accreditati in Italia nella sede romana della loro associazione. L’incontro, svolto in un clima disteso ma attento, ha offerto un’ampia panoramica delle priorità diplomatiche della Santa Sede: dalla salute e dai viaggi di Papa Leone XIV all’impegno della Santa Sede per la risoluzione dei conflitti in corso, dalla situazione in Medio Oriente alle relazioni con la Cina.

Il prelato inglese ha risposto pacatamente e in modo circostanziato alle domande dei giornalisti, alternando valutazioni prudenti sulla situazione internazionale ad indicazioni sul metodo diplomatico della Santa Sede. Ma è stata soprattutto una domanda sulla possibilità di rilanciare la Conferenza di Helsinki a far emergere una delle riflessioni più significative emerse nell’incontro.

Alla domanda se una nuova Conferenza di Helsinki, auspicio richiamato in vari interventi sia da papa Francesco che da papa Leone XIV e dal presidente Mattarella, sia un progetto realistico o soltanto una speranza, Gallagher ha riconosciuto che “in questo momento sarà molto difficile” . Ha però aggiunto di condividere pienamente quella speranza, definendo lo ‘spirito di Helsinki’ un riferimento ancora necessario per l’Europa e per le relazioni internazionali.

Per l’arcivescovo, l’Atto Finale siglato ad il 1° agosto 1975 ad Helsinki, rappresenta infatti il simbolo di un’epoca in cui Paesi profondamente divisi sono riusciti a parlarsi e a costruire un’organizzazione capace di favorire la pace e la cooperazione economica nel continente. Un modello, ha sottolineato, di cui l’Europa e il mondo avrebbero oggi “disperatamente bisogno” .

Gallagher ha ricordato di essere rimasto colpito già all’inizio del proprio incarico, quando, partecipando alla sua prima riunione ministeriale dell’OSCE, aveva constatato che Russia e Ucraina non si parlavano più. Una situazione, ha osservato, che inevitabilmente avrebbe prodotto conseguenze. Per questo, ha aggiunto, occorre cercare di ricostruire canali di dialogo.

La Santa Sede, ha assicurato, è “profondamente impegnata”  in questa direzione. Gallagher ha evocato il ruolo storico del cardinale Agostino Casaroli, ricordando il suo impegno costante nel percorso che aveva condotto alla Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE) e, più in generale, alla diplomazia vaticana verso l’Est. Un impegno, ha detto, che Casaroli aveva sostenuto “dal primo all’ultimo giorno” .

Secondo il Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, il rilancio dello “spirito di Helsinki” non è soltanto un richiamo simbolico al passato. È, piuttosto, una necessità concreta: senza un sistema multilaterale rinnovato e di nuovo funzionante, i Paesi piccoli e medi rischiano di perdere ogni reale influenza sugli equilibri mondiali. Il mondo, ha avvertito, finirebbe per dividersi nuovamente in blocchi, con il rischio che tali blocchi alimentino tensioni e conflitti in aree strategiche.

Per questo Gallagher ha concluso parlando di urgenza. Occorre lavorare per quel dialogo, ha detto, e occorre convincere gli altri a farlo. Non tanto per ripetere formalmente l’esperienza del 1975, quanto per recuperare il suo principio fondante: la possibilità che anche avversari profondamente distanti possano sedersi allo stesso tavolo, riconoscersi reciprocamente e cercare regole comuni di convivenza.

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