Di recente è ricorso l’anniversario della pubblicazione del testo rivoluzionario Sain roolin, johon en mahdu: suomalaisen naiskirjallisuuden linjoja. (Mi è stato dato un ruolo che non mi si confà: linee di sviluppo della letteratura finlandese scritta dalle donne). Per quest’occasione, Viola Parente-Čapková ha intervistato l’ideatrice del volume, Maria-Liisa Nevala, Professore associato di Letteratura finlandese all’Università di Helsinki, dal 1977 al 1991 e successivamente Direttrice Generale del Teatro Nazionale Finlandese, incarico che ha ricoperto fino al suo pensionamento nel 2010. Le sue riflessioni sul come sia nato quel progetto, su cosa si proponeva di fare e sul successivo orientamento della la storia della letteratura scritta da donne in Finlandia sono straordinariamente attuali, anche a 35 anni di distanza.
Nevala racconta come, dopo anni trascorsi all’estero—negli Stati Uniti, in Francia, a Londra e a Göttingen—l’idea di una storia della letteratura femminile finlandese abbia preso forma al suo ritorno a Helsinki nei primi anni ’80. Avendo vissuto a Londra proprio nella casa dove un tempo abitava Virginia Woolf, sentiva che il vibrante fermento degli studi di genere in Inghilterra, Francia e Stati Uniti non trovava un equivalente chiaro in patria. In Finlandia esisteva qualche ricerca femminista, ma nulla di tanto organico e collaborativo come il progetto Nordisk kvindelitteraturhistorie avviato nel 1981 dalla casa editrice danese di Merete Ries. Quando i danesi contattarono la Finlandia nel 1986, Nevala colse al volo l’occasione di riunire un gruppo di giovani studiosi e dottorandi: undici persone che si incontrarono durante quattro seminari per discutere teoria in lingua scandinava comune e per riportare alla luce scrittrici dimenticate.
L’obiettivo, spiega Nevala, era umile ma cruciale: costruire prima di tutto una solida base, poi lasciare alle generazioni future il compito di spingersi oltre negli approfondimenti. Il fulcro del progetto si basava su un elemento spesso trascurato nelle storie letterarie tradizionali: la tradizione orale, affinché le memorie popolari e le esperienze vissute dalle donne potessero radicare le analisi. Coinvolgendo la folclorista Satu Apo, mescolarono racconti di vita dal punto di vista delle donne con le opere ufficiali. Inoltre, si impegnarono in un lavoro d’archivio esaustivo: ogni scrittrice pubblicata doveva trovare posto nell’opera, pur sapendo come alcune omissioni fossero inevitabili. Volevano anche capire come la critica avesse trattato le donne nel tempo e come le diverse classi sociali avessero influenzato le opportunità di scrittura e di ascolto.
Quando Sain roolin uscì nel 1989, la risposta accademica fu in gran parte positiva. Gli studiosi le chiesero di parlare dell’opera nei convegni, molti corsi la adottarono come testo di riferimento e le valutazioni degli esperti ne elogiarono la fondatezza. Nella sua recensione su Helsingin Sanomat, il critico letterario Pekka Tarkka accusò Nevala e i suoi collaboratori di un “marxismo ideologico”. Un’accusa pungente—soprattutto perché la moglie di Tarkka era l’editrice del libro—che Nevala tuttavia smorzò con un sorriso: sì, avevano uno scopo, quello di mostrare la posizione delle donne nella letteratura finlandese e nella società; ma non progetto ideologico, se non ridare spazio a voci femminili.
Trentacinque anni dopo: oltre il binarismo
Col senno di poi, Nevala è affascinata da quanto sia cambiato il panorama dal 1989. Il rigido dualismo uomo-donna ha lasciato il posto a un vero e proprio spettro di identità di genere, che richiede nuovi strumenti interpretativi. Se non si può più assumere che il narratore sia semplicemente maschio o femmina, quali domande porre? Lei è curiosa di vedere come un autore maschile ritrae esperienze femminili, come in Käräjät (Tribunali) di Markus Nummi, o come scrittori contemporanei quali Jussi Lehtonen esplorino il legame padre-figlia. In ogni caso, la lente femminista conserva un suo ruolo, anche se è necessario che si apra alle voci trans e non-binarie.
Portare la letteratura finlandese nel mondo
Uno dei più grandi desideri di Nevala è un approccio veramente internazionale alla storia letteraria finlandese. Troppe volte la Finlandia viene trattata come una “bolla” isolata, quando invece i suoi scrittori hanno sempre dialogato con correnti russe, tedesche, scandinave e più ampie reti europee. Ed è per questo che si augurerebbe più studi su questi dialoghi transnazionali, supportati da fondi per la formazione linguistica e la mobilità. Solo inserendo la Finlandia in un contesto più vasto possiamo capire la portata e la risonanza delle sue lettere.
In un’epoca che spesso dimentica o ignora la storia, Nevala sostiene che la storia letteraria sia più importante che mai, dal momento che è capace di mostrarci come il potere plasmi i canoni, come le mode critiche e sociali determinino i nomi degli autori da passare ai posteri. Con le turbolenze politiche e culturali che ci circondano, conoscere le nostre radici ci aiuta a capire dove stiamo andando. E con i tagli alle arti e alle scienze umanistiche, diventa urgente difendere il lavoro archivistico, le monografie (non solo gli articoli brevi) e una formazione accademica solida.
Infine, Nevala affronta il dilemma: le storie letterarie di donne, sámi e altre minoranze, dovrebbero rimanere in pubblicazioni dedicate o entrare nelle narrazioni generali? L’autrice vede vantaggi in entrambe le soluzioni. Gli studi dedicati sono essenziali per portare alla luce voci dimenticate, ma una volta posate le basi, l’obiettivo dev’essere integrarle nella trama più ampia, perché la storia della letteratura finlandese rifletta davvero tutte le sue voci.
Leggere le sue riflessioni è come prendere parte a un dialogo ancora vivo. Il rigore, lo spirito collaborativo e la curiosità di Nevala dimostrano come la storia letteraria possa rivelare non solo il passato, ma anche una via da percorrere, dove ogni voce è capace di trovare un proprio posto.
Per la versione finlandese, si veda l’intervista pubblicata su Avain, vol. 22, n. 1 (2025)
Foto del titolo: Elisabeth Jerichau Baumann, Mermaid (1873), Ny Carlsberg Glyptoteket