Per quasi due secoli, l’identità culturale della Finlandia e la costruzione della sua mitologia nazionale si sono coagulate attorno a un’unica opera, imponente e canonica: il Kalevala. Compilato da Elias Lönnrot nel XIX secolo, il poema epico ha offerto alla nazione un mito delle origini di cruciale importanza, soprattutto nel contesto delle aspirazioni indipendentiste finlandesi. E tuttavia i materiali su cui il Kalevala si fonda provengono quasi esclusivamente dalle regioni orientali (Carelia, Arcangelo, Ingria) cosicché questo predominio ha finito per relegare ai margini, in maniera sistematica, il patrimonio mitologico delle province occidentali, come Varsinais-Suomi (Finlandia Propria), Satakunta e Häme.
Con Rauni: Länsisuomalainen kansaneepos (Rauni: un’epopea popolare della Finlandia occidentale), Juha Jyrkäs si propone precisamente di intervenire su questa asimmetria, elevando la poesia orale occidentale a una dignità pari a quella tradizionalmente riconosciuta ai materiali orientali.
Il “deficit occidentale”
Nel pieno del nazionalismo romantico, studiosi come Lönnrot compresero che le antiche tradizioni canore della Finlandia occidentale erano già state, in larga misura, compromesse. La prossimità alla Svezia e una cristianizzazione più precoce (dapprima cattolica, poi luterana) avevano infatti contribuito a erodere e a sopprimere la trasmissione degli antichi canti runici. Le regioni orientali, più remote e segnate dall’influsso di una religiosità ortodossa maggiormente sincretica, avevano invece conservato più a lungo la continuità della tradizione orale.
Ne derivò una conseguenza di vasta portata: l’identità nazionale finlandese venne edificata principalmente su figure e simboli orientali, come Väinämöinen o il Sampo. Eppure, in modo apparentemente paradossale, i primi esempi documentati di nelipolvitrokeinen (il tetrametro trocaico, il celebre “metro kalevaliano”) erano stati registrati proprio in area occidentale. Rauni si inserisce in questo scarto storico e critico come un’opera di rivendicazione culturale: intende mostrare che anche l’ovest finlandese possedeva eroi, sistemi magici e nuclei leggendari pienamente degni della forma epica.
L’autore: Juha Jyrkäs
La tenuta di un’operazione di sintesi folclorica dipende, inevitabilmente, dalla qualità del suo compilatore. Juha Jyrkäs, scrittore, musicista e studioso di poesia popolare, presenta un profilo interdisciplinare che lascia emergere una competenza profonda e multiforme. Pioniere del cosiddetto “metal kanteliano” (il kantele è l’antico strumento a corde della tradizione finlandese) e autore di numerosi testi composti in tetrametri trocaici, Jyrkäs mostra una padronanza non soltanto linguistica, ma anche musicale e ritmica. La sua gestione della metrica e della materia poetica non risulta mai artificiosa; al contrario, si avverte in essa una naturalezza che dà l’impressione di un’adesione organica al respiro stesso della tradizione.
La sua capacità di interrogare con competenza gli archivi folclorici primari era poi già emersa in pubblicazioni precedenti, quali Länsi-Suomen lemmenloitsut (Incantesimi d’amore della Finlandia occidentale) e Länsisuomalaisia tietäjiä ja tietäjän sanoja (Saggi della Finlandia occidentale e il potere delle loro parole).
Gli archivi SKVR e la questione dell’autenticità
Dal punto di vista metodologico, Rauni si configura però come un’opera ibrida. Se i singoli versi e gli incantesimi che la compongono sono storicamente autentici, risultando catalogati nel Suomen Kansan Vanhat Runot (SKVR, Gli antichi runi del popolo finlandese), monumentale archivio accademico che raccoglie circa 100.000 poesie orali, la sua architettura complessiva è invece frutto di una costruzione autoriale.
Per dare unità a materiali dispersi e frammentari, Jyrkäs ricorre infatti a una cornice narrativa che organizza l’epopea attorno al viaggio di due figure femminili lungo la Hämeen härkätie, l’antica “Strada dei buoi” di Häme, storica via commerciale.
Le protagoniste sono Rauni-neito, la fanciulla Rauni, associata al dio del tuono Ukko e al sorbo sacro (pihlaja in finlandese, termine connesso all’antico norreno raun) e Vauhtus-noita, Vauhtus l’incantatrice, nome storicamente derivato dalla figura europea di Faust e perciò particolarmente eloquente della contaminazione tra magia finnica e occultismo continentale.
Va però osservato che negli SKVR non si rinvengono versi dedicati a quest’ultimo personaggio: la sua presenza emerge piuttosto nelle uskomustarinat, le leggende in prosa della Finlandia occidentale, e negli arkkiveisut, i fogli stampati popolari che tra Settecento e Ottocento circolavano tra marinai e contadini.
Per ingannare il tempo durante il viaggio, le due donne si raccontano storie che si fondano, come si è detto, su autentici poemi popolari. Fra queste compare la vicenda di Klaus Kurki:
Klaus Kurki, sir di Laukko,
impalmò la bella Elina.
Ma l’ancella, giovin Kirsti,
s’attoscò il cor d’amaro.
“Perché piangi, giovin Kirsti?”
“Piango invero, sir di Laukko:
giace Uolevi con Elina.”
Il sir di Laukko, assai irato,
l’esca accende con l’acciaro,
e dà in fiamme la dimora.
Ciò che qui si osserva con particolare evidenza è che il materiale occidentale si distingue da quello orientale non soltanto per i suoi contenuti, ma anche per la sua fisionomia formale. Vengono meno, infatti, i pesanti parallelismi e le ripetizioni così caratteristiche di molta poesia dell’est, mentre si impone una progressione narrativa più rapida, tesa e drammatica, che richiama la ballata medievale scandinava.
La cupa leggenda del maniero di Laukko
Il maniero di Laukko, situato a Vesilahti, è una delle tenute più celebri e storicamente significative della Finlandia. La sua reputazione più oscura discende dalla ballata cui rimandano i versi sopra citati, la vicenda di Elinan surma (La morte di Elina), sospesa in una zona ambigua tra memoria storica e immaginazione mitica.
Nel racconto folklorico, Klaus Kurki, accecato da una gelosia infondata, fa bruciare vivi nel maniero la moglie Elina e il suo scriba Uolevi. In seguito, quando le ceneri vengono setacciate, vi ritrova l’anello di Elina e comprende troppo tardi l’innocenza della donna, che per di più portava in grembo suo figlio. Travolto dal dolore e dalla colpa, monta a cavallo (oppure, secondo altre versioni, sale su una slitta) e, nel cuore dell’inverno, si dirige verso un punto non ghiacciato del lago Pyhäjärvi, dove sceglie di lasciarsi annegare.
Sul piano storico, Klaus Kurki rimanda a una figura reale del XV secolo, Klaus Lydekenpoika Djäkn, comandante del castello di Turku e balivo noto per la sua durezza. Gli storici, tuttavia, hanno largamente smentito la verità letterale della ballata: Klaus Djäkn non fu un uxoricida e, anzi, sua moglie gli sopravvisse di diversi anni, mentre egli morì per cause naturali intorno al 1435.
La critica storica tende pertanto a interpretare Elinan surma come la variante locale di una leggenda migratoria ampiamente diffusa in Europa, affine per struttura tanto alla vicenda di Otello quanto a numerose ballate scozzesi di adulterio e omicidio. È verosimile che i contadini di Vesilahti abbiano associato questa storia terribile a Klaus Djäkn proprio perché ai loro occhi egli incarnava il signore straniero, duro e oppressivo, di origini tedesco-svedesi, che imponeva tasse gravose e governava con pugno di ferro. Trasformarlo, nel canto popolare, in un marito omicida e suicida significava allora esercitare una sottile ma incisiva forma di rivalsa contadina: una diffamazione poetica sopravvissuta, con straordinaria tenacia, per oltre sei secoli.
Un’epica parallela
Rauni non intende invalidare il Kalevala né contendergli il suo posto centrale nel canone finlandese. Piuttosto, gli si accosta come testo parallelo, gemello e autonomo. Demistificando l’idea che l’epica finlandese sia un patrimonio esclusivamente orientale, l’opera di Jyrkäs restituisce ai finlandesi occidentali uno specchio mitologico più aderente alla loro memoria storica e culturale. In questo senso, il suo valore non risiede soltanto nel recupero di un’eredità dimenticata, ma anche nel mostrare come la costruzione delle epopee nazionali non appartenga soltanto al passato: essa rimane un processo culturale ancora vitale, aperto, e per sua natura continuamente rinegoziato.
Jyrkäs, Juha (ed.)
Rauni – länsisuomalainen kansaneepos
Helsinki, Salakirjat 2025

