Romanzo storico finlandese

È stata pubblicata di recente la IX Appendice dell’Enciclopedia italiana Treccani, che contiene, tra le molte altre cose, anche l’aggiornamento della voce relativa alla Letteratura finlandese, scritta dalla nostra collaboratrice Viola Parente-Čapková. Abbiamo chiesto a Viola di farci avere, tratta da quel suo contributo, una scheda su una delle tendenze più marcate della produzione finlandese più recente, il genere del Romanzo storico.

Grazie all’attività dei traduttori dal finlandese, negli ultimi anni i lettori italiani hanno avuto l’opportunità di familiarizzare con una vasta gamma di generi letterari della letteratura finnica – sia con opere che, secondo il giudizio tradizionale, possono essere definite popolari, sia con testi che in Finlandia hanno lo status di classici contemporanei, acclamati come dagli esperti così anche da un più vasto pubblico di lettori. Tra le opere di maggior successo internazionale di autori finlandesi degli ultimi dieci anni troviamo soprattutto romanzi storici scritti da donne – possiamo citare, tra gli altri L’ordine (Käsky, 2003; trad. it. Delfina Sessa, 2007) di Leena Lander (1955), La purga (Puhdistus 2008; trad. it. Nicola Rainò, 2010) di Sofi Oksanen (1977) e L’amore nel vento (Kätilö, 2011; trad. it Nicola Rainò, 2015) di Katja Kettu (1978). Questi tre romanzi illustrano anche appropriatamente i temi attualmente trattati dal romanzo storico finlandese.

Se intendiamo il termine “classici” come la raccolta di opere tradizionalmente classificate nel canone della letteratura nazionale, non è sorprendente che un posto fisso tra quelli finlandesi sia occupato proprio dal romanzo storico.

Come in altri paesi, anche in Finlandia, a partire dal XIX secolo, questo genere contribuì in maniera concreta alla costruzione dell’identità nazionale e alla creazione di una storia nazionale – uno dei primi autori di romanzi (in svedese) in Finlandia fu Zacharias Topelius (1818-1898), delle cui opere possiamo dire, senza paura di esagerare, che contribuirono a creare la storia finlandese. Mentre in Finlandia Topelius è considerato un classico del romanzo storico a partire dalla fine del XIX secolo, la sua predecessora, Fredrika Runeberg (1807-1879), raggiunse tale status soltanto un centinaio di anni più tardi, vale a dire in tempi relativamente recenti. Fino ad allora la prospettiva esplicitamente femminile, che Runenerg aveva scelto per i suoi romanzi storici, fu la ragione principale che le impedì di entrare a far parte del canone letterario finlandese. Attualmente, possiamo quasi dire che, al contrario, la prospettiva femminile è quella dominante, e ciò in linea con la tendenza internazionale di concettualizzare gli eventi dei romanzi storici dal punto di vista dei gruppi sociali marginali. Così come il trend della microstoria nell’ambito delle scienze storiche, anche il romanzo storico contemporaneo cerca di presentare una visione nuova e sorprendente del passato, porre nuove domande, svolgere argomenti finora (più o meno volutamente) trascurati, o addirittura incoraggiare dibattiti sulla revisione dei grandi eventi storici.

In Finlandia, il dialogo tra il romanzo storico e le scienze storiche ha una lunga tradizione e dalla seconda metà del XX secolo si è concentrato principalmente su due vicende traumatiche e, allo stesso tempo, profondamente controverse della storia moderna finlandese. La prima è la guerra civile del 1918 tra i “rossi”, che cercavano di imporre un colpo di stato comunista, e i “bianchi”, che lottarono per impedirlo. La seconda è costituita dagli eventi della seconda guerra mondiale, che in Finlandia significò la consecuzione dei due conflitti con l’Unione Sovietica: la cosiddetta Guerra d’inverno, quando la Finlandia si difese dall’aggressione sovietica del 1939-40, e la così chiamata Guerra di continuazione (1941-1944), quando la Finlandia combatté l’Unione sovietica a fianco della Germania.

Già in “Sinuhe, egyptiläinen” (Sinuhe l’egiziano, 1945) di Mika Waltari (1908-1979, nella foto) troviamo efficaci parallelismi tra la storia antica e la seconda guerra mondiale; negli anni 1950 e 1960, i dibattiti sulla necessità di rivalutare il conflitto mondiale e la guerra civile finlandese ispirarono i romanzi storici di Väinö Linna (1920-1992). Tali dibattiti proseguono tuttora e vi partecipano sia gli storici sia gli autori – attualmente soprattutto autrici – di narrativa.

L’ordine di Leena Lander è ambientato durante la guerra civile finlandese, e racconta la storia di una rappresentante delle “guardie rosse”, demonizzate dopo la guerra dalla parte vincitrice, che le proclamò “cagne sgualdrine”, non meritevoli di essere considerate esseri umani e da liquidare impunemente. Diversi anni dopo la pubblicazione del romanzo, hanno visto la luce anche due saggi corposi ad opera di ricercatrici finlandesi, dove viene affrontata la questione delle guardie rosse nel contesto della ricerca storica. Sia nella narrativa sia nelle opere scientifiche, uno dei temi centrali è la violenza a cui le donne sono esposte durante e immediatamente dopo gli eventi bellici.
Questo tema viene alla ribalta nell’opera di successo internazionale L’amore nel vento di Katja Kettu, ambientata durante la Guerra di continuazione, in particolare durante la così chiamata Guerra lappone (1944-1945), quando i soldati tedeschi in Finlandia da alleati diventarono nemici. Anche L’amore nel vento è stato pubblicato in un momento in cui la storiografia finlandese ha iniziato, con maggiore intensità che in precedenza, ad affrontare i rapporti tra Germania e Finlandia. La Guerra d’inverno è la storia dell’eroismo finlandese, quella di continuazione è già più problematica – e quella lappone è una questione ancora più spinosa, afferma la stessa autrice riguardo alla scelta del tema. L’ambientazione lappone, il “patrimonio” sciamanico della protagonista e l’uso suggestivo del dialetto locale hanno portato addirittura a parlare di quest’opera come di una variante nordica del realismo magico. Antitesi dell’enfasi sulla magicità del romanzo sono state le denunce di errori storici e imprecisioni in cui probabilmente cade ogni autore di romanzi storici

Critiche simili non hanno risparmiato nemmeno l’autrice finno-estone Sofi Oksanen, la cui Purga è il romanzo maggiormente premiato, sia in ambito finlandese sia internazionale, tra le opere succitate.

Grazie alle traduzioni di Nicola Rainò, attualmente i lettori italiani hanno la possibilità di accedere anche alle altre opere della stessa autrice, a quella che possiamo considerare il suo debutto nel genere del romanzo storico, “Stalinin lehmät” (2003; Le vacche di Stalin, trad. it. 2012) e soprattutto a “Kun kyyhkyset katosivat” (2012; Quando i colombi scomparvero, trad. it 2014). A differenza della Lander e della Kettu, che attingono alla storia della Finlandia, la Oksanen considera sua missione quella di familiarizzare la Finlandia e gli altri paesi con la storia estone. L’autrice si concentra principalmente sul periodo dell’occupazione sovietica dei Paesi baltici nel corso del XX secolo dal punto di vista delle donne; nella Purga, inoltre, mette in relazione la tortura sessuale subita dalle donne durante il terrore sovietico e il traffico di donne nei paesi post-comunisti negli anni 1990 del XX secolo. Oksanen stessa ha partecipato a pubblicazioni che trattano il periodo di occupazione sovietica dell’Estonia nello spirito dei saggi storici. Di quanto il genere del romanzo storico sia ancora fortemente legato al sentimento nazionale, dà testimonianza la ricezione delle opere di Sofi Oksanen in Estonia, dove tra le eco suscitate dalle sue opere possiamo trovare sia laudi entusiaste sia accuse di improbabilità ed errori. Alcuni storici si sono schierati dalla parte dell’autrice, sostenendo che un’opera letteraria non può essere assoggettata ai requisiti della “verità storica”. È interessante notare come la Oksanen non abbia in qualche modo rinunciato alla responsabilità per la “storicità” della sua testimonianza letteraria della storia estone, né abbia contestato l’aspetto di genere della sua autorialità e del contenuto dei suoi romanzi storici, che viene spesso sottolineato – a differenza di quanto abbiano fatto altre autrici finlandesi di romanzi storici.
Gli eventi (non solo) della storia finlandese, sia lontana sia più recente sono trattati anche da altre autrici finlandesi in romanzi spesso di difficile classificazione. Da un punto di vista letterario, la più significativa di queste opere è il romanzo di Kristina Carlson (1949, nella foto) “Herra Darwinin puutarhuri” (2009; Il giardiniere del signor Darwin), una sonda intellettualmente stimolante nella storia delle idee, una storia poetica e coinvolgente sulla tragedia dei destini umani.

Si può solo sperare che il pubblico italiano possa presto conoscere anche le autrici (e gli autori) finlandesi dei romanzi storici scritti in svedese (Ulla-Lena Lundberg, 1947, Kjell Westö, 1961), dal punto di vista della minoranza svedofona della Finlandia. Questi romanzi permettono una visione relativamente diversa del rapporto tra il genere del romanzo storico “classico” e l’identità nazionale; un punto di vista radicalmente dissimile, tuttavia, è quello offerto dalle autrici sámi (Kirste Paltto, 1947), testimonianza della posizione delle minoranze colonizzate.

(La Rondine – 20.3.2016)