Puliukko

Termine gergale, abbreviato pultsari, pulsu: “vecchio ubriacone”, anziano più incline al consumo di alcol che a quello del sapone o della crema da barba. La vocazione autodistruttiva di tali soggetti è efficacemente rappresentata dall’espressione rappioalkoholisti, “alcolista al crepuscolo”, mentre il profilo caratteriale emerg esaustivamente nella parola spurgu o spuge (finnosvedese burk, “irascibile”).

Se l’elemento –ukko connota l’onorata età del soggetto, puli– deriva dal latinismo pulituuri, prodotto per la lucidatura dei mobili contenente una percentuale significativa di alcol. Secondo una certa tradizione orale, una volta senza un quattrino il puliukko continuava l’assunzione di CH3-CH2-OH rifugiandosi in prodotti alcolici ma non destinati al consumo alimentare, tipo liquidi antigelo e, appunto, sostanze per la cura delle superfici di legno.

Con la cessata produzione della celebre lacca “Dicco”, prodotto di punta della Schildt & Halberg apprezzato per l’uso proprio e ancor più per quello improprio, è scomparso il bizzarro costume ma non il termine da esso derivato, né la corrispettiva categoria umana che ancora oggi popola i rarefatti paesaggi urbani della Finlandia.

Una tribù seminomade caratterizzata da una relativa omogeneità etnica, religiosa e comportamentale, come i generi alimentari per la sussistenza (würstel di marca HK detti sininen lenkki, “anello blu”) trasportati da un bivacco all’altro in sacchetti di plastica dai colori vivaci con forme e iscrizioni che, secondo gli antropologi, connotano l’appartenenza al clan (il gruppo “K” e il gruppo “S”).
Interloquire con un esemplare autentico di puliukko è in realtà un’esperienza estremamente costruttiva: si può passare da una disamina sulle oscillazioni del prezzo del tabacco alle più stringenti questioni geopolitiche dei paesi di fascia sub-artica, fino a ponderate critiche del sistema assistenziale finlandese senza avvertire un eccessivo senso di smarrimento. (m.g.)


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