“Fiori, non opere di bene”. Una manifestazione xenofoba a Turku

Il 18 agosto è un anniversario triste per la città di Turku: come vi avevamo raccontato qui, tre anni fa un diciottenne immigrato sferrò un attacco nella piazza centrale della città uccidendo due donne e ferendone gravemente altre tre, di cui una era la nostra connazionale Lisa.

Da allora l’evento è diventato un pretesto per organizzare nello stesso periodo una manifestazione anti-immigrazione da parte di un gruppo di ultradestra. La marcia “Kukkavirta 188” si è svolta senza problemi di sorta domenica 16 agosto e quest’anno si è arricchita anche di un nuovo slogan in risposta al movimento globale antirazziale “Black Lives Matter”: non hanno trovato nulla di più fantasioso che parafrasare in “White Lives Matter”.

I giornali locali, parlando della manifestazione razzista in opposizione alla marcia antirazzista “Turku senza nazisti” (Turku ilman Natseja) che si è svolta durante la medesima giornata, senza sbilanciarsi (come pure il commissario Joonas Tikka) commentano solo che entrambe le manifestazioni sono state autorizzate e che gli organizzatori hanno preso misure anti COVID. E che entrambi gli eventi sono drug-free. Insomma, passi la xenofobia, ma le regole sono regole!

Leggendo la dichiarazione del gruppo Kansallismielisten liittouma, si trova un facile parallelismo tra gli episodi avvenuti in America e la situazione in Finlandia: “Il 18 agosto 2017 è stato il giorno in cui la Finlandia ha compiuto un passo verso un sogno multiculturale e si è unita alla nuova normalità in Europa. Un terrorista marocchino ha ucciso due donne in nome del suo Dio nella piazza del mercato di Turku e ha ferito molte altre persone. Era arrivato in Finlandia da una Germania sicura come richiedente asilo. Il suo comportamento radicale è stato denunciato alla polizia, ma senza avere risposta. Questa primavera, negli Stati Uniti, una rivolta anarchica sostenuta da migliaia di finlandesi che si sono uniti alle proteste del BLM è stata segnata in tutto il mondo per piangere la morte di un criminale condannato per aggressione, rapina, droga e armi illegali. Quest’anno il sogno di molti finlandesi e stranieri che vivono in Finlandia ha raggiunto il suo apice. I finlandesi sono in ginocchio davanti a un gruppo di persone messe su un piedistallo sulla base dell’etnia, e chiedono il disarmo delle autorità. Con l’incoraggiamento dello Stato, anche in Finlandia le vite umane sono state ora divise in importanti e meno importanti, e rivolte e violenze contro le autorità sono giustificate in nome del multiculturalismo.”

Foto: Vesa Moilanen/dpa.

NON CONSENTIAMO. NON DIMENTICHIAMO. LE VITE DEI BIANCHI SONO IMPORTANTI”.

In breve il movimento di estrema destra denuncia i politici finlandesi per aver consegnato il paese agli immigrati e quindi, “logicamente”, agli attentati terroristici. E dichiara minacciosamente di non dimenticare. L’atto dimostrativo che è stato ritenuto adeguato per stigmatizzare questa drammatica apertura verso il multiculturalismo?  Gettare fiori nel fiume Aura…

Meglio non sottovalutare mai gli atteggiamenti razzisti e contro le politiche migratorie di un gruppo di destra, ma leggendo certe dichiarazioni non può non sfuggire un sorriso. Quanto al gesto simbolico, quello di gettare dei fiori, viene da pensare, come per certi funerali: ma non sarebbe meglio fare opere di bene?