Markku Kaskela: la poesia come documento

La poesia finlandese offre oggigiorno un’abbondanza di poetiche diverse. Anche se è vero che ciò è comune anche ad altre tradizioni non soltanto europee, è più difficile trovare, in un contesto persino mondiale, un Paese in cui le opere dei classici viventi e quelle di autori più innovativi abbiano lo stesso status, e vengano altrimenti viste come opere poetiche di eguale valore, a parte  giudizi estetici personali.

Ciò è possibile soprattutto grazie al carattere storicamente democratico della cultura finlandese, che, fin dall’inizio, ha privilegiato forme più semplici ma di maggior impatto rispetto alle grandi tradizioni europee. Non deve sorprendere, quindi, se già nei testi poetici del primo autore finlandese di una certa importanza, Alexis Kivi (vero nome Alexis Stenwall, 1834-1872), troviamo affiancati i toni cristiani, la poesia popolare ma anche il linguaggio colloquiale.

Oltre alla marcata diversità formale, la poesia finlandese mostra una peculiare originalità anche per quel che riguarda i temi trattati. A parte i temi espressamente ecologici, che già ritroviamo nella raccolta Kuolleet vedet (Acque morte, 1976) di Eeva-Liisa Manner, dove l’autrice sviluppa la sua particolare visione panteistica precedente verso tematiche ambientaliste, emergono anche temi poco praticati (in alcuni casi considerati veri tabù) come, ad esempio, l’amore tra i vecchi (Lassi Nummi), le relazioni tra nonni e nipoti (Merja Virolainen), i testi fantascientifici (Teemu Manninen).  Questi temi vanno ad aggiungersi ai grandi temi della poesia tradizionale popolare, ancora fermamente presente, più o meno direttamente, in molti autori (Virolainen, Venho, Vilja-Tuulia Huotarinen). Molti poeti finlandesi possono essere considerati scrittori ibridi, che sconfinano sia nella prosa sia nella saggistica, ognuno portando il proprio contributo ed arricchendo la già cospicua poetica finlandese.

Foto Katri Sampo

Le opere di Markku Kaskela (1960 -) comprendono poesie, racconti, libri per l’infanzia e saggi. La poesia però rimane il genere a lui più vicino: “In effetti, ho iniziato con la poesia. Ho sempre sentito la poesia come la mia casa, la vera lingua con cui esprimermi. Anche se scrivo prosa, per bambini o altro, la poesia rappresenta la parola più intima, il modo più delicato di dire le cose e, soprattutto, di capirle. Ho iniziato a scrivere poesie da ragazzo, e lo farò per il resto della mia vita.”

Kaskela è il maggior esponente della “poesia documentaristica”, e nei suoi testi troviamo riferimenti a date, luoghi e avvenimenti precisi: “Credo che il bisogno di precisione provenga dal mio amore per i documentari, per il linguaggio documentaristico. Alcuni potrebbero trovarlo noioso, ma per me è il contrario. È il mio modo di essere fedele a ciò che sto dicendo al momento e alla lingua che uso. Mi è sempre piaciuto quel motto di Paul Schrader: “Arriva in ritardo, vai via presto”. E credo che tutte le storie abbiano bisogno di un posto dove poter aver luogo. Sono un narratore, lo confesso.” I poeti che hanno più influenzato le sue opere sono soprattutto finlandesi: Pentti Saarikoski, Paavo Haavikko, Arto Melleri, ma anche Anna Achmatova e Konstantinos Kavafis, per citarne alcuni.

Forte nei suoi testi risuona anche la musica, anche qui con riferimenti diretti: “Ho vissuto la giovinezza insieme alla musica pop, quando penso ai miei scritti, il mio pensiero corre subito verso David Bowie o anche l’album dei Black Sabbath “Master of Reality”; nell’album c’erano testi “pieni di nonsense”, ma capaci di aprire gli occhi di un ragazzino. Oggigiorno, quando ascolto alla radio, ad esempio, “All the way from Memphis” dei Mott the Hoople, rimango sbalordito.”

Avendo vissuto a Roma, molte poesie della sua ultima raccolta, Argilla (Savi, 2018), trattano di questo suo soggiorno in Italia.

(Foto di Franco Figari)

POESIE

SCIROCCO

Dave Brubeck Quartet registrò Strange Meadow Lark

e Take Five il primo luglio 1959. Blue Rondo A La Turk

e Pick Up Stick le registrò un mese e mezzo dopo.

Cosa sappiamo quando invariabilmente la pioggia colpisce la costa, quando l’acqua dilaga

incessante attraverso tutto ciò che l’uomo ha costruito, attraverso tutto?

L’Atlantico fatica, il Sahara non si arrende: scirocco.

In treno verso l’Aeroporto Leonardo da Vinci il finestrino aperto.

Do you mind? chiede un giovane dall’aspetto sano e pittoresco prima di

aprire il finestrino,

maglione verde, pantaloni dritti blu, la sua amica siede

nella cabina seguente del vagone strapieno: Do you mind?

No, no at all!

Alcuni anni fa nel Regno Unito, il comandante locale dei Vigili del fuoco

in un’intervista con il rappresentante dei media ammise

sotto l’ombrello che loro sono sì capaci di pompare l’acqua, ma che non sanno

dove

Cosa potremmo fare se alla fin fine potessimo?

Ci saranno giorni luminosi, considerevolmente più splendenti di questi

Dave Brubeck raccontò che prima della registrazione dell’album Time out il Quartetto fece molti spettacoli in Medio Oriente e in India e quello che sentirono in quei momenti, ciò che internalizzarono più o meno coscientemente, filtrò successivamente nelle composizioni e finì anche nel disco.

Per Blue Rondo A La Turk Brubeck trovò il tempo 9/8 a Istanbul.

Al mattino il lastricato della terrazza l’intricato ricamo della polvere di sabbia dopo la pioggia

L’IRA DI DIO

L’ira di Dio, la vigilia di Natale un nero a pezzi siede

su una delle sei panchine del parco

di Piazza Ledro: le panchine sono distribuite sui tre lati della piazza sempre due

per lato: l’ira di Dio, il nero siede sul lato da cui

si vede

la fermata dell’autobus e un negozio di biciclette

e l’ufficio postale, aperto ogni giorno per troppo poco tempo e invariabile

ogni volta affollato

(perché? le meravigliose incongruenze di questo paese)

L’ira di Dio, il viso del nero sprofondato tra le mani

(di certo non si preoccupa degli orari di apertura dell’ufficio postale, alla vigilia di Natale)

per tutto il giorno i mendicanti, la gente di strada è stata vogliosamente in movimento,

soprattutto l’area davanti alla chiesa è stata occupata con puntiglio

ancora il giorno di Natale, quando torno da Villa Ada, una coppia di nomadi

all’angolo della chiesa si accorge di me e parla biascica tendendo

verso di me un bicchiere di carta;

ho i bastoncini da cammino, ne ho due: K. corse avanti alla fine del percorso

(no, non lo fece per poter sfuggire i mendicanti)

(verità e leggenda dell’europa 19-)

il confine tra verità e leggenda, la terra del possibile, visitata con maestria

anche da waltari, dove costruì le regole confacenti

dell’intero suo mondo

In tutto e per tutto

e quando lui spinse la testa nell’ammasso di pixel contemporanei e gioiendo

profondamente ne comprese la misura,

il segreto dello spazio: dopo lo specchio uno specchio uno specchio uno specchio,            

    dio lo salutò, gli diede il benvenuto –

                        solo allora iniziò il viaggio

Azione

esco dal corpo, ritorno, esperienze trascendentali

nelle vicinanze dell’aeroporto helsinki-vantaa

flightradar 24h

mi staccai dalla base, diventai una macchina fotografica, camminai lungo tratti di nuvole

secondo una teoria i berserkr raggiungevano la trance bevendo un miscuglio di birra

e mirto di palude

sul punto di addormentarsi, lanuginosi all’estremità del letto, gli spiriti

si poteva andare a fare quattro salti con loro

Infine da un social media viene scelta la ricostruzione esatta da un partecipante all’azione

innamorato, estasiato: attraverso il giorno il fluire del fiume, del fiume, mi alzo dall’erba,

mi dileguo a casa, fremo d’amore

VIA NOMENTANA

via nomentana: nonni che aspettano i nipoti

davanti all’uscita del doposcuola,

un filobus alla fermata, sul display il numero 50, una volante della polizia

parcheggiata sulla banchina della fermata, anche i lampeggianti

accesi

un tizio con la cravatta e il vestito d’un tratto all’angolo di via capodistria, mangia

la focaccia solo col prosciutto, per pranzo

un impiegato solitario sfuggito dagli uffici lungo la strada e avventatosi nella riservatezza

via nomentana, da Roma a nord-est fino a nomentum, ora mentana, lunga 23 km,

originariamente chiamata via ficulensis: arteria, una delle strade principali

e una luce chiara, chiara verso cui cammino, cammino con determinazione

il motivo principale per cui mi misi in viaggio!

e ancora solo registra, individua e analizza: e un’aria che riempie

partito per la città, partito per la città


Questo testo è un estratto del servizio sulla poesia finlandese pubblicato sulla rivista Poesia, n. 343, dicembre 2018, con il titolo Degli attimi inclini. Le poesie qui tradotte da A. Parente sono tratte dalle raccolte Piedistallo, Parla la loro lingua e Storie di una casa parlante.

Immagine del titolo: Eero Järnefelt: Saimi kedolla 1892 (Järvenpään taidemuseo)