Il Padiglione Sámi per la prima volta a Venezia

Una prima assoluta alla Biennale di Venezia: il Padiglione dei Paesi Nordici si è trasformato nel “Sámi Pavilion”. Si tratta di un progetto commissionato da Office for Contemporary Art Norway (OCA) agli artisti sámi Pauliina Feodoroff, Máret Ánne Sara e Anders Sunna. Un omaggio all’arte e alla sovranità della popolazione indigena sámi, che considera le regioni nordiche della Fenno-Scandinavia la propria patria.

Pauliina Feodoroff, Máret Ánne Sara e Anders Sunna

Contributo ufficiale dei Paesi Nordici alla Biennale Arte 2022, il progetto “Sámi Pavilion” arriva in un momento cruciale nella storia dell’Europa settentrionale, dove le Commissioni per la Verità e la Riconciliazione che si occupano di analizzare il colonialismo nordico sono state avviate in Norvegia e Finlandia e sono in discussione in Svezia; un periodo in cui i Sámi stanno avviando richieste di restituzione di opere d’arte e manufatti, e in cui l’Artico sta affrontando gli esiti di una crisi climatica senza precedenti.

La mostra è curata da un gruppo composto dalla ricercatrice sámi Liisa-Rávná Finbog, dalla direttrice e capo curatrice dell’OCA Katya García-Antón, e dal custode della natura Beaska Niillas, anch’egli sámi. Assistenti: Liv Brissach, Raisa Porsanger e Martina Petrelli.

(Foto di Guri Varpe: Sonja di Norvegia con artisti Sámi)

A rimarcare l’importanza storica di questo evento, il “Sámi Pavilion” è stato inaugurato il 21 aprile dalla Regina Sonja di Norvegia, alla presenza dei Presidenti dei Parlamenti Sámi di Norvegia, Svezia e Finlandia. Nel suo discorso, la regina ha sottolineato il significato dell’arte e della cultura in un momento in cui la libertà e la democrazia sono sotto attacco in Europa in un modo che non si vedeva dalla seconda guerra mondiale. La regina ha colto l’occasione per esprimere sostegno al popolo ucraino nella lotta contro l’invasione della Russia ed ha anche espresso la sua felicità per il fatto che il Padiglione Nordico di quest’anno esponga e celebri l’arte Sámi. “Le opere attirano l’attenzione su temi che le popolazioni indigene di tutto il mondo stanno affrontando. Questioni come il cambiamento climatico, la deforestazione e i diritti di identità”, ha affermato la Regina nel suo discorso inaugurale..

Conferendo l’incarico per la trasformazione del Padiglione a Feodoroff, Sara e Sunna, OCA, commissionario del Padiglione, ha inteso richiamare l’attenzione sull’eccellenza di questi artisti, nonché sulla rilevanza internazionale delle loro opere e delle loro esperienze.

La mostra è stata ideata e sviluppata attraverso un lavoro collettivo, in linea con la cultura e i costumi sámi, e nel dialogo dei singoli dialogo con un membro più anziano della comunità. Feodoroff ha lavorato con Asta M. Balto, docente emerita; Sara con Karen E. M. Utsi, allevatrice di renne; e Sunna con Ánde Somby, docente di diritto sámi e noto juoigi (praticante di joik, la pratica musicale Sámi).

“Sámi Pavilion” si avvale, inoltre, della collaborazione dell’artista sámi Hans Ragnar Mathisen (co-fondatore del primo collettivo degli artisti Sámi/Mázejoavku, recentemente invitato ad esporre a documenta14) al quale è stato commissionato il libro degli ospiti, realizzato a mano dallo stesso artista, con lo scopo di accogliere i messaggi dei visitatori del Padiglione.

Il logo interpreta le pratiche e la cosmologia sámi e include tre elementi che ne illustrano la percezione del mondo. Il primo è un simbolo che rappresenta il sole, elemento centrale nella cultura sámi e riconoscibile in numerosi decori tessili. Il secondo elemento riporta al ‘sáivu’, un concetto spirituale precristiano che rappresenta un mondo capovolto e abitato dai propri opposti. Secondo i sámi, queste figure spirituali camminano pianta-a-pianta sotto i nostri piedi e vivono in un mondo diametralmente opposto al nostro. L’idea, riconducibile a questi mondi paralleli, è rappresentata attraverso le lettere specchiate nel design grafico del Padiglione. Il terzo elemento si riferisce alla costellazione più importante secondo i sámi ed è rappresentato dalla figura della renna, con i relativi riferimenti alla caccia e alla Stella Polare. Nella cultura sámi, infatti, l’immagine della renna è fondamentale e ogni sua parte permette di descrivere l’universo: la pelliccia rappresenta la foresta e tutto ciò che in essa vi cresce; le vene e il sangue rappresentano fiumi e laghi. Il palco diventa l’elemento che le ‘noiadi’ (leader spirituali sámi) scalano per raggiungere la Stella Polare e di lì un mondo superiore.

Duodji è la filosofia da cui nascono la cultura materiale e le pratiche creative sámi, individuabili in ogni sua declinazione artistica. Spesso tradotto erroneamente come ‘artigianato’ o ‘arti applicate’ per rispondere alle categorie artistiche occidentali, il termine ‘duodji’ indica una complessa estetica, tipicamente sámi, che combina elementi spirituali, materiali e naturali con i concetti di bellezza e di utilità pratica per realizzare oggetti e decori. La persona che detiene le conoscenze e competenze necessarie per praticare il ‘duodji’ è chiamata ‘duojár’.

Il “Sámi Pavilion” si avvale di 15 giovani mediatori sámi provenienti da tutto il territoArio del Sápmi per offrire ai visitatori della Biennale il punto di vista delle nuove generazioni. In collaborazione con gli organizzatori della mostra, questo programma è gestito dal Sámi University College di Guovdageaidnu e dal Parlamento Sámi norvegese, e rientra all’interno di un ampio progetto di formazione e conoscenza della cultura sámi attualmente in corso nelle scuole norvegesi.

Affianca la mostra il progetto  ÁRRAN 360° che presenta sei lavori commissionati a una nuova generazione di registi e artisti digitali Sámi, rappresentata da Elle Márjá Eira, Marja Helander, Ann Holmgren, Hans Pieski, Siljá Somby e Liselotte Wajstedt. I loro lavori saranno proiettati in anteprima a Venezia a fine agosto nell’ambito del programma collaterale della mostra “The Sámi Pavilion”.

ÁRRAN 360° (‘árran’ è la parola sámi per indicare il focolare attorno a cui le persone si riuniscono per parlare) è un progetto ideato da Anne Lajla Utsi e prodotto dall’International Sámi Film Institute (ISFI) per dare spazio alle voci più impegnate e creative del Sápmi. I loro avveniristici film verranno proiettati su uno schermo monumentale di nuova concezione che avvolgerà gli spettatori a 360 gradi, coprendo le pareti curve della più grande tenda lávvu (struttura simile a un teepee) mai costruita.

ÁRRAN 360° si svolgerà sull’Isola di San Servolo, creando un ponte ideale tra la Biennale Arte e il Festival del Cinema di Venezia di quest’anno. È realizzato in collaborazione con OCA e Norwegian Film Institute (NFI) in occasione di “The Sámi Pavilion”.

Durata della mostra:

23 aprile – 27 novembre 2022

Padiglione dei Paesi Nordici, Giardini, Venezia   https://www.labiennale.org/it/arte/2022 

https://oca.no/thesamipavilion

instagram: @thesamipavilion

facebook: @oca.norway

instagram: @thesamipavilion / @oca_norway

(Foto del titolo da oca.no/news)

Gianfranco Nitti
Giornalista e membro italiano dell'Associazione della Stampa Estera, visita regolarmente la Finlandia, in particolare la Lapponia, di cui scrive da anni.