Alla Tischenko Gallery di Helsinki, è possibile ammirare alcuni rari oggetti che riflettono le ricche tradizioni dei popoli finnougrici della Siberia occidentale, e conoscere le loro ricchissime tradizioni. Il materiale è del secolo scorso e proviene da collezioni private. Buona parte degli oggetti sono dei Khanty e Mansi, due popoli ugrici situati sulle sponde del fiume Ob e i suoi affluenti. A partire dal XIX secolo entrambi i popoli sono stati studiati da etnologi e linguisti finlandesi – come i celebri Kannisto e Karjalainen – e ungheresi, finlandesi, estoni, russi e sovietici.

In mostra vi è un bell’esemplare di lira o zither siberiano, chiamata sangkultap (са̄ӈквылтап, sāŋkwyltap) in Mansi e nares-juh in Khanty. Lo strumento somiglia vagamente a un grande kantele, ha corde di budella di alce, una profonda cassa di risonanza e un suono metallico che suona persino moderno all’orecchio degli occidentali. Secondo alcuni, avrebbe la forma di una barca, secondo altri di uccello o forma umana. Lo strumento viene posto sulle ginocchia e suonato con entrambe le mani. Lo strumento era ed è ancora usato nei rituali e può servire sia a chiamare che a presentare i diversi dei e spiriti con delle melodie specifiche.

I canti e le danze della celebre cerimonia dell’orso erano accompagnati da questo strumento, che può essere anche utilizzato nei riti degli sciamani al posto del tamburo. Nel linguaggio poetico lo strumento è chiamato “il legno a cinque corde amato dagli dei”. In una leggenda, il dio della guerra è fatto prigioniero ma con il suono dello strumento, suonato da un topo, fa addormentare le guardie e riesce a fuggire.
In mostra si possono ammirare un paio di bei guanti usati nelle danze per la già citata cerimonia dell’orso, ornati con la figura dell’animale stilizzato. L’uso di organizzare una complessa cerimonia e festa che durava diversi giorni dopo la caccia e l’uccisione dell’orso è una tradizione che accomuna finlandesi, careliani, sami, khanty, mansi e molti altri popoli subartici (giliachi, ainu e cree). Presso i Khanti e i Mansi la cerimonia includeva un banchetto dove veniva mangiata la carne dell’orso, pantomime piuttosto comiche per divertire gli dei e importanti canti mitici sull’origine del mondo e dell’orso, animale sacro considerato un figlio del dio del cielo Numi Torum e della dea dell’aurora e della terra.

Due tessuti in mostra raffigurano diverse immagini stilizzate di un dio in groppa a un cavallo. Si tratta di Mir-susne-hum, “L’uomo che guarda il mondo”, uno dei sette figli di Num Torum. La leggenda vuole che Num Torum, dopo aver creato il mondo e gli umani, diede il potere di occuparsi della “terra di mezzo” ai figli. Mir-susne-hum vinse una gara di corsa con cavalli con i fratelli e per questo divenne il dio che si occupa degli uomini, la loro società e della giustizia.

È il garante dei giuramenti e delle regole che mantengono la vita sociale. Cavalca per il cielo osservando il mondo e gli eventi, ed è anche il re degli uccelli. Protegge sia gli individui che le famiglie e la loro salute: sacrifici in suo onore erano eseguiti dopo le nascite, i matrimoni e quando un capofamiglia diventava nonno e anziano.

I tessuti in mostra sono ornati di pelliccia di volpe e vari campanelli e anelli. Quello quadrangolare era chiamato jalpin ulam ed era posto sulle vittime sacrificali – renne o cavalli – come una sella prima di essere immolati al dio. Il tessuto rettangolare era chiamato “cintura di Mir-susne-hum”, ed era acquisito solo in età anziana.

Nella mostra si trovano anche oggetti d’uso quotidiano – due grandi ciotole in legno per mangiare la zuppa di pesce – e rituali, come un fazzoletto utilizzato per fare offerte alla dea del fuoco, particolarmente venerata dalle donne.
Da segnalare anche due rari oggetti del popolo artico dei nenets, del ceppo linguistico samoiedo, imparentato con quelli finnici e ugrici: una raffigurazione lignea o idolo di uno spirito dalla testa a punta, e una borsa in pelliccia di renna ornata con simboli relativi alla famiglia e luogo di appartenenza.
Tischenko Gallery. Fredrikinkatu 64 – Helsinki
La mostra è aperta sino al 30 aprile su appuntamento (la data sul manifesto rimanda chiaramente a una giornata magica a noi esclusa!!). Scrivere a tischenko-gallery@elisanet.fi















