Juhannus

San Giovanni, la festa della luce e della spensieratezza nel solstizio d’estate, rappresenta per i finlandesi l’occasione di una lotta titanica in cui tentare, unendo le forze, di sconfiggere la malinconia che li rode. Il paese intero si mobilita sin dalla vigilia: e non solo gli uomini arruolabili, ma anche donne, bambini e vecchi accorrono al fronte. Per respingere le tenebre immensi falò pagani vengono accesi sulle rive delle migliaia di laghi del paese. E in cima ai pennoni si issano vessilli di guerra bianco-azzurri. Cinque milioni di guerrieri, prima della tenzone, si rimpinzano di grasse salsicce e costolette di maiale ai ferri. Tracannano senza scrupoli per farsi coraggio e, al ritmo della fisarmonica, le truppe avanzano per fare i conti con la depressione, avendone ragione nel corso della notte dopo una lotta senza quartiere.

Nel tramestio dei corpo a corpo i due sessi finiscono per incontrarsi, le donne per restare incinte. Intrepidi che sfrecciano sulle acque su gommoni da sbarco vanno ad annegare nei laghi e nel mare. Si contano a decine di migliaia i caduti tra i cespugli e in mezzo alle ortiche, per non dire dei gesti valorosi e di eroico sacrificio. Gioia e prosperità trionfano, la malinconia è respinta, e la nazione, sbaragliato il cupo oppressore, può godersi almeno una notte all’anno di libertà.

(Arto Paasilinna, Piccoli suicidi tra amici, ed. Iperborea. Trad. it. di N. Rainò e M.A. Iannella).


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