Una notte d’inverno, e un traduttore

Una poesia di Eino Leino sul buio dentro e fuori

Eino Leino (Paltamo 1878– Tuusula 1926) è poeta tra i massimi del mondo finlandese, che affronta il Novecento col piglio di un maestro. Nasce a Paltamo, nel cuore della Finlandia, nella regione del Kainuu, e qui entra in contatto con la tradizione allora ancora viva della letteratura popolare. Il Kalevala, ma non solo. Perché, curioso e aperto alla cultura europea, si avvicinò alle opere classiche come alle tendenze più recenti del continente, facendole proprie e poi promuovendole all’interno del contesto finlandese con la sua attività di critico e di traduttore.

Freya Schoultz, foto 1903

In particolare i primi anni del Novecento furono un periodo di alta ispirazione, e coincisero tra l’altro con una accesa storia d’amore per la traduttrice Freya Schoultz, iniziata nel 1902, con la quale si sposò nel 1905. Dal matrimonio vide la luce anche l’unica figlia di Leino, Eya Helka.

Proprio l’anno 1905 vide la luce anche la sua raccolta di poesie Talvi-yö (Notte d’inverno), opera in cui Leino dà prova del suo talento di creatore di miti moderni. L’aveva già fatto nei Canti di Helka (Helkavirsiä, 1903, la cui traduzione italiana di Marcello Ganassini si può leggere oggi nella bella edizione dell’editrice Mimesis), lo farà pochi anni dopo in  Notte di gelo, Halla, 1908, in cui “Leino eleva la poesia finnofona ad un nuovo livello attraverso i suoi esperimenti formali, utilizzando in modo originale sia il cosiddetto verso kalevaliano sia gli elementi delle poetiche di diverse lingue europee.” (Viola Parente-Čapková)

Al centro della sua poesia ritroviamo le questioni fondamentali dell’umanità moderna: il rapporto dell’individuo con l’ignoto e la morte, la libertà individuale e i limiti della conoscenza. Emozioni, sentimenti e riflessioni intellettuali si uniscono a una profonda coscienza delle radici di quella poesia.

Vi presentiamo il testo eponimo della raccolta Notte d’inverno, nella splendida traduzione di Antonio Parente, in cui la resa del ritmo, apparentemente cantabile, e al tempo stesso la forza evocativa delle parole che quell’armonia va complicando, ci restituiscono gran parte del gusto raffinato, complesso, del “più antico dei moderni”.

È l’occasione anche, alla fine di un anno, per ringraziare Antonio per la decennale opera di traduttore (anche dal finlandese, anche sulla Rondine), per la sua capacità di avvicinare a noi lettori mondi altrimenti lontani, che lui sa capire a fondo, per poi restituirceli con grazia e competenza. Di questo, pure, gli siamo grati.

H. Simberg, Joutsenlaulu (1899)

Notte d’inverno

Il mare del nord minaccia impetuoso,
sui banchi di neve si irradia la morte,
la rocca di Louhi la luce vi ha roso,
i cieli si tingon d’azzurro più forte;
l’ondata marina s’increspa, è schiumata
i baiti del lupo, le alci più ghiotte,
il sole che cala, stadera dorata,
poi ferrea si leva col gelo la notte.

Nel buio si aggira un’unica forza:
la rapida scroscia di schiuma gelata.
L’abete in collina lo sguardo rafforza
su tutto scintilla la stella agognata.
Frangenti gelati s’infrangono intorno
più lesta moretta nell’acqua zampetta,
ma quando le ondate fanno ritorno
il cigno ad oziare sul ghiaccio si getta.

“E mentre l´uccello prospera al gelo,
l’essere umano di certo gradisce
su rive quiete pensar senza anelo
al rivo natio, e la mente gioisce.
Il sole non brucia né emana calore,
il chiaro di luna risplende di morte,
le gelide cappe che serbano il cuore
da brume tessute, dai raggi ritorte.”

Il salmo di Giano riverso perdura,
il bosco e la terra son muti all’ascolto.
“Ingenuo, perché tale fretta e premura?
L’inverno ti doma l’urgenza sul volto,
il tempo calmiere di foga e fervore,
incanti e fatture più cupe nel cuore,
in punta di spada il libro che smuore,
la tomba di neve scavata al buiore.

Per ghiacci sì immani, coperti di gelo
il flusso vitale nei rivi affluisce
gli uffici che ognuno adempie con zelo,
all’intero creato il fiume barrisce;
ambrata la bolla in un attimo desta
scoppiata di notte sul ghiaccio che abbonda,
di eroiche gesta la schiuma sol resta
si ode lontana la foga dell’onda.”

Il verso del cigno dal ghiaccio portato,
s’infrangono i flutti tetri e schiumosi.
Severa è poi l’aria che sale in afflato,
nel cielo invernale con astri crucciosi.
Lo scaccia nel bosco dal passo biasciato
si desta dal brivido incorrendo paura,
procede veloce al fuoco agognato
della casetta sì calda e sicura.

H. Simberg, Poika jäällä (1896)

Talviyö

Uhkaa pohjan ääret aavat,
hohkaa hanget kuolemaa,
taivaat oudon siinnon saavat,
Louhen linnat loimottaa,
vankuu merenselkä laaka,
ulvoo hukka, hirvi syö;
painui päivän kultavaaka,
nousee raudan, roudan yö.

Yks on yössä vapaa valta:
pauhaa koski kuurapää.
Katsoo kuusi kukkulalta,
tähti päällä kimmeltää.
Hyppii hyiset vetten hyrskyt,
hyiset sotkat soutelee,
mutta missä taukoo tyrskyt,
jäinen joutsen joutelee.

”Hyv’ on hyyssä linnun olla,
ihanampi ihmisen,
armas Suomen suvannolla
ailakoida aatosten.
Eipä polta päivän helle,
paistaa kuolon kuudan-yö,
vaipat vilppaat sydämelle
utupiian pirta lyö.”

Vierii virsi tammikuinen,
kuulee mykkä metsä, maa.
”Turhaan riennät tuiretuinen,
rientos talvi taltuttaa,
antaa aika jäätä järkeen,
loihdut synkät sydämeen,
kuolon kirjat miekan kärkeen,
haudan hankeen siniseen.

Jäästä jäähän, hyystä hyyhyn
vyöryy elon virran vuo,
syöksyy miesi syystä syyhyn,
koski pauhaa, luoja luo,
pursuu puhki jäästä, yöstä
hetken kupla kultainen;
vaahto vaan jää urhon työstä,
laulu tiestä laineiden.”

Joikuu joutsen jäästä saatu,
rantaan kuohut kolkot lyö.
Ankara on laulun laatu,
tuima talven tähti-yö.
Värjyy metsän pyyntimiesi,
herää, säikkyy henkeään,
hiihtää, minne viittoo liesi,
piilee pirttiin lämpimään.

(Le opere di Hugo Simberg qui utilizzate, Näky (1895) del titolo, Joutsenlaulu e Poika jäällä, sono tratte dalle raccolte di Kansallisgalleria.fi. Per le immagini utilizzate, siamo pronti a far fronte alle richieste di diritti)

Nicola Rainò
Giornalista, traduttore letterario, studioso di lingua italiana e storia dell'arte. Emigra dal Salento a Bologna per studi, poi a Helsinki per vivere. Decise di fondare La Rondine una buia notte dell'inverno del 2002 dopo una serata all'opera.