Peter Von Bagh: in edizione italiana “Chaplin”, il suo capolavoro critico

Era il 1985 quando un manipolo di registi finlandesi, Anssi Mänttäri, Aki e Mika Kaurismäki, e lo storico e critico cinematografico Peter von Bagh, si domandarono dove fosse del tutto fuori del mondo organizzare un festival del cinema, e scelsero Sodankylä: più di 100 chilometri sopra il Circolo polare, in un villaggio lappone di poco più di 8 mila abitanti e almeno cinque volte lo stesso numero di renne. Nacque così, sotto il tendone di un circo,  il Midnight Sun Film Festival, straordinaria creatura dell’ingegno che piantò sulla cartina mondiale dell’arte cinematografica un punto fermo.

Mente e motore di quel progetto fu Kari Peter Conrad von Bagh, nato nel 1943 a Helsinki, laureato in scienze sociali, che presto si dedica al cinema, dirigendo lui stesso una sessantina di film, prevalentemente documentari. È in senso tecnico, come la rivista da lui diretta, un “Filmihullu”, ma la ‘pazzia’ non gli impedisce di essere un grande organizzatore, lucido direttore artistico del Festival del Cinema Ritrovato, impegno che lo legherà dal 2001 fino alla scomparsa alla Cineteca di Bologna.

La stima, l’amicizia profonda di questa gloriosa istituzione internazionale hanno fatto sì che nascesse l’idea, all’interno del “Progetto Chaplin”, di tradurre in italiano la sua opera conclusiva, e il suo capolavoro critico, un grande volume dedicato al più geniale, forse, degli uomini del cinema mondiale: Charlie Chaplin. L’ispirazione del volume era venuta originariamente a Claudine Paquot, editor dei “Cahiers du Cinéma”, sfruttando l’enorme lavoro di ricerca compiuto da Von Bagh a Bologna sulle carte di Chaplin insieme con Cecilia Cenciarelli. Poi, lo dice lo stesso autore, le cose non andarono per il verso giusto in Francia, e alla fine il volume uscì in Finlandia, per l’editore Like, nel 2013, un anno prima della morte dell’autore.

Ci sono voluti anni di lavoro per arrivare alla traduzione italiana (560 pagine), ma alla fine il lettore italiano nel 2021 può avere tra le mani l’unica traduzione al mondo del testo.

Chi non conosce l’autore, farà la conoscenza, dice nella sua appassionata presentazione Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca, della voce inimitabile di Von Bagh.

Il libro “è come una sirena che ammalia, trascina di pagina in pagina. Per chi non lo ha conosciuto, sarà un viaggio nel Novecento e nella personalità di un artista che ha saputo spingersi fino ai territori più estremi della creatività umana, che ha dato vita all’unico “uomo universale dell’età moderna”, autore totale quanto nessun altro… capace di un assonanza costante con la sua epoca e col senso più profondo del nostro essere umani. E insieme alla scoperta di Chaplin ci sarà la scoperta di Peter von Bagh, di questo studioso finlandese innamorato della vita e della bellezza del cinema, illuminato dall’ironia e dalla grazia.” (p. 15). Un autore, aggiunge Farinelli, che “se fosse stato inglese, francese o statunitense, tutti oggi saprebbero che è stato il più geniale tra i critici e gli storici del cinema.”

L’idea di cinema di Chaplin viene ricostruita, con un attento lavoro filologico, fin dalle sue prime prove, passando per le diverse case di produzione, fino a quando non si mette in proprio.

L’idea di cinema di uno dei primissimi corti, Kid Auto Race at Venice, Cal. (catalogata come OPUS 2), un “semplice e ruvido cinegiornale comico” di pochi minuti, in cui, durante le riprese di un rally di automobiline per ragazzi un operatore nota  che “uno strano tipo si accorge che stiamo riprendendo l’evento, e da quel momento non può fare a meno di piazzarsi davanti alla cinepresa”. A parte il valore della prima apparizione del  personaggio di Charlot, va detto che già in questo abbozzo Von Bagh riconosce certe caratteristiche eterne di Chaplin, cogliendo in una sua smorfia solo apparentemente banale il carattere paradossale e profondo di quell’operetta: Chaplin che “rimane sorpreso dalla scoperta di se stesso”.

Naturalmente grande spazio viene dato alle grandi opere, i lungometraggi più famosi come Il monello, il Circo, La febbre dell’oro, Luci della città, ma anche qui il pregio principale del libro sta nel dare luce e il valore di una scoperta ad opere grandissime non baciate dalla fortuna popolare, come Una donna di Parigi e la Contessa di Hong Kong.  

Le opere non sono lette semplicemente dal punto di vista critico-formale, ma calate nella vita personale di Chaplin, e nel clima sociale e politico dell’epoca. Di cui Chaplin è grande protagonista. Molte pagine sono dedicate alla sua prima vita da ragazzo negli slum londinesi, e poi alla ‘persecuzione’ ad opera del maccartismo, in quegli Stati Uniti in cui era andato a vivere, giovanissimo, e la terribile sorpresa nel settembre del 1952, dopo la prima mondiale di Luci della ribalta a Londra, quando fu raggiunto dalla notifica del procuratore generale americano che gli annullava il permesso di rientro negli USA. Per “gravi motivi di sfregio della moralità pubblica e per le critiche trasparenti dai suoi film al sistema democratico del Paese che pure accogliendolo gli aveva dato celebrità e ricchezza”. Da qui la sua decisione di andare a vivere in Svizzera, dove poi sarebbe rimasto fino alla morte nel 1977.  

Peter Von Bagh così sintetizza il senso generale della vita artistica di Chaplin:

“La produzione artistica di Chaplin è qualcosa di estremamente personale e ‘storico’ al tempo stesso. La sua vicenda personale e la storia del mondo sono tra loro interconnesse come gli ingranaggi di un orologio. Il personaggio del vagabondo, l’unico “uomo universale dell’età moderna” (per dirla con Gilbert Seldes), si è evoluto a partire da circostanze concrete. Pur nelle vesti di un vagabondo, Chaplin  si fa interprete di autentici destini personali e incarna di volta in volta specifici mestieri e ruoli sociali: spazzini, pompieri, ubriachi, usurai, attori, emigranti, pattinatori, avventurieri, preti e militari. Sono sempre sfumati ‘ritratti interiori’ che danno vita a un ricco ventaglio di mutevoli ambiguità sociali.” (p. 21)

Il lavoro di analisi viene condotto in un continuo dialogo con la critica cinematografica più attenta e rilevante, spesso recensori coevi al momento dell’uscita dei film. “Più che un citare è un lasciare la parola, ad amici, sodali e compagni di strada” (Paola Cristalli). E così che il lettore del libro, assistendo a questi costanti dibattiti intellettuali, come avesse la fortuna di ritrovarsi seduto sotto il tendone di Sodankylä, si ritrova a incontrare grandissimi pensatori del secolo breve, come per esempio B. Balász, A. Bazin, J. Cocteau, S. Ejzenstein, J. Mitry, G. Sadoul, e tanti altri, in un dialogo avvincente non solo sul cinema, ma sulla storia del suo secolo.

Il libro è idealmente dedicato a quanti pensano di conoscere Chaplin. È un invito a togliersi il cappello davanti a un genio del mondo moderno, e a imparare a leggerlo, partendo dall’abc del suo mondo intellettualmente e sentimentalmente strano e ricco. È un libro da mettere in mano ai ragazzi, perché imparino a leggere le immagini, guidati dalla sapiente regia di un maestro ineguagliabile.

Peter Von Bagh

Chaplin, a cura di P. Cristalli

Traduzione di Nicola Rainò

Cineteca di Bologna 2021, pp. 560

(Per le foto pubblicate siamo pronti a far fronte alle richieste di diritti)

Giornalista, traduttore letterario, studioso di lingua italiana e storia dell'arte. Emigra dal Salento a Bologna per studi, poi a Helsinki per vivere. Decise di fondare La Rondine una buia notte dell'inverno del 2002 dopo una serata all'opera.