Grillaus

Come scrisse William Robertson Smith, padre dell’etnografia, la comunione mistica di una società totemica è tutt’uno con la consumazione collettiva della carne, simbolo del corpo divino. È il caso delle “grigliate” che, nella complessa liturgia finlandese dell’estate, si sviluppano partendo da elementi rituali di origine pagana e assumendo via via un carattere sacramentale: una sorta di eucaristia precristiana.

L’abbattimento della bestia sacrificale è delegato ad altri, ma l’obiettivo del cerimoniale, dai tempi degli antenati cacciatori e raccoglitori, non è cambiato: propiziare gli dei e, in particolare, Ukko ylijumala, suprema divinità uranica, garantendo così il favore del cielo e la letizia dell’estate.

La scelta dei würstel (preferibilmente Kabanossi di marca HK), l’aspersione della salsa barbecue sullo sfrigolante corpo sacrificale con un curioso strumento simile a un pennello intonando antifone chiamate kesäbiisit, “canti dell’estate”, perfino la pulizia della griglia al termine del rito con sostanze arcane e inavvicinabili sono atti regolati da severi codici devozionali: quanto di più lontano dai piaceri della tavola.

Si tratta di una vera e propria dottrina sincretistica di respiro universale: la bottiglia di birra calda e sgasata in mano, il vestiario policromo in stile Hip Hop, obbligatorio anche per officianti in là negli anni e forzate espressioni di apprezzamento della bella stagione, magari sotto una pioggia battente, sono elementi comuni ai grillimestarit o sacerdoti del grill in ogni angolo del mondo, dalle foreste di Asikkala alle praterie del Midwest americano, fino ai verdi poggi della Brianza. Come tutte le religioni, anche questa ha il compito di attribuire un senso all’esistente: per i proprietari di case monofamiliari o a schiera tirare fuori tre volte l’anno il pallogrilli, sferico altare sacrificale montato su rotelle, significa giustificare l’esistenza di un giardino che, nei restanti 362 giorni dell’anno, è solo una fascia di transito tra la strada e l’ingresso.  (m.g.)