La Finlandia importa rifiuti. Anche dall’Italia

Molto è cambiato in Finlandia da due anni a questa parte, dallo scoppio della guerra in Ucraina. Interrotte le importazioni di legname dalla Russia, le aziende finlandesi produttrici di energia, che bruciavano gli scarti dell’industria del legno, hanno perso quasi da un giorno all’altro una grande quantità di combustibile. Tuttavia, la necessità di generare energia non è venuta meno. Il governo e le aziende hanno iniziato a pensare freneticamente ad altri modi per generarne, soprattutto perché il Paese non ha più ricevuto gas attraverso i gasdotti, fondamentale per l’industria pesante.

Per molte aziende che utilizzavano il legno, il combustibile di scarto rappresentava un’alternativa. Le scorte di questo specifico tipo di materia prima si sono esaurite rapidamente. Pertanto, la Finlandia si è vista costretta a importare rifiuti dall’estero, per circa un quarto del combustibile utilizzato.

Foto Esa Syväruku /yle.fi

La scena che racconta il cambiamento la si vede in un capannone vicino a Porvoo. Qui, balle di rifiuti avvolte in sottile plastica bianca arrivano via mare e vengono scaricate dai container e poi aperte. Poi la spazzatura viene caricata su un camion e trasportata a Vantaa e Kotka, dove gli scarti degli italiani vengono bruciati negli inceneritori che poi forniscono elettricità e calore ai finlandesi.

“La merce viene trattata e selezionata nel paese d’origine, eliminando metalli, plastica e altri materiali riciclabili. Si tratta di un buon combustibile, perfettamente adatto agli impianti finlandesi”, afferma Ismo Hiltunen, direttore responsabile per la Finlandia alla Gemifin, azienda norvegese specializzata nelle spedizioni internazionali di rifiuti.

Nel 2011, Gemifin ha iniziato a esportare rifiuti dalla Finlandia verso altri Paesi. Ora la tendenza si è invertita, e in misura significativa.

L’aumento più drammatico ha riguardato l’importazione di combustibili derivati dai rifiuti, tra cui la spazzatura italiana. L’Italia è prima in Europa per tasso di riciclo e seconda per quello di circolarità, cioè il tasso di materiale riciclato e reimmesso nell’economia. Purtroppo, però, esporta ancora troppi rifiuti, perché non c’è un sistema di impianti adeguati, soprattutto nel Mezzogiorno.

Così i rifiuti prendono la strada di Paesi in cui di impianti ce ne sono paradossalmente troppi, come Norvegia, Svezia, e Finlandia. In Finlandia, mentre nel 2022 le importazioni totali di rifiuti ammontavano a circa 150.000 tonnellate, oggi le importazioni dei soli rifiuti per usi combustibili hanno raggiunto quasi 180.000 tonnellate.

“Si tratta di un cambiamento evidente: per la prima volta i rifiuti importati hanno superato quelli esportati”, afferma Hannele Nikander, ispettore capo dell’Istituto finlandese per l’ambiente. Complessivamente, sono stati movimentati più rifiuti di quanto mostrino le statistiche, poiché non tutti i tipi di rifiuti richiedono un’autorizzazione alla spedizione.

L’enorme aumento delle importazioni non è una sorpresa.

Oltre alla caduta di materiale per l’energia dalla Russia, l’altro aspetto del problema è che negli ultimi anni in Finlandia è stata aumentata notevolmente la capacità di incenerimento dei rifiuti, e questa necessita di combustibile. La domanda di rifiuti per combustibile è aumentata sia negli impianti di termovalorizzazione che in quelli di coincenerimento. Va detto che sono, questi, impianti in cui si brucia solo combustibile solido secondario (CSS) derivato dai rifiuti, ottenuto estraendo la componente secca (plastica, carta, fibre tessili, ecc…) dei rifiuti non pericolosi, sia urbani sia speciali, tramite appositi trattamenti di separazione da altri materiali non combustibili, come vetro, metalli e inerti. Il CSS-rifiuto, in pratica, è un ammasso di rifiuti trattati e pressati (le cosiddette “ecoballe”) che verranno poi utilizzati in appositi forni degli stabilimenti o negli impianti dedicati.

Foto Geminor

Riitta Levinen, Consigliere per l’Ambiente del Ministero dell’Ambiente, ricorda che fino a pochi anni fa, i rifiuti urbani venivano esportati dalla Finlandia per essere inceneriti altrove quando la capacità produttiva era insufficiente. Nel 2019, raccontammo come il Paese eliminò le discariche)

“Ora sono stati costruiti nuovi inceneritori e la situazione è cambiata rapidamente, passando a una situazione in cui c’è un’eccedenza e gli impianti sono tra loro in competizione per il combustibile”.

Gemifin, che ha appena costruito un nuovo centro di lavorazione a Porvoo, è il maggiore importatore finlandese di combustibili riciclati. L’azienda è pronta a importare in Finlandia fino a 150.000-200.000 tonnellate di combustibili di scarto all’anno nei prossimi anni.

La produzione di rifiuti dovrebbe accelerare nei prossimi anni, poiché gli obiettivi di riciclaggio più severi riducono la quantità di indifferenziata generata in Finlandia. Ma ha davvero senso trasportare i rifiuti per migliaia di chilometri per incenerirli?

Secondo Hiltunen, i rifiuti italiani importati in Finlandia sarebbero, nella peggiore delle ipotesi, rifiuti destinati alla discarica nel Paese di origine. L’incenerimento in Finlandia ha una maggiore efficienza, perché qui, oltre all’elettricità, si recupera anche il calore. In Italia ci sono pochi impianti di incenerimento e non c’è richiesta di teleriscaldamento come in Finlandia.

Ci sono emissioni dovute al trasporto, ma secondo Hiltunen i rifiuti vengono portati in Finlandia nei cosiddetti contenitori di ritorno, che altrimenti arriverebbero vuoti in Finlandia. E poi in Finlandia arriva anche denaro. I rifiuti sono un problema per l’Italia, che vuole liberarsene. Per questo motivo gli inceneritori finlandesi vengono pagati per accogliere i rifiuti indifferenziati dagli italiani.

In estate, però, la Commissione europea ha lanciato un avvertimento alla Finlandia per aver bruciato troppo e riciclato troppo poco. La tecnologia di riciclaggio non è ancora all’altezza dei severi obiettivi dell’UE, e gran parte di essa finisce ancora nell’inceneritore. Soprattutto la plastica. Nel cortile del centro di raccolta di Porvoo, c’è una grande montagna di plastica raccolta in Finlandia, che l’azienda subappalta alla Danimarca per il riciclaggio.

Tuttavia, Hiltunen è convinto che, oltre al riciclaggio, i rifiuti verranno inceneriti ancora per molto tempo. “L’incenerimento dei rifiuti diminuirà sicuramente tra 10-20 anni, con lo sviluppo del riciclaggio e delle tecnologie. Per il momento, tuttavia, è più sensato utilizzare come energia i rifiuti che non possono essere utilizzati per altro.”

(Per le foto utilizzate, siamo pronti a far fronte alle richieste di diritti)

Nicola Rainò
Giornalista, traduttore letterario, studioso di lingua italiana e storia dell'arte. Emigra dal Salento a Bologna per studi, poi a Helsinki per vivere. Decise di fondare La Rondine una buia notte dell'inverno del 2002 dopo una serata all'opera.