Si è conclusa a Inari, nella Lapponia finlandese, la 27ª edizione dello Skábmagovat, termine chesignifica ‘immagini del buio polare’, un festival del cinema dei popoli indigeni, appuntamento che ogni anno celebra il ritorno della luce dopo la notte polare. Dal 22 al 25 gennaio 2026, la rassegna ha trasformato la Lapponia finlandese nel centro della cinematografia indigena mondiale, proponendo un programma vasto e articolato: oltre 55 film in cartellone e ben 25 anteprime assolute. Il tema centrale di quest’anno, “Diverse Love” (Amore diversificato), ha esplorato il sentimento in ogni sua forma: dall’affetto per le radici culturali alla tutela del territorio, fino alle relazioni che sfidano i confini geografici.

Oltre alle iconiche proiezioni nel “Teatro di Neve”, una struttura costruita interamente con blocchi di ghiaccio sotto il cielo stellato, il festival ha presentato opere di forte impatto provenienti da ogni angolo del mondo indigeno. Tra i titoli più rilevanti di questa edizione spiccava “The Last Walk”, lungometraggio canadese di produzione Metis e Cree che ha inaugurato la manifestazione, focalizzandosi sulla resilienza delle donne indigene nelle comunità isolate del Nord. Grande interesse ha suscitato anche “Heititi”, documentario neozelandese di matrice Maori che narra il recupero delle tradizioni artistiche ancestrali, trovando una profonda connessione tematica con il movimento di rinascita culturale dei Sámi. Molto apprezzato dalla critica è stato inoltre “Sápmi Lullaby”, un’opera sperimentale scandinava che fonde il canto tradizionale joik con una narrazione visiva d’avanguardia, dimostrando come le radici possano dialogare con i linguaggi del futuro. Infine, il corto groenlandese “Echoes of the Ice” ha offerto uno sguardo intimo e poetico sul cambiamento climatico visto attraverso gli occhi di un anziano cacciatore Inuit.

In questo contesto di scambio globale, anche l’Italia ha recitato un ruolo rilevante grazie alla premiere di “Ciao ráhkis!” (noto come Midnight Sun Affair). Il film rappresenta un esempio di collaborazione cinematografica tra l’area mediterranea e quella artica. La produzione è stata curata dalla società italiana Viola Film in partnership con la finlandese Whatever Pictures, la norvegese Rein Film e l’islandese Glassriver. Fondamentale è stato il coinvolgimento della RAI, che ha partecipato attivamente al progetto garantendone la futura diffusione televisiva in Italia, segno di un interesse crescente del servizio pubblico per le narrazioni interculturali.
La trama segue le vicende di Carmine, interpretato da Erasmo Genzini, un giovane napoletano che si ritrova catapultato nella realtà dei Sámi finlandesi in seguito a un’eredità inaspettata. La pellicola affronta il tema dell’integrazione e del superamento dei pregiudizi attraverso l’incontro con un’allevatrice di renne locale, interpretata dall’ottima attrice Sámi Sissi Jomppanen. La scelta di mantenere un bilinguismo autentico, alternando l’italiano alla lingua Sámi settentrionale, riflette pienamente la missione del festival.
La 27ª edizione ha confermato lo Skábmagovat come una piattaforma capace di attrarre non solo produzioni indipendenti, ma anche grandi emittenti nazionali come la RAI e la finlandese YLE. Il festival si è congedato con un sensibile aumento di presenze internazionali, consolidando il legame tra la Finlandia e l’Italia e dando appuntamento al 2027 per continuare a dare voce alle culture indigene.
(Foto titolo del Festival)
















