Come si diventa cittadini finlandesi

Da anni la Finlandia guida il World Happiness Report, il primato che il paese nordico continua a rivendicare con orgoglio. Eppure, a partire dai primi mesi del 2027, diventare cittadini finlandesi richiederà qualcosa in più della fortuna di vivere nel paese più felice del mondo: un esame.

Il Presidente della Repubblica Stubb ha firmato il 16 giugno le modifiche alla legge sulla cittadinanza che introducono il nuovo test, ultimo tassello di una riforma più ampia che inasprisce i requisiti per ottenere il passaporto finlandese. Negli ultimi mesi sono già state modificate le norme sul periodo di residenza richiesto, sull’integrità del candidato e sulla disponibilità di risorse economiche sufficienti.

Mari Rantanen, foto da kuvapankki.valtioneuvosto.fi

“Queste riforme incoraggiano le persone a integrarsi, lavorare e rispettare le regole della società finlandese. La cittadinanza finlandese non è automatica”, ha dichiarato il ministro dell’Interno Mari Rantanen: l’appartenenza alla comunità va dimostrata, non si acquisisce per il solo fatto di risiedere nel paese.

Il nuovo requisito riguarda la conoscenza civica. Per soddisfarlo, i candidati potranno superare l’esame di cittadinanza, oppure presentare una laurea o un diploma di maturità in finlandese o svedese. Le domande, basate su materiali didattici pubblici già esistenti e pensati per garantire trasparenza e parità di condizioni a chi si prepara, riguarderanno legislazione, diritti umani, uguaglianza, parità di genere, storia e cultura. L’esame sarà al computer, in finlandese o svedese; la gestione passerà al Servizio Immigrazione, che affiderà la preparazione dei contenuti a un’organizzazione esterna, come un’università.

La Finlandia si inserisce in una tendenza consolidata: circa metà degli Stati UE richiede già una verifica della conoscenza civica, e tra i paesi nordici Danimarca e Norvegia hanno da tempo i propri test.

E in Italia? Dal 2018 chi chiede la cittadinanza deve dimostrare un livello B1 di italiano, certificato da un ente riconosciuto (CILS, CELI, PLIDA o Università Roma Tre). Chi la richiede per residenza deve compilare anche un questionario sul proprio percorso di vita e livello di integrazione, elaborato dal Ministero dell’Interno: non si tratta di un esame di cultura generale, ma di un modulo informativo obbligatorio da allegare alla domanda.

Messi a confronto, i due sistemi pesano su leve diverse. Sui tempi, l’Italia resta più severa: occorrono fino a 10 anni di residenza contro i 5-8 richiesti in Finlandia, salvo riduzioni per matrimonio o legami familiari. Sulla lingua, i due paesi sono vicini: la Finlandia ha già da tempo un test standardizzato (lo YKI), proprio come il B1 italiano. Ma sulla conoscenza civica, dal 2027 sarà Helsinki a fare il salto: un vero esame a punteggio, con una soglia da superare, mentre Roma si ferma a un questionario senza voto.

La felicità, almeno quella da manuale, potrebbe presto avere una sua materia d’esame.

Gianfranco Nitti
Giornalista e membro italiano dell'Associazione della Stampa Estera, visita regolarmente la Finlandia, in particolare la Lapponia, di cui scrive da anni.