Finlandia Prosit! Viticoltura senza confini

Se è il destino di tutti i confini, anche di quelli più antichi e più sacri, è di essere superato, non ha fatto ecezione il destino del confine che correva lungo il 53° parallelo nord (siamo all’altezza di Berlino, Amsterdam e Dublino) e che, fino alla fine del secolo scorso, era considerato il limite settentrionale della diffusione della vitis vinifera, la comune vite da vino.

Negli anni Sessanta, spiega Umberto Galli Zugaro, presidente della Scuola europea sommelier Germania, furono sviluppati in Italia e Germania dei vitigni resistenti ai climi rigidi, come il solaris a bacca bianca e il cabernet cortis a bacca nera (anche se in realtà il progetto era nato per creare piante resistenti ai funghi).

Non è un caso, infatti, che circa l’80% dei vigneti svedesi e circa il 50% di quelli danesi siano coltivati a solaris, ma il vero trigger della viticoltura nei Paesi nordici è senz’altro il cambiamento climatico. In Svezia e Danimarca, che si dividono la leadership dell’industria vinicola nei Paesi nordici, i primi vigneti sono stati impiantati rispettivamente nel 1999 e nel 2000 e in poco più di un quarto di secolo hanno raggiunto una superficie di circa 200 e 150 ettari, con un fatturato che si aggira sui 4 milioni di euro per entrambi i Paesi (per fare un paragone, in Italia sono coltivati a vite circa 720.000 ettari e il fatturato dell’industria vinicola è valutato 12 miliardi di euro, circa l’1% del PIL nazionale). I vini nordici sono vini con una forte tendenza acida e poco alcoolici e spesso vengono mantenuti alcuni grammi di zucchero per litro per bilanciarli e riequilibrare il corpo, aggiunge Galli Zugaro. La Danimarca vanta anche l’unico vino dei Paesi nordici riconosciuto con la “denominazione d’origine”, il Dons.

L’ultima ad aprirsi alla viticoltura, per via del clima ancora più rigido di Svezia e Danimarca, è stata la Finlandia, dove la vite si è diffusa solo negli ultimi anni, se si esclude il vigneto sperimentale di Olkiluoto.

Château Olkiluoto © cellartracker

Nel 2001 fu avviata nei pressi della centrale nucleare di Olkiluoto, la più grande in Europa, la coltivazione dello zilga, un incrocio resistente alle basse temperature ottenuto nel secolo scorso nella Lettonia sovietica. Grazie a dei tubi interrati in cui passava l’acqua di raffreddamento del reattore, le piante erano tenute al caldo durante l’inverno. La produzione di vino, chiamato con una punta d’immodestia château Olkiluoto, è durata circa dieci anni, poi l’esperimento è stato abbandonato, non ultimo perché lo zilga è un’uva da tavola e i vini che se ne ricavano non sono particolarmente pregiati.

Secondo l’Associazione finlandese dei coltivatori di vite, oggi i vigneti finlandesi coprono circa 11 ettari. La difficoltà maggiore che i coltivatori incontrano non è climatica, ma di natura burocratica. La legge 851 del 1995, che disciplina l’uso del termine commerciale tilaviini (vino di fattoria), menziona infatti le mele o i mirtilli rossi, ma non l’uva, che all’epoca della stesura della legge non era coltivata in Finlandia (se non in orti privati): è dunque legale produrre vino d’uva, ma non venderlo. Per questo motivo l’associazione si chiama dei “coltivatori di vite” e non dei “produttori di vino”. Del resto la produzione di vino d’uva (3.300 litri nel 2024 e 815 nel 2025) è molto bassa rispetto a quella di tilaviini tradizionale ottenuto da frutta e bacche (circa 200.000 litri nel 2025).

Attraverso un’azione di lobbying tecnico però, l’Associazione preme sulle autorità affinché anche il vino d’uva venga considerato un tilaviini. Questo avverrà presto, forse anche il prossimo anno, sostiene Christina Haukka, chef sommelière del Kaskis di Turku, uno degli otto ristoranti stellati finlandesi, e porterà la Finlandia a essere riconosciuta come produttore di vino anche dall’Unione europea. Il vero problema sarà la vendita, perché il monopolio delle bevande con un contenuto alcoolico superiore all’8% è detenuto dall’azienda pubblica Alko (che versa circa 800 milioni di euro ogni anno nelle casse dello Stato). Anche qui qualcosa sta cambiando, aggiunge Haukka, perché all’inizio di agosto ha aperto a Helsinki Luu’s Wine Shop, la prima enoteca indipendente da Alko in Finlandia (anche se, per il momento, non può ancora vendere vini con un contenuto alcoolico superiore all’8%).

Vigneto Haukka © Christina Haukka

Haukka, che ha lasciato un posto fisso al crematorio di Turku per andare in Francia a studiare da sommelière, è anche pioniera della coltivazione della vite. Nel 2024 ha piantato su un terreno di famiglia sull’isola di Rymättylä nell’arcipelago finlandese le sue prime ottanta piante di solaris e gewürztraminer. Al primo inverno ne sono sopravvissute ben settantotto e Haukka ha esteso la coltivazione fino a un ettaro piantando cabernet cortis e riesling. La prima vendemmia di solaris e gewürztraminer sarà l’anno prossimo.

Lo scorso agosto abbiamo raggiunto su Nagu, un’altra isola dell’arcipelago finlandese, Tuomas Haapman, anche lui pioniere della viticoltura. Haapman, invece che all’aperto, coltiva in una serra di un ettaro di superficie vitigni come il cabernet sauvignon, il merlot e il sémillon, che sono diffusi in Europa centrale e meridionale. Haapman è orgogliosissimo del microclima all’interno della serra, che ha battezzato Paratiisi (paradiso), ma a noi la temperatura e l’umidità fanno pensare più all’agosto romano che al paradiso e preferiamo cercare riparo sotto l’ombra fresca dei pampini. Paratiisi è anche un museo privato, che Haapman gestisce insieme alla moglie Annika e dove le viti crescono in mezzo a installazioni di artisti locali.

Paratiisi © Flavio Villani

La prima vendemmia di Haapman è stata nel 2023, con una piccola quantità di cabernet sauvignon. Il suo unico vino pronto, ma che ancora non può vendere, è uno spumante muffato ottenuto mediante metodo Martinotti da uve sémillon e riesling. Haapman ha una vera e propria passione per i muffati, i vini dolci ottenuti da uve attaccate dalla muffa nobile Botrytis cinerea: dalla sua cantina ci ha fatto assaggiare una vendemmia tardiva di merlot e un bianco macerato che ricorda il tokaji ungherese, entrambi sono ancora giovani e impetuosi e saranno pronti tra alcune settimane. Abbiamo provato anche il suo vino di liquirizia calabrese, che promette eccezionali complessità e struttura, ma deve riposare ancora qualche settimana per raggiungere morbidezza e rotondità.

Questa è un’immagine perfetta del vino finlandese: è quasi pronto. Haukka ha chiamato questo momento, in cui tutto è ancora possibile, il ground zero della viticoltura finlandese.

Uva muffata © Tuomas Haapman

(Foto del titolo: Christina Haukka © Aamuset)