Caravaggio & Co.

Viviamo, è noto, l’epoca delle “scoperte” caravaggesche: le ossa, i celebri (e dubbi) “100 disegni mai visti” invece pare noti, la seconda Giuditta dipinta a Napoli nel 1607, forse copia di un originale mai pervenuto. Responsabilità dei media, oltre che degli storici dell’arte, ma anche dell’industria delle mostre, cui serve qualcosa da lanciare sul mercato per attirare un pubblico abituato agli effetti speciali della televisione e del mondo digitale. Una cosa è certa: Caravaggio tira sempre. Una conferma a Helsinki, Museo Sinebrychoff.

Digitali sono sicuramente le otto opere presentate nella “cantina” del Museo Sinebrichoff, opera di un toscano di Orbetello, il quarantenne Andrea Angione, scuola del cinema a Grosseto e Firenze, alcuni cortometraggi, da un po’ fotografia d’arte: nel senso che mette in scena, in studio, situazioni ispirate ad opere d’arte del passato, prevalentemente secentesche. Materiali che sono stati presentati a Palazzo Barberini a Roma e alla Galleria Permanente di Milano, così leggiamo nella scheda di presentazione. “Terribilis est locus iste” è il titolo biblico di questa mostra, e alla presentazione nel sotterraneo del Museo Angione si è detto quasi commosso della perfetta ambientazione delle sue opere. Il buio che le circonda contribuisce al “dialogo crepuscolare di luce e ombra” che tanto lo affascina nelle opere barocche.

Una “cena di Emmaus” con frutta traboccante dal cesto, una Maddalena in deliquio, un san Girolamo in preghiera con tanto di libro e teschio, Sant’Andrea legato alla sua croce. Guido Reni e Bernini sarebbero tra gli ispiratori delle foto, ma è indubbio che sia Caravaggio la musa dominante. Ah, quanti caravaggi in giro per l’Italia, quante mostre in cui è protagonista, basta una sola opera (come a Otranto, “Caravaggio e i caravaggeschi nell’Italia meridionale”), altrimenti ci si ispira e basta.

Alla presentazione, come anche nella solita generosa scheda di Jukka Petäjä su Helsingin Sanomat,  mi colpisce l’entusiasmo della “scoperta” con cui spesso opere italiane vengono presentate al pubblico finlandese. Ma basterebbe aver seguito le cose del belpaese almeno nell’ultimo decennio per sapere che c’è poco da scoprire. Ricordo a braccio solo alcune delle iniziative “ispirate a Caravaggio”, in vari campi dell’arte:

2011: Scatti caravaggeschi: Caravaggio reinterpretato dagli allievi della Libera Accademia di Belle Arti di Rimini, che “hanno rimesso in scena le atmosfere, i costumi, i colori e soprattutto la luce dei grandi capolavori caravaggeschi in chiave contemporanea.”

2013: Teatro, spettacolo di Tableaux Vivants “Messa in Luce” della compagnia Teatri 35. Una messa in scena di “percorsi Caravaggeschi lungo le Vie del Sacro”, dai Monti Dauni a Otranto.

2015 Milo Manara, pubblicazione della graphic novel La tavolozza e la spada.

 2016 Mostra a Milano: “Caravaggio in cucina”, di Renato Marcialis, precursore della “food photography”…

Foto, tableaux vivants, tavole da cucina. Come afferma uno storico dell’arte italiana in un suo pamphlet, “La madre di Caravaggio è sempre incinta”. E anche: “Tutto sta a Caravaggio come un CSI sta a Kubrick”, così Tomaso Montanari, ma lo stesso potrebbe dirsi in una certa misura di queste opere di Angione. In cui a far venire dubbi non è l’operazione, in sé legittima, di ispirarsi a opere del passato, ma la pretesa, esplicita, che quelle foto abbiano in qualche modo a che fare con quei maestri.

E il giornalista finlandese ci casca: degli attori messi in posa, con tanto di croci e teschi, afferma: “Ne eivät saa rikkoa barokkitaiteen autenttisuuden tuntua”. Guai a rompere la sensazione di autenticità barocca! Quale autenticità? Il fatto stesso di mettere Caravaggio accanto a Bernini e Reni sotto l’etichetta di “barocco”, senza nessuna esitazione, fa già venire qualche dubbio. Ci vedete davvero qualcosa della  forza, della terribile solennità che il pittore lombardo riusciva a dare anche al più banale dei fatti umani? Angione cerca “per strada” personaggi, sostiene Petäjä. “historiallisesti ladattuja hahmoja” (di forte connotazione storica), del genere che sarebbero potuti vivere nel 1600… e qui il rimando fa sorridere. Perché proprio dalla sua intervista ad Angione si viene a scoprire che i personaggi di strada sarebbero un parente del fotografo, un tatuatore del suo paese, l’ex morosa, una conoscente di buona famiglia romana in buen retiro sul Monte Argentario… Sarebbero questi i reietti pescati per strada da questo “Caravaggio contemporaneo?” Nascesse oggi, un Caravaggio, credo non gli mancherebbero temi e persone cui ispirarsi. E saprebbe dove andare a cercarli. 

Guardate i capelli lucidi di san Girolamo, il bel librone intonso appena consegnato da Amazon. Tutto è troppo patinato, troppo televisivo, troppo bello. Si può dire? Si può dire di queste confezioni che sarebbero perfettamente etichettabili, alla Franceschini, verybello?


Sinebrychoffin Taidemuseo

Bulevardi 40
00120 Helsinki

21.9.2017–28.1.2018

Nicola Rainò
Giornalista, traduttore letterario, studioso di lingua italiana e storia dell'arte. Emigra dal Salento a Bologna per studi, poi a Helsinki per vivere. Decise di fondare La Rondine una buia notte dell'inverno del 2002 dopo una serata all'opera.