Le ombre del welfare sul sistema sanitario nazionale finlandese

Con la stampa estera in quasi continua adorazione del sistema scolastico finlandese e del sistema di welfare dei Paesi nordici in genere, si tende a presumere che tutti i servizi pubblici finlandesi siano allo stesso livello della scuola, e che i cittadini siano accompagnati, dalla nascita alla morte, da uno scudo protettivo capace di proteggere dalle crisi. Per questo l’incontro con il sistema sanitario finlandese può essere per molti una sorpresa: le cose sono cambiate, e continuano a cambiare.

Un adulto sano e impiegato difficilmente ha a che fare col sistema sanitario pubblico: i datori di lavoro sono infatti obbligati per legge a fornire assistenza sanitaria ai loro dipendenti. L’estensione della copertura varia a seconda del singolo contratto di lavoro, ma in pratica significa come minimo l’accesso a medici di base in centri privati come Mehiläinen e Terveystalo, le compagnie che di fatto hanno il duopolio sulla salute occupazionale privata. Le pratiche private di singoli sono quasi inesistenti, a eccezione di certe specializzazione come la psicanalisi, e l’intero settore privato costituisce solo il 3% di tutte le strutture sanitarie. Circa il 10% dei medici lavora esclusivamente nel privato, ma è possibile e piuttosto comunue che un dottore lavori in entrambi i settori contemporaneamente.

Per un immigrato in Finlandia la gravidanza può essere uno dei primi veri incontri con le strutture sanitarie pubbliche. I parti in strutture private sono una rara eccezione, anche perché tutte le visite mediche ed esami legati alla maternità sono gratuiti e il parto in ospedale costa circa 40 euro per ogni giorno di degenza (partorire in una delle poche cliniche private ha prezzi che variano da 7 a 10 mila euro). Il sistema di consultori comunali e gli ospedali per la maternità sono probabilmente una delle parti più organizzate ed efficienti dell’intero sistema sanitario nazionale, e combinati ad altri servizi come il famoso Äitiyspakkaus, i generosi congedi familiari e i sussidi di circa 100 euro mensili per figlio possono confermare l’impressione di un sistema pubblico senza problemi.

Tuttavia la prospettiva è ben diversa per chi, come disoccupati, malati cronici e pensionati, deve confrontarsi con il servizio sanitario pubblico regolarmente.
Per prima cosa il sistema sanitario nazionale non è gratuito, i cittadini devono pagare ticket che partono da 20,90 euro per una visita del medico di base (dopo la seconda visita questo servizio diventa gratuito per il resto dell’anno), crescono intorno ai 30 euro per una visita d’urgenza o specialistica, e arrivano a 40 euro al giorno per degenze ospedaliere (che variano a seconda del distretto ospedaliero). Esiste un tetto massimo di circa 700 euro annui a persone per spese mediche, dopo di che i servizi sanitari diventano gratuiti. Ma questo tetto non include le medicine, che sono raramente sovvenzionate più del 40% e per cui esiste un tetto di spesa separato di 605 euro.

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Il rimborso delle spese per i medicinali

I costi quindi non sono eccessivi, e le fasce di reddito più basse sono esenti o sussidiate, ma per una famiglia con reddito medio-basso possono comunque avere un impatto non indifferente. L’assistenza sanitaria di base per i minori di 18 anni è invece completamente gratuita, e include i servizi odontoiatrici. Gli studenti universitari hanno invece accesso a un sistema separato per lo più gratuito o a prezzi calmierati organizzato e sovvenzionato dalla fondazione per la salute degli studenti YHTS.

L’assistenza sanitaria è guidata dal Ministero della salute (e dall’istituto per la sanità THL) ma organizzata a livello comunale. Questo fu voluto da una legge, la kansanterveyslaki, che dall’inizio degli anni ’70 sostituì il rudimentale sistema sanitario precedente e fece istituire un centro per l’assistenza sanitaria primaria, il terveyskeskus, in ogni comune. La riforma fece fare un balzo in avanti alla qualità della vita della popolazione, gli anni ’80 furono poi un periodo di spensierata crescita economica e l’epoca d’oro del welfare state finlandese, inclusi i servizi sanitari.

Ma quegli anni posero anche le basi per la lama, la recessione del decennio successivo che fu aggravata dalla caduta dell’Unione sovietica. Durante gli anni difficili, non potendo toccare le vacche sacre dell’educazione (oggigiorno molto meno sacre) a soffrire fu proprio la sanità. Anche se le spese sanitarie sono cresciute per via dell’invecchiamento della popolazione, c’è stata una riduzione dei servizi che continua fino ai giorni nostri, accentuata anche negli ultimi decenni di governi di destra (l’ultimo primo ministro di sinistra fu Paavo Lipponen nel 2003). La spesa sanitaria è stata nel 2014  del 9,7% del PIL, più o meno quanto in Italia, mentre in paesi come Germania e Francia e Gran Bretagna è sopra l’11% (per l’educazione in Finlandia si spende oltre il 7% del PIL, in Italia circa il 4%, Francia e Germania e Gran Bretagna sono intorno al 5%).

A soffrire del declino dei servizi è soprattutto l’assistenza primaria, ed essendo l’organizzazione di questa lasciata alle municipalità, le differenze tra comuni possono essere notevoli: ad esempio fra due comuni della stessa regione attorno a Helsinki la differenza nell’attesa per un appuntamento non urgente con un medico può essere di oltre un mese. Nelle zone più povere e remote le code possono essere ancora più lunghe (anche per servizi urgenti), e l’attesa può superare i tre mesi, secondo le statistiche del THL. A complicare le cose per molti cittadini, in Finlandia non sono previste visite a domicilio (solo alcuni servizi privati nati recentemente offrono questo servizio) e non esiste il concetto di medico di famiglia: ogni volta si va dal primo medico disponibile, che ha accesso a una comprensiva cartella clinica online, consultabile acnhe dai pazienti sul servizio kanta.fi. Il giornale britannico The Guardian aveva dedicato un articolo alle inefficienze di Oulu, dove fino a poco fa non era nemmeno possibile prenotare una visita per telefono.

La diagnostica e l’assistenza primaria possono quindi spesso problematiche, ma se si riesce a uscirne in tempo con una diagnosi corretta, l’assistenza secondaria è generalmente di buon livello. Questa non è in mano ai comuni ma è gestita da 20 enti ospedalieri regionali.
Infine le pratiche più complesse vengono praticate nei cinque ospedali universitari di Helsinki, Turku, Tampere, Oulu e Kuopio, tra cui non mancano centri di
eccellenza mondiale per cui la Finlandia a volte entra nelle liste dei migliori Paesi dove ricevere cure. Come nel caso del chirurgo ortopedico Sakari Orava, di Turku, balzato all’onore delle cronache per aver operato alcuni famosi campioni dello sport.

Una riforma dell’intero sistema sociosanitario finlandese è in discussione da anni, in una delle leggi più ambiziose della storia democratica finlandese: la Sosiaali- ja terveydenhuollon uudistus (abbreviata in sote uudistus”)  che prevede tra le altre cose il trasferimento della gestione dei  servizi sanitari dai comuni alle regioni, che diventano un nuovo ente amministrativo con membri eletti (al momento non ci sono livelli intermedi fra comuni e Stato). 

Un punto di contenzioso di questa riforma è la cosiddetta valinnanvapaus, libertà di scelta, per cui cittadini sarebbero in grado scegliere tra servizi pubblici o privati allo stesso costo (a seconda del proprio budget personale). Inoltre la riforma renderebbe più facile per privati e terzi competere nel settore, così che il pubblico potrebbe perdere oltre un miliardo di euro di introiti, indebolendosi ancora di più.
Nel giugno del 2017 la riforma stata di nuovo rimandata ed la sua messa in atto è ora prevista dal
2020.

La Rondine – 24.11.2017