Quanto costa vivere in Finlandia?

Quanto è caro un paese in cui si spendono 3 euro per un caffè espresso o un biglietto dell’autobus, 13 per una pizza margherita, e i pomodori si vendono a 5 euro al chilo? Quando si parla di prezzi, la Finlandia è capace di dare continui shock culturali e al portafoglio, soprattutto dei viaggiatori. Ma quanto costa in realtà vivere in questo Paese? Secondo L’Eurostat, che ha analizzato un paniere di 2000 beni e servizi in 38 Paesi, la Finlandia è l’ottavo Paese più costoso d’Europa. Ma nel Nord Europa è uno dei meno cari: infatti la Norvegia è in cima alla classifica (insieme a Islanda e Svizzera), e anche Svezia e Danimarca precedono la Finlandia.

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A livello mondiale la Finlandia o Helsinki non compaiono nelle classifiche dei luoghi più costosi, anche se il poco ufficiale Big Mac Index, che misura il costo del noto panino del McDonald’s la trova molto in alto con 5.43 dollari, anche qui in compagnia di Svizzera (6.54) e Svezia (5.83), gli unici posto dove un Big Mac costa più che negli Stati Uniti (5.50 USD).

Dall’entrata nell’euro nel 2002 i prezzi in Finlandia si sono però armonizzati con il resto delle nazioni dell’area della valuta comune; l’Euro ha per lo più reso il Paese meno costoso, anche se molti beni restano nettamente sopra la media.

Scavando un po’ nei costi medi per tipologia di prodotti, si scopre che in Finlandia si paga di più soprattutto per alcol, tabacco, ristoranti e hotel, costi che fanno sembrare al turista il Paese ancora più caro di quanto di fatto sia. Ma altre spese come la telefonia e l’accesso a internet, insieme all’energia, sono al di sotto della media europea.

L’università di Turku, ad esempio, sul suo sito calcola che per uno studente ci vogliano come minimo tra i 600 e i 900 euro al mese per le spese di base (un terzo per il vitto, un altro per l’alloggio e il rimanente per trasporto e spese varie) senza includere gli svaghi.

Secondo il Tilastokeskus, l’Istat finlandese, affittare un appartamento in Finlandia costa in media 13.9 euro al metro quadro, con i prezzi nell’area metropolitana di Helsinki intorno ai 18 euro al mq e 11.7 nel resto del Paese. Per le case sovvenzionate dallo Stato gli affitti sono 11.5 euro al mq.

Durante la recessione degli ultimi anni le catene dei supermercati hanno in media tagliato i prezzi al consumo, contribuendo a spingere il Paese verso la deflazione, ma l’Eurostat stima che fare spesa in Finlandia (escludendo gli alcolici che sono tra i più cari in Europa) è comunque circa 19% più dispendioso rispetto alla media europea, e per riferimento l’Italia è poco sopra la media.

Una ricerca del centro degli studi sui consumatori dell’Università di Helsinki pubblicata quest’anno, ripresa anche dai giornali finlandesi, ha stimato che una persona con meno di 45 anni che vive da sola a Helsinki abbia bisogno per una vita “confortevole” o hyggiga, come definita nell’articolo del quotidiano di lingua svedese HBL, di 1370 euro dopo le spese necessarie, il che piazzerebbe il suo stipendio lordo a 4250€, ben di sopra della media nazionale di 3600€ o la mediana di 3000€.

Tipologia Regione di Helsinki Resto del Paese
Uomo sotto i 45 anni 1379 1133
Donna sotto i 45 anni 1375 1129
Uomo sopra i 65 anni 1460 1169
Donna sopra i 65 anni 1447 1156
Lavoratore sopra i 50 anni 2318 1930
Coppia, un lavoratore e un pensionato 2218 1830
Coppia, pensionati sopra i 65 anni 2137 1749
Genitore single, un figlio in età scolare 1773 1442
Genitore single, due figli adolescenti 2599 2211
Famiglia con due bambini piccoli 3068 2680
Famiglia con due bambini in età scolare 3561 3087
Famiglia con due adolescenti 3870 3396
Famiglia con tre adolescenti 4247 3773
Fonte: Università di Helsinki, pubblicata su HBL

La ricerca ha trovato che la maggior parte del reddito disponibile viene speso soprattutto in cibo, con in media due uscite mensili in un ristorante, ed elettronica/comunicazione, seguiti da articoli per la casa, vestiti, hobby e igiene personale.

Gli ultimi anni di recessione hanno fatto stagnare inflazione e salari e, nonostante la recente ripresa economica, la politica del governo di destra per aumentare la produttività (il cosiddetto “kiky”) ha ridotto il potere di acquisto dei cittadini. I ceti più bassi sono quelli più colpiti perché i costi di beni e servizi base come cibo e trasporto sono saliti rapidamente, e si calcola che per un adulto ci vogliano 1180€ mensili per essere appena al di sopra della linea della povertà.

In precedenza abbiamo trattato qui sulla Rondine temi correlati, come le tasse in Finlandia e le ombre del welfare.

La Rondine 23.11.2018