Ruisrock 2019, una ricetta per l’Apocalisse. E invece…

Ruisrock 2019

Impossibile abitare in Finlandia e non aver sentito parlare di Ruisrock, il festival musicale che si tiene ogni estate nel parco nazionale alle porte di Turku. Abbiamo raccontato la sua storia in un articolo di qualche mese fa, ma quest’anno siamo stati invitati come stampa a seguire l’evento. Tre intensissimi giorni durante un’estate nordica alquanto anomala che ha influenzato il mood del festival ma non ha fiaccato l’entusiasmo dei circa 100 mila partecipanti.

Il festival ha compiuto 50 anni ma, altro che perdere fama, è diventato una leggenda: un rituale che segna per molti adolescenti finlandesi l’entrata nell’età adulta. Pinja, una sedicenne di Turku, ha chiesto il suo primo biglietto del festival come regalo di Natale ai genitori, ben prima che fossero annunciati gli artisti di questa edizione, e ha cercato vari lavoretti estivi per permettersi di “godersi il festival senza badare a spese” perché non solo il biglietto per i tre giorni si aggira intorno ai 200€ ma anche il cibo e le bevande hanno prezzi esorbitanti anche per le medie nazionali. I costi però non scoraggiano i suoi fan, e il festival è praticamente sold out prima dell’annuncio di tutti gli artisti. Anche se la tentazione di infiltrarsi è alta come testimonia il caso ormai celebre dell’edizione 2017 in cui un ventiquattrenne si è travestito da anatra per cercare di entrare a nuoto dentro la zona dei concerti e non pagare così il biglietto.  

Venerdì 5 luglio i cancelli si sono aperti alle 12 e così all’ora di pranzo un’armata di ragazzi e di giovani si è lasciata alle spalle la città e si è avviata a piedi o in bicicletta verso l’isola parco naturale di Ruissalo, una decina di chilometri dal centro. Hanno passato le settimane precedenti a scegliersi outfit coordinati improbabili senza tener minimamente conto del meteo che promette temperature degne di un inverno mediterraneo, sono allegri e hanno il morale alto, e molti si portano dietro bottiglie ad alta intensità spirituale. La mattina presto, quando il sole sarà già alto, torneranno di nuovo verso la città ripopolandola: in effetti durante le tre sere del festival Turku sarà deserta come le città italiane durante i mondiali di calcio quando gioca la nazionale.

Una ricetta per l’apocalisse si direbbe, e invece sono ragazzi che vogliono davvero solo divertirsi e trovano per loro uno spazio enorme dove radunarsi, ascoltare musica, mangiare, bere, rilassarsi ma anche sfogarsi. Ovviamente dietro c’è una macchina organizzatrice che conosce bene il “nemico” che ha studiato per 50 anni e sa come neutralizzarlo. Uomini della sicurezza che intervengono ad ogni segnale di eccesso, zone bar recintate dove solo i maggiorenni possono entrare con tanto di controllo di carte di identità e lunghe file, centinaia di bagni chimici, personale medico che perlopiù assiste ragazzi che hanno bevuto troppo e 800 volontari che girano per le zone del festival raccogliendo spazzatura e dando informazioni, attirati dall’idea di lavorare un giorno avendone due a disposizione per godersi il festival.

Juhani Merimaa, organizzatore Ruisrock. Pic by Lucia Vuillermin

Così la festa ha inizio e venerdì si esibiscono sui due palchi principali artisti come Rita Ora e Diplo mentre sugli altri 4 palchi più piccoli si alternano band emergenti quasi tutte finlandesi. Salta subito all’occhio, pensando ad edizioni storiche, la mancanza di grandi gruppi rock internazionali che hanno segnato la storia del festival a favore di band più autoctone: la ragione va ricercata nel cambio di organizzatore. Otto anni fa Juhani Merimaa – storico proprietario del rock club Tavastia di Helsinki – ha preso in mano il festival decidendo di far quadrare i conti chiamando prevalentemente band locali e non più grandi nomi della musica rock; ancora oggi alcuni nostalgici si lamentano che Ruisrock sia più ruis che rock.

Ruisrock 1970

È il segno dei tempi. Una volta, all’epoca dei pionieri degli anni ’70, mancando i luoghi virtuali dove incontrarsi, prima e dopo, quei raduni rappresentavano evidentemente una concentrazione di energie totale, in cui tutto doveva accadere. In cui, accanto e più della musica, a volte, era obbligatorio il “viaggio”, insieme con l’abbandono al flusso. Come racconta Kari Hotakainen, nel suo “Via della trincea”, quando il protagonista guardando una foto cerca di mettersi in contatto con l’amata che lo ha abbandonato: “La tecnica l’avevo appresa da un danese incontrato al festival del rock di Ruissalo nel 1978, uno che parlava della concentrazione mentale come di una religione. Nel bel mezzo del fragore del concerto se ne stette in piedi a occhi chiusi e stabilì il contatto con la madre che viveva in un quartiere settentrionale di Copenaghen. Dondolava la testa, un tic gli agitava il sopracciglio, entrò in trance. Ricordo come lo seguivo, ignorando la folla e la musica che impazzavano tutt’attorno. Quando rimise piede sul manto erboso di Ruissalo raccontò che la madre stava bene e che mandava dei saluti anche a me. Chiusi gli occhi e mi abbandonai al flusso dell’universo.”

Tornando ai nostri, di tempi, in una recente intervista Marimaa ha dichiarato che lui è solo un intermediario tra le band e quello che piace ai giovani di oggi.  Il pubblico sembra avergli dato ragione e ha continuato ad amare il festival. La nuova organizzazione si è fatta portavoce anche di importanti tematiche su cui sensibilizzare il pubblico giovane, tipo ambiente, parità di genere, diritti dell’infanzia etc. Per farlo al meglio ha trovato un partner d’eccezione, l’Unicef Finlandia, e ha aderito a Keychange, il movimento internazionale pioneristico che incoraggia i festival a raggiungere la parità di genere tra gli artisti entro il 2021 (anche se Ruisrock ha centrato l’obiettivo già quest’anno).

Professoressa Piia Nurmi al RockSock Point. Ruisrock 2019. Pic by Lucia Vuillermin

Da 15 anni poi Ruisrock ha un partner istituzionale storico: l’Università di Scienze Applicate di Turku. Attratti da un colorato stand realizzato in tessuto siamo entrati per farci raccontare dalla professoressa Piia Nurmi il progetto 2019: durante il festival sono stati coinvolti circa 200 studenti di cui 13 nella realizzazione del programma ambientale. Il tema era il riciclaggio tessile su cui gli studenti hanno lavorato per tutto l’anno accademico insieme a imprese del settore. Durante il Ruisrock si chiedeva al pubblico di portare i loro vecchi indumenti presso il RockSock Point per poterli trasformare e dar vita a nuove magliette, firmare un divano di tessuto per lasciare il proprio ricordo dentro una foresta tessile fatta di strisce di stoffa appese e segnare su una grande mappa da dove venissero gli indumenti indossati.

Il pubblico ha risposto numeroso all’iniziativa sfruttando le pause tra i concerti e curiosando tra gli stand prima di rilassarsi sulla spiaggia, nelle zone con amache colorate e piccoli palchi soprelevati per ripararsi in caso di pioggia. Il sabato, secondo giorno di festival, il morale se possibile è salito ancora più in alto: grazie ad una bella giornata di sole sono scomparse le cerate gialle coordinate con gli stivaletti da pioggia che si fanno selfie su selfie a favore di mise ancora più audaci dove i brillantini sui capelli e come gioielli sulla pelle diventano una vera divisa.

Ruisrock 2019. Pic by Lucia Vuillermin

Con il caldo i giovani si sdraiano sui prati, si avventurano nell’acqua ancora gelida del Baltico e si accalcano sotto i palchi: è il giorno di JVG, la band più popolare in Finlandia che ha venduto più di 200.000 album e per la quale la maggior parte dei giovani ha deciso di venire al festival e decretare il sabato completamente sold out.  Chiude in serata il gruppo australiano di musica elettronica alternativa The Empire of the Sun con giochi di luce e vistosi costumi di scena.  

Abbiamo parlato fino ad ora di giovani, ma il festival è inclusivo anche dal punto di vista anagrafico: ogni anno chi ha compiuto 70 anni può raggiungere il festival gratuitamente con il servizio di trasporto via nave per i biglietti VIP e godersi i tre giorni di musica. Erano molti i diversamente giovani che vagavano tra una folla di “nipoti” e noi vogliamo pensare fossero gli stessi ventenni di quando il festival è iniziato per la prima volta 50 anni fa.

 Il terzo e ultimo giorno di festival è iniziato già con qualche smorfia da parte del pubblico perché il tanto atteso rapper Travis Scott, conosciuto anche per essere legato sentimentalmente ad una delle Kardashian, per motivi logistici cancella la sua apparizione a meno di ventiquattro ore dallo show. Efficientissimi gli organizzatori annunciato il trio hip hop Migos di Atlanta per la grande chiusura ma la band non arriverà mai sul palco del Ruisrock per problemi di aerei lasciando a bocca asciutta tutti gli spettatori e chiudendo il festival prima del previsto. L’organizzazione si scusa e propone il rimborso del biglietto giornaliero. Una piccola macchia che a nostro avviso rende il festival ancora più umano. Arrivederci al 2020, tra un mese la macchina da guerra si rimetterà in moto per battezzare altri giovani finlandesi a ritmo di musica.