Perde il governo, vince Sanna Marin

Paradossi di una sconfitta annunciata

Tante emozioni hanno attraversato la mente, e il volto, di Sanna Marin, la leader uscente di una Finlandia che, dopo il coraggio mostrato davanti all’aggressione russa, ha mostrato tante sue paure nascoste. In primis, l’ammontare del debito pubblico, e il rischio di perdere posti di lavoro.

Su queste paure hanno fatto leva i veri vincitori, i Perussuomalaiset (gli Strafinni) che per la prima volta hanno superato la soglia del 20 per cento dei suffragi. Opposizione all’accoglienza dei migranti, anche a costo di ridurre la produzione interna, e stop alla coraggiosa politica verso il clima che il governo Marin aveva deciso, anticipando al 2035 la decarbonizzazione del Paese.

Una buona fetta di finlandesi ha ritenuto che non fosse il caso di pagare tanto, e ha avuto paura proprio dei risultati ambiziosi del governo Marin: estendere l’istruzione obbligatoria, riformare la struttura dei servizi sociali e sanitari e fissare un obiettivo ambizioso per la politica climatica. Protezione dei diritti umani: migliorando lo status delle persone trans, e cercando di migliorare lo status civile dei Sámi.

I fatti, a urne chiuse, parlano chiaro: i partiti conservatori di destra hanno vinto, mentre la base governativa di centro-sinistra del precedente mandato ha perso.

Il vincitore numerico delle elezioni, il Partito della Coalizione, e i partiti che seguono, i Perussuomalaiset e i Socialdemocratici, sono a un solo punto percentuale di distanza. I partiti sul podio sono gli stessi delle ultime elezioni, ma il Partito della Coalizione è passato in testa e il PSD, vincitore nel 2019, è sceso al terzo posto.

Ma qui sta il paradosso di queste elezioni, in cui c’è uno strano vincitore: Sanna Marin. Seconda assoluta per le preferenze, con 35.623 voti (seconda solo a Riikka Purra), è stata capace di contendere a lungo al Kokoomus, durante lo spoglio, il primato elettorale.

La sconfitta del governo, a ben guardare, non è la sua. Sono stati gli altri tre partiti della coalizione governativa a subire una debacle in termini di seggi: Centro – 8, Verdi -7, Lega di Sinistra -5.

Conservando al PSD il terzo posto, a ridosso dei partiti di centro-destra, con  43 seggi in Parlamento (3 in più rispetto al 2019), Sanna Marin pone più di un problema al vincitore effettivo delle elezioni, Petteri Orpo, leader del Partito di Coalizione Nazionale.

Petteri Orpo  dovrà scegliere se trovare un terreno comune con i Perussuomalaiset, critici nei confronti della lotta al cambiamento climatico, dei lavoratori stranieri e dell’Unione Europea, ma anche contrari ai tagli allo stato sociale. (Qui il Corriere della Sera farebbe bene a precisare l’etichetta semplicistica di “estrema destra” affibbiata ai Perussuomalaiset, eredi del Partito rurale, “un misto di «forconi» e fasci di combattimento” … Quant’è lontana la Finlandia.)

Con il PSD, invece, potrebbero esserci valori comuni, ma le linee di politica economica non coincidono. Comunque vada, il Paese ha svoltato a destra.

E invece Sanna Marin esce a testa alta dalla tornata elettorale. A volte le vittorie, al di là dei numeri, sono anche l’immagine che resta di una leader politica che, governando in anni terribili per chiunque (basta guardare il resto dei Paesi europei) riesce praticamente da sola a far crescere il suo Partito.

Se gli altri partiti perdenti del governo uscente (Centro, Verdi, Sinistra) hanno visto una fuga di elettori proprio verso il PSD, la ragione andrà cercata proprio nel prestigio di una figura politica destinata a durare nel tempo.

(Foto del titolo da YLE.fi. Per le immagini utilizzate, siamo pronti a far fronte alle richieste di diritti)

Nicola Rainò
Giornalista, traduttore letterario, studioso di lingua italiana e storia dell'arte. Emigra dal Salento a Bologna per studi, poi a Helsinki per vivere. Decise di fondare La Rondine una buia notte dell'inverno del 2002 dopo una serata all'opera.