Alla ricerca del Sampo perduto

Vita e morte avventurose di Ior Bock

Arnese arcano e prodigioso, fonte inesauribile di prosperità per l’intero popolo che riesca a entrarne in possesso, il Sampo fabbricato da Ilmarinen, forgiatore della volta celeste, è senza dubbio uno dei simboli più sfuggenti, complessi e polimorfi che il mito nordico abbia saputo creare. Come per il Palladio sottratto a Troia da Ulisse e Diomede, il quarantatreesimo Runo del Kalevala descrive l’epica missione del furto del prezioso manufatto da parte di un drappello di eroi, Väinämöinen, Lemminkäinen e lo zelante fabbro celeste, dopo che questi, per ottenere la mano della bella figlia della terra settentrionale di Pohjola (“marry out or die out”, scrive l’antropologo E. B. Tylor), aveva costruito il miracoloso talismano, poi nascosto dalla sovrana sotto metri di roccia e innumerevoli serrature.

Durante una battaglia in mare contro la signora del Nord, tramutatasi in grosso uccello planato sulla barca dei predatori per recuperare il maltolto, il prezioso tesoro finisce in pezzi. Dopo avere tentato di recuperare qualche frammento spinto a riva dalle onde, Väinämöinen dichiara che solo Dio creatore ha le chiavi della fortuna. Nonostante il monito del vecchio, saggio eroe, il tema della ricerca e del recupero di tesori sepolti non ha mai smesso di ingolosire figli e nipoti di Kaleva: la storia caleidoscopica di Ior Bock, avventuriero eccentrico e visionario, contiene tutti gli ingredienti della letteratura di genere (tra l’esoterico e il picaresco), digestione della storia nel mito, esperienza sacra, arte di arrangiarsi, ossessione e follia. Un sapido minestrone cucinato in un contesto culturale che, sulla reinterpretazione dei miti fondativi, nell’equilibrio spesso precario tra cronaca e testimonianza orale, ha costruito parte della propria identità.

Ior Bock nel 1963 (da wikipedia)

Nato a Porvoo nel 1942, il nostro protagonista, Bror Holger Bertil Svedlin, è solito presentarsi in pubblico come il “frutto di un incesto”. Il padre, il finnosvedese Knut Viktor Boxtröm, era un capitano della Marina Mercantile che, avendo perso il primogenito  nella Guerra Civile del 1918, per scongiurare l’estinzione dell’ultimo ramo di famiglia aveva pensato di mettere incinta la figlia ultimogenita, Rhea. È forse irrilevante osservare che, all’autobiografia, si sovrappone un’altra versione ricostruita secondo cui Bror Holger sarebbe stato figlio adottivo nato da una giardiniera di Porvoo e, si suppone, da un marinaio spagnolo: morto il padre poco dopo, il piccolo viene cresciuto dalla madre (che di fatto sarebbe stata anche la sorellastra) e dal marito Bror Gustaf Bertil Svedlin, trascorrendo parte della sua giovinezza tra un’istituzione e l’altra e riuscendo a malapena a terminare la scuola dell’obbligo. Cambiatosi il nome in Ior, da I-or, versione svedese di Ih-Oh, il malinconico asinello creato da A. A. Milne nella serie di libri per bambini Winnie the Pooh, inizia a lavorare come tecnico delle luci allo Svenska Teatern di Helsinki. Nel 1962 viene condannato per l’omicidio involontario del fratello adottivo, Erik Svedlin, un colpo di pistola sparato accidentalmente mentre i due ascoltano musica e, forse, fumacchiano erba. Secondo la dichiarazione di Ior, si sarebbe trattato del suicidio di Erik a seguito di un progetto di matrimonio naufragato ma, anche in questo caso, tra la memoria del soggetto e la realtà dei fatti si alza una fitta nebbia difficile da dipanare.

Screenshot da Youtube (Suomenlinna – Jukka Sipilä)

L’anno successivo intraprende la carriera di attore e, dotato di un certo talento anche nel ballo, viene scritturato per lo spot televisivo di un detersivo. Nel 1968 diventa guida ufficiale di lingua svedese del sito storico di Suomenlinna, l’isola fortificata nell’arcipelago di Helsinki costruita dagli svedesi per difendere la costa dagli attacchi dei russi. Ior sviluppa un proprio particolare approccio storiografico attingendo, secondo la sua testimonianza, al contenuto di diecimila lettere inviate in Svezia dalla fortezza nel corso del XVIII secolo e, misteriosamente, in possesso della madre. Grazie al temperamento e alla sua personalità trascinante, diventa una figura molto popolare nell’offerta turistica della capitale ma, nel 1984, la Fondazione Ehrensvärd, che gestisce i tour presso la fortezza oggi bene protetto dall’UNESCO, decide di annullare il contratto: anche in questo caso, riguardo ai motivi, la versione di Ior non coincide con una ricostruzione dei fatti peraltro molto incerta.

Lo stesso anno, mentre si trova in India, muore la madre Rhea e, tornato in Finlandia per le esequie, pretende che i partecipanti al corteo funebre vestano abiti bianchi e costumi tradizionali, come nelle cerimonie dei popoli ugrofinnici.

La cerimonia termina presso un bosco sacro nelle vicinanze di Snappertuna, paese di origine dei Boxström, dove il figlio della defunta accende fuochi sacri in onore delle divinità pagane scandinave, suscitando una dura reazione di condanna da parte delle autorità ecclesiastiche. In quel periodo lavora alle memorie della sua famiglia in un’opera che verrà pubblicata nel 1996 con il nome de La saga della famiglia Bock (Bockin perheen saaga), cambiando successivamente il proprio cognome da Boxström a quella che egli riteneva la forma originale (nella mitologia e nel folclore germanico il capro, bock, simboleggia il legame tra il mondo umano e divino).

Secondo la sua personale genealogia mitica, la famiglia Bock sarebbe stata custode occulta dell’autentica sapienza pagana finlandese della “stirpe di Väinämöinen” a seguito della fuga degli antenati verso Nord durante la cristianizzazione. Ior sviluppa l’idea secondo cui, oltre al patrimonio immateriale della primitiva religione il cui “racconto delle origini” sarebbe stato consegnato alla memoria popolare, i pagani, durante la colonizzazione svedese, avebbero nascosto anche beni materiali, il leggendario “tesoro di Lemminkäinen”. Lo stravagante genealogista si convince che l’ “arca perduta” si trovi a Gumbostrand (comune di Sipoo, a pochi chilometri dalla capitale), sepolta in un anfratto roccioso che lui chiama Kyöpelinvuori, “monte del coboldo” (nella mitologia baltofinnica i Campi Elisi delle donne virtuose e, nella tradizione successiva, luogo deputato al sabba stregonesco). La porta del Tempio di Lemminkäinen sarebbe stata chiusa nell‘anno 987, in occasione dell’arrivo dei primi cristiani sulle coste orientali del Mar Baltico.

Lemminkäisen temppeli (Sipoo)

Nel 1987 Ior intraprende lavori di scavo ingaggiando due volontari americani e riuscendo a farsi concedere un finanziamento dalla Cassa di Risparmio di Sipoo e dalla società di costruzione, asfalti e infrastrutture Lemminkäinen Oy. Nonostante i finanziatori decidano ben presto di interrompere la collaborazione per mancanza di risultati tangibili, Ior prosegue la sua impresa riuscendo a penetrare in profondità per circa 50 metri dall’imboccatura, coinvongendo nell’opera piccole ditte locali e avvalendosi del contributo dello storico Juha Javanainen (che si sarebbe occupato anche della pubblicazione della saga) e del geologo Heikki Hirvas.

Screenshot da youtube

Nel 1999 un uomo riconosciuto poi essere un seguace di Bock s’introduce nel suo appartamento, nell’elegante quartiere di Töölö, e lo pugnala; sopravvissuto all’aggressione, rimane tetraplegico. L’anno successivo si vede costretto a vendere i propri terreni nel comune di Sipoo per liquidare le società che avevano contribuito agli scavi mentre il terreno su cui si trova il tempio è acquistato dalla scuola di Ashtanga Yoga di Helsinki, di cui Juha Javanainen è fondatore. Bock deve trasferirsi in un appartamento in affitto nel quartiere di Munkkiniemi dove, il 23 ottobre del 2010, viene nuovamente pugnalato, questa volta mortalmente. I sospettati sono due giovani collaboratori indiani installatisi nella sua casa. L’esecutore materiale viene dichiarato incapace di intendere e di volere: il movente, secondo le dichiarazioni dell’imputato, è l’identificazione della vittima con il demonio.

Il necrologio pubblicato sul quotidiano Helsingin Sanomat è identico a quello dedicato alla madre defunta anni prima ma privo di riferimenti a un cerimoniale pagano. Tuttavia, presso lo stesso bosco sacro di Snappertuna, vengono accesi otto falò rituali dedicati agli dèi i cui doni, come ricordano Omero e Lönnrot, nessuno può scegliere, neanche dopo la morte. Nel 2022 due privati cittadini finlandesi, Johan Rikberg e Marcus Lundqvist, fondano la società Tempelberg con l’intento di raccogliere  fondi esteri per riaprire gli scavi e, lo stesso anno, viene rinvenuta nella roccia una testa d’ascia dell’età del ferro.

Rikberg ha dichiarato che la società intende inaugurare un altro scavo cinquecento chilometri a Nord-Est di Helsinki, su un’isola del fiume Kajaaninjoki dove, secondo le memorie di Ior Bock, in un pozzo situato sotto le rovine di una fortezza seicentesca si troverebbe un’arca di piombo contenente il tesoro di Eerik, ultimo re dei finni in fuga dalle truppe pontificie, la statua tutta d’oro di un capro…

Marcello Ganassini
Marcello Ganassini, ugrofinnista, traduttore di letteratura finlandese ed autore della moderna edizione filologica del "Kalevala". Responsabile per la letteratura finlandese della casa editrice Vocifuoriscena.