In Svezia restrizioni sull’allevamento delle renne

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Mentre in Finlandia la Commissione per la Verità e la Riconciliazione – istituita per affrontare gli abusi storici e rafforzare lingua, cultura e diritti del popolo Sámi – lavora per consolidare il rapporto tra Stato e comunità indigene, nella vicina Svezia il clima pare diverso. A Stoccolma, infatti, una proposta politica riporta al centro del dibattito la possibilità di ridurre le prerogative dei pastori di renne, suscitando forte preoccupazione tra le organizzazioni rappresentative.

La ministra dell’energia e vice primo ministro Ebba Busch e il ministro delle Aree rurali Peter Kullgren hanno avanzato l’idea di rivedere il quadro normativo che regola l’uso di alcune aree, oggi riservate in larga parte alla pastorizia Sámi. Secondo i promotori, l’attuale sistema ostacolerebbe lo sviluppo di altri settori economici, dall’energia alle infrastrutture, fino alle attività estrattive. Tra le ipotesi discusse figurano una riduzione del numero di capi e un ripensamento dei fondi pubblici destinati all’allevamento, con la prospettiva di dirottare risorse verso iniziative culturali.

La reazione delle comunità indigene è stata immediata. Matti Blind Berg, presidente della Federazione Sámi svedese, ha denunciato il rischio che la proposta finisca per favorire interessi industriali a scapito dei diritti riconosciuti alle popolazioni locali. Berg ha richiamato anche la storica sentenza Girjas del 2020, con cui la Corte Suprema aveva attribuito a un villaggio Sámi la facoltà esclusiva di autorizzare caccia e pesca nei propri territori, considerata un precedente fondamentale per l’autodeterminazione. Critiche sono arrivate anche dai Verdi, che accusano il governo di offrire una rappresentazione distorta della realtà del Sámi e ricordano che la pastorizia delle renne è tutelata dalla Costituzione e da norme internazionali.

Il confronto si inserisce in un contesto già segnato da tensioni sull’uso delle terre, tra progetti energetici, gestione forestale e nuove infrastrutture. Diversi organismi internazionali hanno invitato la Svezia a garantire una partecipazione effettiva dei popoli indigeni nelle decisioni che riguardano i loro territori, sottolineando che la transizione ecologica non può tradursi in un arretramento dei diritti storici.

Il dibattito proseguirà nei prossimi mesi, mentre le comunità Sámi temono che un cambiamento normativo possa compromettere un’attività che non è solo economica, ma parte essenziale della loro identità collettiva.

Gianfranco Nitti
Giornalista e membro italiano dell'Associazione della Stampa Estera, visita regolarmente la Finlandia, in particolare la Lapponia, di cui scrive da anni.