A casa di Elias Lönnrot: l’immagine del tempo nelle foto di Franco Figari

Franco Figàri o della fotografia pura. Nell’arco di diversi decenni il noto fotografo italiano ha cercato di raccontare il mondo a modo suo, in ogni angolo se pur remoto, dall’Alaska al Pakistan alle Svalbard, come si può constatare consultando il suo sito.
http://www.francofigari.com/

Dico “fotografia pura” nel senso di certi cineasti, come Hitchcock, che parlavano di “cinema puro” riferendosi ai film muti delle origini: quelli in cui la parte precipua del mezzo, quella visiva, aveva un ruolo assoluto.

Si tratta, per Figàri, di una conquista. Fa una prima, grande esperienza con Sentieri della Finlandia (Piero Amighetti Editore 1998) in cui le foto si alternavano a cartine e mappe dentro i grandi parchi naturali del paese nordico, realizzando la più bella guida trekking della Finlandia mai immaginata (ancora oggi, nonostante l’inevitabile invecchiamento dei dati riportati.) Poi un po’ alla volta questa vocazione documentaristica si attenua, a favore di una ricerca in cui luci, colori, inquadrature, atmosfere, diventano sempre meno dipendenti dal “luogo” per diventare ricerca di forme espressive, a partire dagli “elementi” primari della visione. In questo spirito vanno lette mostre come quella di Istanti d’acqua presentata all’Acquario Civico di Milano (2018).

Le forme degli elementi, proprio perché mutevoli, sono il vero oggetto della sua ricerca, che si applichi all’acqua o al vento o alle foglie o ai riflessi della luna, non fa molta differenza. Franco Figàri ha un po’ lo sguardo di un filosofo presocratico, di quelli che cercavano nelle metamorfosi del visibile i segreti dell’invisibile. Con questo spirito lo immaginiamo in agguato, su una tunturi dell’inverno lappone, aspettando l’aurora boreale, aspettando che il riverbero del cielo si rifletta appieno sulla superficie del lago, avendo come testimoni gli alberi ghiacciati del tykky. Una costruzione, questa, che gli costa lunghe notti a temperature difficili da reggere, e che noi osservatori non cogliamo nella sua complessità, appagati della superficie dell’”idillio”. Difficile coglierne la drammaturgia, quella all’apparenza distesa e lineare della foto di paesaggio, in cui non accade quasi nulla. In apparenza: nulla della bellezza selvaggia e ricca di episodi di un Hannu Hautala, per esempio, altro grandissimo fotografo abilissimo a collocare, dentro scenari fiabeschi, personaggi altamente drammatici, cogliendo “l’attimo”.

Franco Figari e Hannu Hautala

Nonostanze le somiglianze, e nonostante il comune amore per il parco di Riisitunturi, tutt’altro genere di poetica li ispira.

Genovese di nascita, milanese per lavoro, finlandese per vocazione: la Finlandia è il luogo in cui Figàri torna sempre, la tana in cui rifugiarsi per fare esperimenti, per meditare, e da cui ripartire per nuove esplorazioni. Tante meditazioni hanno prodotto recentemente dei frutti maturi, a cominciare da un superbo volume di foto panoramiche, Finland Land of Lights (Spazio, Milano 2017) che ha attirato l’interesse della stampa finlandese.

E proprio pochi mesi fa, sempre per l’editrice Spazio di Milano, è uscito un nuovo volume, anche questo di grande formato, intitolato Elias Lönnrot’s Homeland. Qui il soggetto è la Finlandia meridionale, con il suo ambiente lacustre, i campi coltivati di grano, orzo e avena, le vecchie fattorie e i fienili ormai diroccati, e quello che è rimasto della taiga, la foresta di pini, abeti e betulle.

Si tratta di foto in gran parte scattate nella zona tra Helsinki e Turku e in particolare attorno al lago Valkjärvi sulle cui sponde è ancora conservata la casa natale di Elias Lönnrot, il padre del Kalevala che qui è vissuto nell’Ottocento negli anni dell’infanzia e della vecchaia. Un luogo speciale, carico di storia, dove Figàri ha casa, sullo stesso lago e proprio di fronte alla torppa di Lönrrot. Qui passa gran parte delle sue estati, luogo che ha scelto per riposare e meditare. Così si racconta nell’introduzione del volume:

“There is a place on the rock just below the house, where I often sit surrounded by silence and observe the landscape through the lens of my camera. When there is a full moon I love to stay awake most of the night to follow its course in the starry sky: at sunset when it rises over the tops of the trees among the pink tinted clouds, in the heart of the night when it is covered in the mist and it seems even larger and mysterious and at dawn when it fades and disappears in the light of the day and the first rays of the sun paint the sky pink again. From this rock or from the jetty of the sauna I try to capture the Genius Loci of the lake, a tiny island which is my hidden corner of Finland, a panorama that is apparently the same, but which I see different each time.”

Una garbata maniera di rivelare la natura per così dire “eraclitea” del suo pensiero: l’attesa della rivelazione, la metamorfosi che svela la natura mutevole delle cose. E in cui ha grande valore il tempo, che di quella metamorfosi è l’elemento segreto. A momenti ci pare di coglierlo, quel Genius Loci, ma sono solo brevi “istanti” in cui la natura ci inganna, quando la luna stampa sul lago il suo doppio, e quel riflesso ci dà la sensazione di coglierlo, l’attimo. Ma è solo un nostro bisogno  di simmetria, la ragione dell’abbaglio che trasforma in specchio la sostanza viva e mutevole del lago. Basta girare pagina – lo  stesso posto è tutt’altra cosa – per svelare l’inganno.

“Tento di cogliere il genius loci”, scrive Figàri,  confessando con quel “tento” che non esiste un oggetto da riprendere, esiste solo l’attesa: I love to stay

I due volumi recenti di Franco Figàri, Finland Land of Light (di cui abbiamo parlato in questo articolo) e Elias Lönnrot’s Homeland, sono disponibili nelle principali librerie di Helsinki, per esempio nella Akateeminen kirjakauppa, e online.