Turismo dell’educazione, la scuola finlandese è anche business

Senza voti, senza compiti, senza materie. Si parla spesso di scuola finlandese nei media stranieri, quasi sempre con imprecisioni e glorificazioni che finiscono per aumentarne l’aura di perfezione che la circonda. La fama internazionale del sistema scolastico finlandese, per quanto giustificata, non è interamente casuale. Il Canada e l’Irlanda ad esempio hanno risultati PISA molto simili a quelli finlandesi, eppure non si legge molto del loro loro sistema scolastico. Di certo aiuta che la Finlandia sia un Paese “piccolo, remoto ed esotico”, e che le notizie sulla scuola si fondano con il ritratto della popolo più felice del mondo e altre generalizzazioni di una nazione all’avanguardia, ma dietro la notorietà del sistema scolastico finlandese c’è anche un’attiva campagna di promozione da parte di enti pubblici e non. Tanto che la scuola è ora una voce dell’export del Paese, con un giro d’affari di oltre 300 milioni di euro all’anno.

Infatti negli ultimi anni un numero sempre crescente di dipendenti scolastici e governativi vengono a visitare la Finlandia per scoprirne il sistema educativo, a con intere classi di studenti al seguito. L’interesse e la domanda sono così alti che si sono formate agenzie di viaggio specializzate in turismo dell’educazione, alcune gestite direttamente dalle scuole, come quella dell’università professionale SAMK di Pori.

Il fenomeno è relativamente recente e non ci sono ancora statistiche separate, ma il potenziale di avere un nuovo flusso turistico non stagionale (e allo stesso tempo aumentare il soft power del Paese) è stato afferrato al volo anche dalle istituzioni.

Sulle pagine di Business Finland, l’ente governativo che mira a essere il punto di riferimento per le aziende che vogliono fare affari in Finlandia, si legge di un progetto di “Educational travel” inaugurato nel 2017 con lo scopo di supportare il turismo dell’educazione principalmente da Cina, Corea del Sud, India e i Paesi del Golfo Persico. 

Per questo sono stati creati dei materiali promozionali come la brochure What is educational travel? in cui si può leggere più in dettaglio dei vari livelli e tipi di scuole che si possono visitare. Non sorprende quindi di vedere articoli su studenti cinesi in visita a Jämsä o giapponesi a Oulu.

Sul sito dell’Opetushallinto, l’agenzia ministeriale per l’educazione, c’è addirittura un tariffario ufficiale per le presentazioni sul sistema scolastico (da 682€ all’ora + IVA) e le visite scolastiche, che costano 1240€.

Ed è l’Opetushallinto a coordinare Education Finland, un programma interministeriale con la responsabilità del koulutusvienti (export della scuola) che coinvolge più di cento partner selezionati fra scuole, agenzie di viaggio e altre compagnie di servizi legati all’educazione. Secondo Education Finland, il fatturato del turismo dell’educazione è in costante crescita, dai 250 milioni di euro del 2016 fino ai 350 proiettati per il 2019.

Prevedibilmente, la fama della scuola finlandese viene anche abusata, come in questo video in cui si può ammirare un’improbabile “nuova aula scolastica finlandese” con amache, spalliere e cyclette che sembra più un buon pretesto per vendere attrezzature ginniche che un concetto educativo (e c’è da precisare che in Finlandia le classi hanno i banchi come nel resto del mondo, al massimo quel video era la versione utopica di un’area da ricreazione).

Come sostiene però lo stesso direttore del programma Education Finland, Jouni Kangasniemi, il successo del sistema scolastico finlandese non è stato immediato, ma è frutto di un processo iniziato negli anni ‘70 che ha dietro una visione chiara supportata da riforme e investimenti.
C’è quindi il rischio che alcuni di questi turisti dell’educazione in cerca forse di una soluzione veloce ai loro problemi finiscano per adottare provvedimenti cosmetici copiati in fretta dal modello finlandese, e che portano a pochi risultati concreti, piuttosto che affrontare le riforme strutturali di cui davvero il loro Paese avrebbe bisogno.

Ed è questo l’invito al nuovo Ministro dell’Istruzione Azzolina, se vuole seguire il suo predecessore Fioramonti nell’ispirarsi al modello finlandese, lo faccia come la Finlandia quarant’anni fa, partendo dalla base e affrontando i problemi di fondo come strutture scolastiche e formazione degli insegnanti. Anche qui non c’è nessun segreto, la lista dei problemi è fornita regolarmente dai rapporti dell’OCSE, a partire dalla bassa quota di PIL investito in educazione (il 3,6% contro la media OCSE del 5% e il 6,8% finlandese), l’abbandono scolastico e la quota più alta di docenti ultra 50enni tra i Paesi dell’OCSE (59%).

Foto di apertura da Education Finland.