Pajtim Statovci: che significa fare lo scrittore oggi?

Appunti dalla Lectio Magistralis di Turku

Lo scorso anno, l’Università di Turku ha conferito il dottorato onorario a Pajtim Statovci, autore pluripremiato, di cui è appena uscito in Italia il nuovo romanzo Lehmä synnyttää yöllä (trad. it. di Nicola Rainò, La mucca partorisce di notte, Sellerio 2026) e che sulle pagine de La Rondine (come in questa intervista) abbiamo già imparato a conoscere e apprezzare. Per una serie di ragioni logistiche, la sua attesa lectio magistralis era stata rimandata, trovando finalmente spazio lo scorso 6 maggio proprio nell’ateneo finlandese. L’attesa è stata ampiamente ripagata: l’intervento di Statovci ha offerto, infatti, un’occasione preziosa per riflettere su una domanda fondamentale.

Cosa significa davvero fare lo scrittore oggi? Spesso amiamo immaginare l’autore come un genio solitario, perso in un flusso di ispirazione ininterrotta davanti alla pagina bianca. La realtà del panorama letterario contemporaneo, tuttavia, è molto più complessa, faticosa e prosaica. Partendo proprio dagli spunti e dalle parole condivise da Statovci durante la sua conferenza a Turku, vi proponiamo un viaggio dietro le quinte del mestiere della scrittura, esplorandone le sfide quotidiane, il delicato rapporto con i media e le vertigini del grande salto verso il mercato internazionale.

Al conferimento del dottorato con V. Parente-Čapková

La vera (e frammentata) quotidianità dello scrittore

La vita di un autore è lontana dall’essere una romantica e solitaria maratona letteraria. Al contrario, è caratterizzata da una forte frammentarietà. La stesura del romanzo è solo una parte del lavoro, costantemente interrotta da impegni collaterali ma necessari, come la scrittura di rubriche e articoli per giornali e riviste o le visite nelle scuole per incontrare i lettori più giovani.

A questa frammentazione si aggiungono sfide concrete e spesso logoranti. Da un lato c’è la solitudine, data dalla mancanza di veri e propri colleghi di lavoro con cui condividere la quotidianità; dall’altro, si vive una competizione feroce per conquistare non solo i lettori, ma anche borse di studio e visibilità sui media. Tutto questo a fronte di compensi che, nella maggior parte dei casi, rimangono esigui: i diritti d’autore, gli anticipi editoriali e i rimborsi per i prestiti in biblioteca sono generalmente bassi e raramente sufficienti a garantire una stabilità economica immediata.

Il percorso che trasforma una bozza in un libro finito è lungo e costellato di interruzioni. Una volta trovato un editore, il lavoro è tutt’altro che concluso. La casa editrice svolge un ruolo immenso e indispensabile, occupandosi di editing, copertina, marketing e distribuzione, ma oggi all’autore è richiesto di partecipare sempre più attivamente alla promozione. In questo vortice, i confini tra vita privata e professionale sfumano: la linea di demarcazione tra vacanza e lavoro quotidiano diventa spesso inesistente. Lo scrittore deve imparare a destreggiarsi tra contrattazioni, l’attesa snervante delle critiche (o il timore della loro totale assenza) e, per chi sceglie strade alternative, le insidie del self-publishing.

Sopravvivere al pubblico e alla rivoluzione digitale

Nel momento esatto in cui un libro arriva sugli scaffali, l’autore smette di essere solo uno scrittore e diventa un personaggio pubblico. Questa esposizione può essere gestita senza traumi, a patto di sapere tracciare dei confini netti. La gestione della privacy diventa fondamentale: è cruciale decidere in anticipo cosa condividere con il mondo. Molti autori, infatti, scelgono deliberatamente di blindare specifiche aree della propria vita privata, rifiutandosi di discutere di famiglia, relazioni, orientamento sessuale o background religioso.

Il rapporto con la stampa richiede un’abilità che le case editrici raramente insegnano, non offrendo corsi di media training. Lo scrittore deve imparare da solo a valutare il profilo della testata giornalistica che ha di fronte, consapevole che un quotidiano autorevole darà all’intervista un taglio radicalmente diverso rispetto a una rivista di costume o di gossip. Una buona regola di sopravvivenza è chiedere sempre di poter revisionare le interviste prima della loro pubblicazione.

A complicare il quadro c’è la profonda mutazione del mercato. Oggi viviamo l’era dei servizi di streaming: gli audiolibri e le piattaforme in abbonamento rappresentano ormai oltre il 50% del fatturato dell’industria letteraria. Se da un lato offrono nuove vie di fruizione, dall’altro portano con sé sfide enormi. Gli autori si scontrano con politiche di prezzo aggressive, una preoccupante mancanza di regolamentazione e una scarsa tutela legale, all’interno di un ecosistema in cui le stesse piattaforme di distribuzione stanno iniziando a operare come produttrici dirette di contenuti, alterando le regole del gioco.

Dottorato a Turku 2025: cerimonia della spada

Il salto verso il mercato internazionale

Arrivare all’estero è l’ambizione di molti, ma per un autore che scrive in una lingua minoritaria, come nel caso del finlandese di Statovci, richiede un enorme spirito di iniziativa e quello che in gergo si definisce “lavoro di gambe”.

Il primo scoglio è rappresentato dalla ricerca di un agente letterario. Trovarne uno è difficile, ma è un passaggio obbligato per riuscire a vendere i diritti di pubblicazione oltre i confini nazionali. Gli agenti lavorano a provvigione, trattenendo solitamente una percentuale che varia tra il 10% e il 50%, attestandosi su una media del 20%.

Una volta trovato l’agente, ci si affaccia sul mercato globale: un mondo frenetico guidato dalle grandi fiere del libro (come quelle di Francoforte, Londra e Bologna), dalle aste spietate per i diritti, dalla caccia ossessiva a “nuove voci” e dai trend del momento. La competizione per catturare l’attenzione, e i budget, degli editori stranieri è altissima.

E anche quando il successo arride e si viene tradotti (talvolta cercando i traduttori in prima persona), sorgono le insidie pratiche della traduzione. Il passaggio da una lingua all’altra può generare incomprensioni, anacronismi e veri e propri errori. A questo si aggiungono le inevitabili differenze nei metodi di lavoro tra autore e traduttore, che richiedono pazienza e un costante dialogo per preservare l’anima dell’opera originale.

Foto di Marja-Liisa Helasvuo

Il processo creativo: “Come lo faccio io?”

Di fronte a tutte queste sfide esterne, come si affronta la pagina bianca? Non esiste un unico modo giusto per scrivere un’opera di narrativa, ma l’approccio di Statovci rivela come il lavoro vada ben oltre la tastiera. Il processo creativo include il mantenimento dei contatti con gli editori, la partecipazione attiva a eventi culturali, la ricerca meticolosa di materiali, le interviste ad esperti del settore e persino il lavoro associativo.

Tutto questo enorme sforzo preparatorio è guidato senza dubbio dall’intuizione, ma deve essere ancorato a domande rigorose e oneste che l’autore pone a se stesso: Perché voglio scrivere proprio questo libro? Che tipo di dibattito sociale spero di suscitare? Cosa mi indigna del mondo in questo momento, e credo non se ne parli abbastanza? Perché proprio io sono la persona giusta per scriverne?

La narrativa, in fondo, non è mai solo invenzione. Come ricorda Statovci, prima ancora di iniziare a digitare la prima parola è essenziale porsi una domanda fondamentale: “Ne so abbastanza su questo argomento?”. Perché la conoscenza è potere, e lo è anche, e forse soprattutto, quando si costruisce la finzione.

(Foto del titolo di Marja-Liisa Helasvuo)

Antonio Parente
Nato nel 1964, traduce testi letterari, prevalentemente poesia, dal finlandese, dal ceco e dall'inglese. Vincitore del premio nazionale per la traduzione letteraria del 2004 conferito dal Ministro della Cultura Finlandese.