Il nodo del primo ingresso torna ad agitare la mappa politica europea, delineando nuove linee di forza lungo la rotta nord-sud. Con il progressivo dispiegamento del nuovo Regolamento europeo sulla gestione dell’asilo e della migrazione (AMMR), la Finlandia ha formalizzato il proprio orientamento operativo per la ripresa dei trasferimenti dei richiedenti asilo verso i Paesi di primo approdo, individuando nell’Italia il principale terminale di riferimento peninsulare.
L’ufficializzazione di questa posizione è arrivata il 20 agosto con una nota trasmessa dall’ufficio stampa del Ministero degli Interni finlandese all’agenzia ANSA ed altre. Con questo passo istituzionale, Helsinki diventa formalmente il quarto Paese — dopo Germania, Svizzera e Austria — a muoversi concretamente per riattivare l’invio dei cosiddetti “dublinanti” verso la penisola italiana, ovvero quei migranti le cui impronte digitali o registrazioni primarie risultano depositate nella banca dati Eurodac in Italia prima del loro spostamento verso il Nord Europa.
Nel testo fornito dal dicastero guidato da Mari Rantanen — esponente del partito populista di destra Perussuomalaiset — si chiarisce la linea dell’esecutivo: “Riteniamo che l’entrata in vigore del regolamento Ue sulla gestione dell’asilo e della migrazione consenta la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia. Tali trasferimenti sono attualmente in fase di preparazione”. Un passaggio che stringe i tempi della diplomazia comunitaria, fondandosi sul rigido rispetto del principio di responsabilità territoriale.
Per le autorità di Helsinki, infatti, l’architettura della gestione migratoria continentale richiede un’applicazione senza deroghe: “È importante che le norme sulla responsabilità per l’esame delle domande di asilo siano applicate come previsto, e che tutti gli Stati membri della Ue adempiano ai propri obblighi ai sensi del patto”, rimarca la nota ministeriale, confermando l’intenzione di proseguire il confronto con Roma per l’effettiva esecuzione delle procedure di riammissione.
La mossa finlandese si inserisce in un quadro di progressivo superamento del blocco dei rientri, in vigore dal finire del 2022 quando l’Italia aveva congelato la riaccoglienza citando la saturazione delle proprie strutture.
Nonostante il peso politico dell’annuncio, sia i canali ministeriali sia le analisi dei media finlandesi (come l’emittente pubblica YLE e il quotidiano “Helsingin Sanomat”) non avanzano cifre ufficiali né quote prestabilite. Le procedure non si basano infatti su contingenti prefissati, bensì su un vaglio individuale svolto dall’Agenzia per l’immigrazione finlandese (Migri). In termini quantitativi, la platea dei richiedenti asilo arrivati in Finlandia via Italia rimane strutturalmente ridotta rispetto ai grandi volumi che interessano la Mitteleuropa, ma la scelta di Helsinki segna un segnale politico netto sulla tenuta del nuovo Patto UE. A sua volta, Il governo Meloni contesta la ripresa unilaterale dei trasferimenti prima del 12 giugno 2026, sostenendo che le nuove regole del Patto UE vadano applicate solo a partire da quella data, senza effetti retroattivi a carico dei Paesi di primo approdo. Vedremo se, in sede UE, ci saranno interventi chiarificatori su queste posizioni.
(Foto del titolo: Mari Rantanen – Valtioneuvosto)













